AMLETO TAKE AWAY di Berardi e Casolari al Teatro Abeliano

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amleto take away replica bari

Dopo il primo sold out del 18 gennaio scorso, torna al Teatro Abeliano Gianfranco Berardi insignito del Premio Ubu 2018 come miglior attore, insieme a Gabriella Casolari, mercoledì 13 marzo alle 21.00 con

AMLETO TAKE AWAY
uno spettacolo di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
musiche di Davide Berardi e Bruno Galeone
luci Luca Diani

Produzione Compagnia Berardi Casolari / Teatro Dell’Elfo Puccini
con il sostegno di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival di Armunia Castiglioncello, Comune di Rimini-Teatro Novelli.
Si ringraziano César Brie, Eugenio Vaccaro, Il Teatro del segno di Cagliari, Sementerie artistiche di Crevalcore (BO)

Amleto take away è un affresco tragicomico che gioca sui paradossi, gli ossimori e le contraddizioni del nostro tempo che, da sempre, sono fonte d’ispirazione per il nostro teatro ‘contro temporaneo’. Punto di partenza sono, ancora una volta, le parole, diventate simbolo più che significato, etichette più che spiegazioni, in un mondo dove «tutto è rovesciato, capovolto, dove l’etica è una banca, le missioni sono di pace e la guerra è preventiva».

È una riflessione ironica e amara che nasce dall’osservazione e dall’ascolto della realtà circostante, che ci attrae e ci spaventa. «Tutto è schiacciato fra il dolore della gente e le temperature dell’ambiente, fra i barbari del nord e i nomadi del sud. Le generazioni sono schiacciate fra lo studio che non serve e il lavoro che non c’è, fra gli under 35 e gli over 63, fra avanguardie incomprensibili e tradizioni insopportabili…».

In questo percorso s’inserisce, un po’ per provocazione, un po’ per gioco meta-teatrale, l’Amleto di Shakespeare.
Amleto, simbolo del dubbio e dell’insicurezza, icona del disagio e dell’inadeguatezza, è risultato, passo dopo passo, il personaggio ideale cui affidare il testimone di questa indagine. Ma l’Amleto di Amleto take away procede anche lui alla rovescia: è un Amleto che preferisce fallire piuttosto che rinunciare, che non si fa molte domande e decide di tuffarsi, di pancia, nelle cose anche quando sa che non gli porteranno nulla di buono. È consapevole ma perdente, un numero nove ma con la maglia dell’Inter e di qualche anno fa, portato alla follia dalla velocità, dalla virtualità e dalla pornografia di questa realtà.
Amleto è in seria difficoltà circa il senso delle cose, travolto da una crisi così generalizzata e profonda che mette a repentaglio storie solide e consolidate come il suo rapporto d’amore con Ofelia e il suo rapporto con il teatro.
«To be o FB, questo è il problema! Chiudere gli occhi e tuffarsi dentro sè e accettarsi per quello che si è, isolandosi da comunity virtuali per guardare da vicino e cercare di capire la realtà in cui si vive? O affannarsi per postare foto in posa tutte belle, senza rughe, seducenti, sorridenti, grazie all’app di photoshop?
Dimostrare ad ogni costo di essere felici mettendo dei ‘mi piaci’ sui profili degli amici.
Pubblicare dei tramonti un bel piatto di spaghetti o gli effetti della pioggia tropicale, sempre tesi anche al mare con un cocktail farsi un selfie perché il mondo sappia, dove sono, con chi sono, e come sto. Apparire, apparire, apparire, bello, figo, number one e sentirsi finalmente invidiato.
To be or fb, this is the question».
Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari

«Questo nuovo Amleto take away prosegue sui due filoni cari alla coppia pugliese-emiliana: il discorso del teatro sul teatro (cita irriverente i maestri Cesar Brie, Danio Manfredini e Pippo Delbono) e quello, chiamiamolo, “familiare”. Perché sta tutto lì, da dove si viene e dove si vuole andare, il guscio e la ricerca delle ali. E lo fanno con coraggio e grande autoironia, con stoccate e indietreggiamenti, con rincorse e scudisciate. Sembrano Zampanò e la Masina, l’uno debordante, l’altra saggia.
Se Berardi in questo nuovo lavoro è il front man, la Casolari è, più che il servo di scena che movimenta luci e oggetti, il regista kantoriano che aziona i dispositivi, dà le pause, direziona sguardi e parentesi, suggerisce con piccoli tocchi. Il duo collima, il duetto funziona, amalgamato dagli anni, ben impastato. Nelle loro parole c’è una densa ferocia tenera e una candida delicatezza crudele, Berardi, tarantolato, fisico e muscolare, carnale e tattile, distruttivo e passionale, ti sbatte in faccia le cose, senza pentimenti, senza false ipocrisie, senza tanti giri di parole, va dritto al punto, al sodo, al cuore, colpisce al fegato, senza pietà».
Tommaso Chimenti, recensito.net

Biglietti rassegna To The Theatre:
intero 15 euro
ridotto* 12 euro

>>>Acquista Biglietti

*ridotto: per studenti under 26, over 65, soci Coop+1 accompagnatore, possessori di Carta Più Feltrinelli, abbonati alla stagione del Teatro Comunale di Bari, abbonati alla stagione della Fondazione Petruzzelli, Cral e associazioni convenzionate.

Info:
Teatro Abeliano | via Padre Massimiliano Kolbe 3, Bari
☏ 080 542 76 78
✎ botteghino@teatroabeliano.com
www.teatridibari.it


SENZA PIUME di Damiano Francesco Nirchio al Teatro Abeliano

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SENZA PIUME di Damiano Francesco Nirchio al Teatro Abeliano

Domenica 10 marzo alle 18.00 va in scena per il Progetto Periferie al Teatro Abeliano, uno spettacolo per tutta la famiglia!

SENZA PIUME

produzione SENZA PIUME Teatro e Ass. Cult. Casarmonica
regia Damiano Francesco Nirchio
direzione musicale e musiche originali eseguite dal vivo Mirko Lodedo
con Anna Maria de Giorgio, Mirko Lodedo, Damiano Francesco Nirchio, Tea Primiterra

EOLO AWARDS 2010 MIGLIORE NOVITA’ DELL’ANNO

INGRESSO UNICO – 5 €
BIGLIETTO SPECIALE – 3 € per i residenti del quartiere Japigia e delle altre periferie

LA STORIA – “Senza Piume” è ambientato nella bottega di un rigattiere inventore che con il suo aiutante pasticcione si diverte a capovolgere il mondo. Insieme formano una coppia clownesca che diventa il motore dell’azione scenica: come nel cinema muto, lo spettacolo scorre senza parole guidato dal pianoforte suonato dal vivo e da macchine sceniche che muovono illustrazioni e didascalie. Assistiamo così alle avventure di un prode Cavaliere e del suo aiutante in viaggio per il mondo a riparare offese e magari conquistare la dama del cuore. Chiaramente ispirato al Don Chisciotte di Cervantes “Senza piume” è un inno alla fantasia contro le regole feree e spesso disumane della realtà. Al di là del racconto l’aspetto straordinario dello spettacolo che più affascina sono i modi del racconto che rimandano a forme ormai in disuso , la pantomima,il cinema di Max Linder e Larry Semon per altro in perfetta sintonia con i significati dello spettacolo. “Senza piume” è anche una tappa ulteriore di un percorso che da anni Damiano Nirchio sta conducendo con i malati psichici e che fa del Cavaliere protagonista um “matto” alla ricerca della sua identità in un mondo più “matto” di lui.

Il PROGETTO PERIFERIE dunque nasce dalla esigenza di portare a Teatro il pubblico dei quartieri più popolari di Bari. Partendo dagli spettacoli con tematiche semplici e tradizionali, passando per spettacoli dedicati alle famiglie e dunque con maggiore attenzione ai bambini e ai ragazzi, per arrivare a una graduale abitudine a spettacoli con tematiche sociali e di interesse diretto di queste comunità.
Nell’ambito di questo progetto sarà rappresentato il 12 e il 17 dicembre anche lo spettacolo La Sciammèrghe del Piccolo Teatro di Bari con protagonista Nietta Tempesta.

INGRESSO UNICO – 5 €
BIGLIETTO SPECIALE – 3 € per i residenti del quartiere Japigia e delle altre periferie

Info:
Teatro Abeliano | via Padre Massimiliano Kolbe 3, Bari
☏ 080 542 76 78
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IL MISANTROPO con Ippolito Chiarello al Teatro Abeliano

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il misantropo ippolito chiarello

Nuovo appuntamento del cartellone Actor, sabato 2 marzo alle 21.00 e domenica 3 marzo alle 18.00
con
IL MISANTROPO
produzione Factory Compagnia / Accademia Perduta Romagna Teatri

traduzione e adattamento di Francesco Niccolini
regia di Tonio De Nitto
con Ippolito Chiarello | Alceste, amante di Célimène
Angela de Gaetano | Célimène, amante di Alceste
Franco Ferrante | Oronte, amante di Célimène
Sara Bevilacqua | Arsinoè, amica di Célimène
Luca Pastore | Filinto, amico di Alceste
Dario Cadei | Clitrandro, il marchese
Fabio Tinella | Acaste, il marchese
Ilaria Carlucci | Eliante, cugina di Célimène

assistente alla regia Daniele Guarini
scene Porziana Catalano e Iole Cilento
costruzioni Damiano Pastoressa
un ringraziamento speciale a Angelo Linzalata
costumi Lapi Lou
luci Davide Arsenio
musiche originali Paolo Coletta
tecnici di compagnia Davide Arsenio, Marco Oliano
sarte Maria Rosaria Rapanà, Ornella Cassinari
parrucche Elettra Ghioni e Lapi Lou

Dopo le esplorazioni shakespeariane, mi avvicino a Molière e provo a raccontare la società in cui viviamo che stranamente non sembra molto diversa da allora.
Il Misantropo, quanto mai attuale, è un testo che dopo tanta civetteria, convenzioni e barocchismi dorati, arriva stretto come un nodo alla gola: sembra un quadro perfetto del momento che stiamo vivendo, nella disillusione verso un mondo non meritocratico, dove la soluzione è sempre nel compromesso e spesso nella totale evasione dalla legalità, dove la menzogna trova strade più facili e tollerabili della verità. Sentirsi un extraterrestre perché non allineato, uno stupido perché onesto, un reietto perché non interessato al clamore del mondo, un algido, un cinico, un fissato, un inquieto, l’attore di un vecchio teatrino démodé. Alceste non respinge ma è respinto da una società in cui non si riconosce, da un amore incapace di scegliere, da processi in cui è chiamato in ballo senza alcun motivo, non uno contro tutti, ma tutti contro uno. Proseguo con Il Misantropoil mio personale racconto degli ultimi, siano essi bisbetici, anatroccoli o misantropi appunto: lo faccio con la compagnia d’attori con cui in questi anni abbiamo costruito assieme un percorso, con generosità, talento, rigore, utopie, disillusioni.
[Tonio De Nitto]

Biglietti rassegna Actor:
intero 20 euro
ridotto* 18 euro

*ridotto: per studenti under 26, over 65, soci Coop+1 accompagnatore, possessori di Carta Più Feltrinelli, abbonati alla stagione del Teatro Comunale di Bari, abbonati alla stagione della Fondazione Petruzzelli, Cral e associazioni convenzionate.

online su www.vivaticket.it

Info:
Teatro Abeliano | via Padre Massimiliano Kolbe 3, Bari
☏ 080 542 76 78
✎ botteghino@teatroabeliano.com
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IN NOME DEL PADRE di Mario Perrotta al Teatro Abeliano

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in nome del padre mario perrotta

Nuovo appuntamento della rassegna To The Theatre al Teatro Abeliano, il 22 febbraio alle 21.00 con

IN NOME DEL PADRE
uno spettacolo di Mario Perrotta.
Consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati.

regia, scene e luci Mario Perrotta, collaborazione alla regia Paola Roscioli, costumi Sabrina Beretta con Mario Perrotta

Il progetto triennale
In nome del padre, della madre, dei figli 2018 – 2020
Se nel 2007 con Odissea avevo chiuso i conti con l’essere figlio, da quattro anni sono padre, una parola che mette con le spalle al muro e riempie il mio quotidiano di nuove sfide e di preoccupazioni. E ho bisogno, come sempre, di ragionarci a fondo attraverso gli unici strumenti che riconosco miei – la ricerca drammaturgica, la scrittura, la messa in scena, l’interpretazione – per inchiodare al muro i padri sbagliati che potrei essere, che vorrei evitare di essere usando tutta l’ironia e il sarcasmo che posso per esorcizzare queste mie paure. E mi vengono in mente le mie conversazioni con Massimo Recalcati sulla questione, e mi viene in mente che vorrei coinvolgerlo: lo chiamo, gli racconto tutto e Massimo mi dice di sì, che gli piace e che faremo il progetto insieme. E mi viene in mente che un padre si sostanzia nel suo confronto – anche mancato – con la madre e che essi, padre e madre, sono tali solo perché di fronte a loro esistono, inflessibili, i figli. Eccolo qui tutto d’un tratto il prossimo lavoro: prima un solo spettacolo, ma nel tempo di un pomeriggio è già trilogia, è progetto complesso, articolato, così come mi piace e mi serve fare da una decina di anni a questa parte. Partirò dall’oggi, dallo stravolgimento delle figure di “padre – madre – figlio” che il nuovo millennio ha portato con sé, per spogliarli progressivamente del quotidiano e riportarli, nudi, all’essenza delle loro relazioni. Uno sguardo sul presente, il mio presente, per indagare quanto profonda e duratura è la mutazione delle famiglie millennials e quanto di universale, eterno, resta ancora.
Mario Perrotta

Lo spettacolo
Un padre. Uno e trino. Niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri, diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. A distinguerli gli abiti, il dialetto o l’inflessione, i corpi ora mesti, ora grassi, ora tirati e severi. Tutti e tre di fronte a un muro: la sponda del divano che li separa dal figlio, ognuno il suo. Il divano, come il figlio, in scena non c’è. I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di questi dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, smussano le loro differenze per ricomporsi in un’unica figura, senza più tratti distintivi se non le labbra rotte, incapaci di altre parole, circondate dal silenzio, l’unica cosa che resta, insieme ai resti del padre.
Mario Perrotta

Il nostro tempo è il tempo del tramonto dei padri. La loro rappresentazione patriarcale che li voleva come bussole infallibili nel guidare la vita dei figli o come bastoni pesanti per raddrizzarne la spina dorsale si è esaurito irreversibilmente. Il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre e di tutti i suoi simboli. Ogni esercizio dell’autorità è vissuto con sospetto e bandito come sopruso ingiustificato. I padri smarriti si confondono coi figli: giocano agli stessi giochi, parlano lo stesso linguaggio, si vestono allo stesso modo. La differenza simbolica tra le generazioni collassa. In questo contesto di decadenza emerge forte una esigenza di nuove rappresentazioni del padre. Trovare una nuova lingua per i padri è una necessità sempre più impellente se si vuole evitare l’indistinzione confusiva tra le generazioni e la morte di ogni discorso educativo o, peggio ancora, il richiamo nostalgico al tempo perduto dell’autoritarismo patriarcale. Il linguaggio dell’arte – e in questo progetto di Mario Perrotta che ho scelto di accompagnare, il linguaggio del teatro – può dare un contributo essenziale per cogliere sia l’evaporazione della figura tradizionale della paternità, sia il difficile transito verso un’altra immagine – più vulnerabile ma più umana – di padre della quale i nostri figli – come accade a Telemaco nei confronti di Ulisse – continuano ad invocarne la presenza.
Massimo Recalcati

Biglietti rassegna To The Theatre:
intero 15 euro
ridotto* 12 euro

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*ridotto: per studenti under 26, over 65, soci Coop+1 accompagnatore, possessori di Carta Più Feltrinelli, abbonati alla stagione del Teatro Comunale di Bari, abbonati alla stagione della Fondazione Petruzzelli, Cral e associazioni convenzionate.

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Teatro Abeliano | via Padre Massimiliano Kolbe 3, Bari
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LELLO ARENA al Teatro Abeliano in “Parenti serpenti”

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lello arena parenti serpenti teatro abeliano

Nuovo appuntamento della rassegna Actor al Teatro Abeliano il 16 febbraio alle 21.00 e il 17 febbraio alle 18.00 con Lello Arena in:

PARENTI SERPENTI

di Carmine Amoroso
con Giorgia Trasselli
e con (in o. a.) Raffaele Ausiello, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Serena Pisa, Fabrizio Vona
regia di Luciano Melchionna
scene Roberto Crea
costumi Milla
musiche Stag
disegno luci Salvatore Palladino
assistente alla regia Sara Esposito
produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro.org
in collaborazione con Bon Voyage Produzioni e con Festival Teatrale di Borgio Verezzi

Un Natale in famiglia, nel paesino d’origine, come ogni anno da tanti anni. Un Natale pieno di ricordi e di regali da scambiare, in questo rito stanco che resta l’unico appiglio possibile per tentare di ravviare i legami famigliari, come il fuoco del braciere che i genitori anziani usano, ancora oggi, per scaldare la casa: un braciere pericoloso ma rassicurante come tutte le abitudini e le tradizioni. Un Natale a casa dei genitori anziani che aspettano tutto l’anno quel momento per rivedere i figli cresciuti, e andati a lavorare in altre città. Uno sbarco di figli e parenti affettuosi e premurosi che si riuniscono, ancora una volta, per cercare di spurgare, in un crescendo di situazioni esilaranti e stridenti in cui tutti noi possiamo riconoscerci, le nevrosi e le stanche dinamiche di coppia di cui sono ormai intrisi.
Immaginare Lello Arena, con la sua carica comica e umana, nei panni del papà – interpretato da Panelli nel film di Monicelli – mi ha fatto immediatamente sorridere, tanto da ipotizzare il suo sguardo, come quello di un bambino, intento a descrivere ed esplorare le dinamiche ipocrite e meschine che lo circondano, in quei giorni di santissima festività: è un genitore davvero in demenza senile o è un uomo che non vuol vedere più la realtà e si diverte a trasformarla e a provocare tutti? Andando via di casa, diventando adulti, ogni figlio ha dovuto fare i conti con la realtà, ha dovuto accettare i fallimenti e ha imparato a difendere il proprio orticello mal coltivato, spesso per incuria o incapacità, ma in quelle pause di neve e palline colorate ognuno di loro si impegna a mostrarsi spensierato, affettuoso e risolto. All’improvviso però, i genitori, fino ad allora autonomi punti di riferimento, esprimono l’esigenza di essere accuditi come hanno fatto anni prima con loro: uno dei figli dovrà ospitarli e prendersi cura della loro vecchiaia… a chi toccherà?
All’improvviso, dunque, un terremoto segna una crepa nell’immobilità rassegnata di un andamento ormai sempre lo stesso e in via di spegnimento, una crepa dalla quale un gas mefitico si espanderà e inquinerà l’aria. Sarà la soluzione più spicciola e più crudele a prendere il sopravvento. Verità? Paradosso? Spesso, come si è soliti dire, la realtà supera la fantasia. Ciò mi ha spronato ad affrontare questo testo che ha la peculiarità rara di fotografare uno spaccato di vita famigliare sempre assolutamente attuale, purtroppo. Si può far ridere nel raccontarlo e sorridere nell’assistere alle spumeggianti gag ma, allo stesso tempo, non ci si può riflettere sopra senza una profonda amarezza, magari scoprendo – per contrasto – la possibilità di una maggior coerenza nei rapporti e negli affetti, così da ricordarsi le meravigliose responsabilità che un cordone ombelicale come quello tra genitori e figli impone. Viviamo in un’epoca in cui i valori, primo fra tutti il rispetto, stanno pian piano sparendo e l’egoismo sta prendendo decisamente il sopravvento sulla carità umana e sulla semplice, fondamentale, empatia. Prima o poi saremo tutti dei vecchi bambini bisognosi di cure, perché trasformarci in soprammobili polverosi, inutili e ingombranti?
In quest’epoca in cui tutto e il contrario di tutto sono la stessa cosa ormai, con questa commedia passeremo dalle risate a crepapelle per il tratteggio grottesco, e a tratti surreale, dei personaggi al più turpe cambiamento di quegli esseri che – chi di noi non ne ha conosciuto almeno uno? – da umani si trasformeranno negli animali più pericolosi e subdoli: i serpenti.
[Luciano Melchionna]

Biglietti rassegna Actor:
intero 25 euro
ridotto* 22 euro

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Biglietti in vendita sul circuito Vivaticket

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MORSI D’AMORE di Giusy Frallonardo al Teatro Abeliano

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MORSI D AMORE di Giusy Frallonardo al Teatro Abeliano

Per il nuovo appuntamento di Abeliano Events, giovedì 14 febbraio alle 21.00 torna al Teatro Abeliano Giusy Frallonardo con

MORSI D’AMORE
di Giusy Frallonardo
con Giusy Frallonardo, Raffaele Cassano, Veronica Calati, Luigia Bressan
coreografia di Veronica Calati
regia di ENRICO ROMITA

Favola in versi per un mondo di cartapesta. In una campagna pugliese dell’800 nonostante il duro lavoro i due contadini Elvira e Raffaele cedono all’amore nonostante la difficoltà di dichiararsi. Elvira è la più bella della masseria e attira le attenzioni del figlio del padrone, che accortosi della passione che la lega a Raffaele, con l’aiuto del padr da spedire il giovane a combattere al fianco dei piemontesi. Una storia d’amore, raccontata intorno al fuoco dell’ambiente rurale pugliese, si snoda con i ritmi della taranta, attraverso il racconto della fiaba tradizionale. I personaggi prendono vita attraverso gli elementi di scena in cartapesta, sulle note della musica dal vivo, con i musicisti in formazione di banda bassa.

Biglietti rassegna ABELIANO EVENTS:
intero 15 euro
ridotto* 12 euro

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RICCARDO 3 in scena al Teatro Abeliano

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riccardo 3 vetrano randisi

Riccardo 3
di Francesco Niccolini
regia Enzo Vetrano, Stefano Randisi
con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella
scene e costumi Mela Dell’Erba
disegno luci Max Mugnai
produzione Arca Azzurra Teatro, Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con LE TRE CORDE – Compagnia Vetrano Randisi

Una stanza bianca.
 Un trono.
 Un costume elegantissimo, ricostruzione perfetta di un abito nobiliare inglese di fine XV secolo. 
Ma la stanza non è quella di un castello tardo medievale, e nemmeno il letto: sembrano piuttosto gli interni disadorni e freddi di una stanza d’ospedale. Psichiatrico, forse.
 Allora cosa ci fa un costume da Riccardo III? Chi sono i tre uomini che si alternano in modo schizofrenico tra tutti i ruoli della storia? 
Il problema è che Shakespeare e il suo Riccardo non ci bastano più: eppure è un testo gigantesco, finanche esagerato, con troppi personaggi, ma sublime, dalle prime parole alle ultime, che cancellano l’orrore, liberano dal sangue e dalla presenza angosciosa del male, nella sua incarnazione più pura e luciferina.
 Quando, con Enzo Vetrano e Stefano Randisi, abbiamo cominciato a ragionare sul nostroRiccardo, è stata fortissima l’esigenza di sottrarlo al medioevo inglese e fargli abitare il presente, perché non fosse l’ennesima variazione sul tema ma qualcosa di meno rassicurante.
 Come nell’originale shakespeariano il male si ammanta del fascino più irresistibile, qui il gioco è rendere quel male invisibile, scambiabile per il bene e viceversa: nell’epoca delle false identità e dei travestimenti (digitali, analogici, teatrali o domestici che siano) il crimine – anche il più efferato – non è mai facile da riconoscere né da confessare.
Francesco Niccolini

PER INFORMAZIONI tel. 3286917948 – 0805212484


ELSE con Nunzia Antonino al Teatro Abelliano

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ELSE con Nunzia Antonino al Teatro Abelliano

Nuovo appuntamento della rassegna To The Theatre al Teatro Abeliano, venerdì 1 e sabato 2 febbraio alle 21.00 con
ELSE
Tra il dire e il fare / Compagnia La Luna nel Letto
di Nunzia Antonino e Carlo Bruni
Liberamente ispirato all’opera di Arthur Schnitzler “La signorina Else” sulla base della traduzione di Giuseppe Farese

con NUNZIA ANTONINO
impianto scenico e regia Carlo Bruni
assistente alla regia Olga Mascolo
ricerca musicale Sergio Antonino
costumi Atelier 1900
direzione tecnica Filippo Losacco
allestimento Sebastiano Cascione, Michelangelo Volpe
struttura Michele Barile
elementi di arredo MISIA
amministrazione Isa Pellegrino
foto di scena Patrizia Ricco
si ringraziano per la complicità Michelangelo Campanale, Pino Loconsole, Saverio Massari, Maria Pascale, Katia Scarimbolo
una produzione La Luna nel Letto / Tra il Fire e il Fare con il sostegno di Teatro Rossini di Gioia del Colle – sistema Garibaldi – Linea d’Onda in collaborazione con Fondazione Popolare contro l’Usura.

Fondandoci sulla novella di Arthur Schnitzler, scritta come monologo interiore nel 1924 sotto le stesse influenze che avrebbero dato corpo alla psicanalisi di Freud, siamo partiti dall’adolescente in vacanza e dal suo dramma alimentato da un debito del padre nei confronti di un laido signor Dorsday. Debito che lei è invitata a estinguere con “strumenti” ritenuti ormai comuni, perciò lontanissimi dal produrre scandalo, ma ancora oggi “perfettamente” in grado di alimentare le tragiche conseguenze svolte dal racconto. La nostra direzione è condizionata dall’anagrafe: Else non è la diciannovenne dell’originale, piuttosto lo è stata. Rimasta impigliata nella lettera che scatenò il dramma, è alle prese con lo stesso Veronal di allora: medicinale ormai però fuori moda; veleno inadeguato al ruolo e dunque anche inutile a domare il reiterato dolore. La nostra Else vive in un mondo sordo, immerso in una crisi culturale non dissimile da quella che ispirò Schnitzler: fonte di ossessioni, nel migliore dei casi in grado di condurre alla follia.

Biglietti rassegna To The Theatre:
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EUHOÈ di e con Daniele Parisi al Teatro Abeliano

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EUHOE di e con Daniele Parisi al Teatro Abeliano

369gradi
presenta
Euhoè
di e con Daniele Parisi
disegno luci Ettore Bianco
datore luci Cristian Allegrini

“E’ la fine di un’Era. E’ la fine di tutto.
E’ la fine di niente, se ricomincia tutto”

La deriva è prossima, il caos è alle porte. La fine del mondo incombe. Questo è ciò che si sente mormorare alle finestre, nelle strade, alla radio. Un’umanità misera e arrogante cerca una soluzione, prova a darsi da fare, intavola ragionamenti per costruire una riforma, con programma teocratico tout court, infarcita di estremismo confuso e dozzinale. Sono cellule impazzite che sproloquiano, si parlano addosso, per mostrare a sé stessi, più che al mondo, di essere ancora in vita. Oppure si agitano, invocano un dio, se ne fanno portavoce. Euohè! è un’ora di delirio organizzato per mettere alla berlina brandelli di un’umanità che sbraita sulla vita, sulla morte, su un dio che neanche risponde, sul cibo spazzatura che li (mal)nutre. È un one-man show fatto di ritmi affabulanti, umorismo allucinato, trasformismo, performance sceniche e vocali che usa, per l’impianto scenico, una loop station con cui il protagonista incide dal vivo, vocalmente, le musiche di scena.

La contemporaneità danza claudicante su versi sciolti che narrano di dèi pagani e amori sbilenchi che aspettano chissà da quanto, per tragici equivoci da commedia degli errori. L’umanità non sa dove aggrapparsi se non alla propria miseria, si crede chissà chi, si porta dietro l’arroganza e la colpa di voler parlare di un altrove, di un dio inconoscibile con la pretesa di voler spiegare qualcosa, quando niente si può spiegare.

Daniele Parisi

Biglietti rassegna Actor:
intero 25 euro
ridotto* 22 euro

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ÉDITH PIAF – L’usignolo non canta più di Melania Giglio al Teatro Abeliano

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EDITH PIAF L usignolo non canta piu di Melania Giglio al Teatro Abeliano

Nuovo appuntamento della rassegna Actor al Teatro Abeliano, sabato 12 gennaio alle 21.00 e domenica 13 gennaio alle 18.00 con

ÉDITH PIAF – L’usignolo non canta più
di Melania Giglio

con Melania Giglio, Martino Duane
Regia Daniele Salvo
Scene: Fabiana Di Marco
Costumi: Giovanni Ciacci
Assistente alla regia: Luigi Di Raimo
Assistente volontario: Alessandro Guerra
Organizzazione generale: Marioletta Bideri
Una produzione BIS Tremila di Marioletta Bideri

Siamo nel 1960, nell’appartamento di Édith. Una serie di eventi si sono susseguiti nella vita di questa piccola donna: lutti, incidenti, amori, liti, solitudine, alcol, gioie, successi e canzoni. Tutto si è abbattuto sull’usignolo come un uragano. L’usignolo non canta più. L’artrite l’ha resa gobba, l’alcol e i medicinali l’hanno resa gonfia e senza capelli, i lutti hanno ferito la sua voglia di vivere. Ma improvvisamente qualcuno bussa alla sua porta e arriva a profanare questo “buio”. È Bruno Coquatrix, l’impresario dell’Olympia. Lo spettacolo ripercorre attraverso un testo inedito e mai rappresentato i giorni che precedettero la storica esibizione di Édith Piaf sul palco dell’Olympia, dalla fine del 1960 sino alla primavera del 1961. Questo racconto, arricchito da canzoni eseguite rigorosamente dal vivo (tra le altre L’accordéoniste, La vie en rose, Milord), vuole essere un omaggio a una delle voci più belle e strazianti della canzone moderna.

Note di regia
Scriveva B. Pasternak: «Il talento innato è una via che conduce al futuro. È un modello infantile dell’universo, di un universo fondato sin dalla tenera età nel nostro cuore, una specie di libro di testo per capire il mondo dal di dentro, dal suo lato migliore e più fulgido. Questo dono insegna l’onore e il coraggio, poiché rivela quale favolosa importanza abbia l’onore nel sentimento drammatico dell’esistenza. Un uomo di talento sa quanto si arricchisca la vita in una piena e giusta illuminazione e quanto perda nel buio. L’interesse personale gli impone di essere orgoglioso e di perseguire la verità. Questa posizione può significare nella vita anche la tragedia, ma questo ha un’importanza secondaria.» Édith Piaf portava in sé questa scintilla, questa meravigliosa fiamma inesauribile e dolorosa. Vogliamo ricordarla con semplicità e nitidezza. Non vogliamo imitarne le movenze o copiarne l’esteriorità. Tentiamo invece di avvicinarci alla sua anima con levità mozartiana, di raggiungere il centro del suo petto per evocare per un istante, con attenzione e rispetto, il suo incredibile talento. Oggi più che mai, in questi anni vuoti di impulsi e necessità, abbiamo bisogno del suo calore, della sua luce, della potenza della sua voce e del battito del suo piccolo cuore che ancora oggi, anche se non è più, batte instancabile. E quel suo piccolo cuore non si fermerà mai.
Daniele Salvo

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ESTRATTI RASSEGNA STAMPA
“La generosità di un interprete (con apostrofo o senza) si capisce da come si mette al servizio del ruolo. Ovvio, viene da dire, ma nemmeno poi tanto. Perché può anche succedere che si usi il ruolo per fare lo show di sé stessi, per cedere al virtuosismo, al tecnicismo, con il rischio di allontanarsi dal cuore. In genere il pubblico se ne accorge. Come si accorge quando ha di fronte un atto di amore. Quello di Melania Giglio per Édith Piaf è un atto d’amore.”
Alessandra Bernocco, dramma.it

“A parte la presenza discreta di Martino Duane che è Bruno Coquatrix lo spettacolo è un tesissimo e impegnativo assolo di Melania Giglio che ha scritto anche il testo dove si rappresenta non solo una follia, ma la vertiginosa discesa di una grande donna, e in scena partecipe in modo profondo col personaggio a cui regala tic, gesti, dettagli di una identità nervosa, brava quando canta e quando recita. Per lei Daniele Salvo, il regista ha predisposto una ambientazione semplice e realistica, il salottino di casa Piaf, inizialmente avvolto nella nebbia dei ricordi poi sempre più nitido e vero.”
Anna Bandettini, blogautore.repubblica.it, 11 dicembre 2017

“Quando l’attrice Melania Giglio, prima in controluce, infine a luce piena, dialogando con i riflessi di uno specchio che ne cattura l’anima tormentata, interpreta La vie en rose e Je ne regrette rien, il pubblico si chiede: da quale abisso sale questo canto? Il velluto nero del vestito. La voce che esce dalle viscere. L’immagine di Cocteau si riafferma nella prima e nell’ultima scena dello spettacolo diretto con anacronistica eleganza da Daniele Salvo. Édith è qui con noi come è giusto che sia. Un artista non dovrebbe mai imitare, ma ricreare, mantenersi sulla soglia tra l’essere e non essere il personaggio, ed è quello che fa Melania Giglio, anche autrice di questo testo inedito presentato in anteprima nazionale.
Katia Ippaso, Il Messaggero 7 dicembre 2017

“L’estrema linearità della drammaturgia denuncia l’esclusiva finalità di un rispettoso omaggio alla grande chanteuse. Si astiene da una rilettura del personaggio, la sua biografia tormentata non la necessita, ma soltanto lo racconta. La Giglio non esita a farlo in modo affettuosamente irriverente, mostrando le bizze di una personalità temperamentale e paludando la sua Piaf abbrutita dall’isolamento in vestaglia e pantofole di un improbabile rosa, mentre Martino Duane impone la sua intensità, rivendicando la funzione necessaria che il suo personaggio ha nella narrazione. […]Gli attori, il regista hanno fatto un passo indietro per lasciare il centro della scena ad Èdith Piaf. Chi vorrà omaggiarne il ricordo sarà emotivamente trasportato, partecipando della loro stessa devozione. Ma così pure chi crede, come Melania Giglio, che l’arte sia salvifica e che il canto, vincente, possa emergere comunque dal buio.”
Valter Chiappa La Platea, 29 novembre 2017

“La Giglio ha scelto di rappresentare di questa cantante speciale non solo la voce quanto la sofferenza, fisica e morale, che ne segna l’intera esistenza. Non rappresentazione realistica, documento narrativo, ma traccia lieve e su cui si innestano le canzoni che ne hanno segnato gli amori, le perdite, le speranze. E la regia di Daniele Salvo rende visive le situazioni che si animano in quello spazio esistenziale, con mano leggera e intuizioni poetiche[…]Melania Giglio si è nascosta dentro Edith secondo una cifra che la rivela ma al tempo stesso la rende autonoma da biografismi.”
Maricla Boggio Critica teatrale, 29 novembre 2017
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Biglietti rassegna Actor:
intero 25 euro
ridotto* 22 euro

*ridotto: per studenti under 26, over 65, soci Coop+1 accompagnatore, possessori di Carta Più Feltrinelli, abbonati alla stagione del Teatro Comunale di Bari, abbonati alla stagione della Fondazione Petruzzelli, Cral e associazioni convenzionate.

online su www.vivaticket.it
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Info:
Teatro Abeliano | via Padre Massimiliano Kolbe 3, Bari
0805427678
botteghino@teatroabeliano.com
www.teatridibari.it