Spettacolo è Vita! Tutti uniti per Gabriele Arcangelo

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Spettacolo è VITA – TUTTI UNITI PER ARCANGELO GABRIELE!!!!!
L’UniBA ASD è lieta di comunicare che il 27 febbraio 2018 presso il Teatro Abeliano di Bari ci sarà uno spettacolo comico i cui contributi saranno totalmente devoluti a Gabriele Arcangelo bimbo in difficoltà.
Per Gabriele si esibiranno gli attori comici baresi Nico SALATINO, Franco DE GIGLIO, Manuel DE NICOLO’, Filippo CIACCIA, Michele FANELLI, Antonella GENGA, Luigia CARINGELLA, Brando ROSSI, Uccio DE SANTIS, Lia CELLAMARE, MINGO De Pasquale con un videomessaggio e tanti altri.
Alla conferenza stampa che si terrà il 12 febbraio 2018 presso il Comune di Bari interverranno il SINDACO di Bari Antonio DECARO, il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bari Antonio Felice URICCHIO, il Presidente della IV Commissione del Comune di Bari Giuseppe CASCELLA, il consigliere del Comune di Bari Fabio ROMITO, il segretario della UniBA ASD Maurizio SCALISE e Ilaria TATO’ di Medica Sud.


TRE SULL’ALTALENA: S. Benincaso, A. Gaudio e S. Aluzzi al Teatro Abeliano

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Il testo di Lunari ha una storia straordinaria: dal 1990 ad oggi più di 6000 rappresentazioni in 25 nazioni del mondo, un vero successo planetario.

Principale motivo per una nuova messa in scena è che in questa occasione, per la prima volta da sempre, l’autore ne presenta una versione “al femminile”, adeguata ed aggiornata alla contemporaneità, conservando la dirompente carica ironica e dissacrante propria di questo eccezionale lavoro.

Tre persone, tre donne che non si conoscono si incontrano casualmente nella stessa sala d’aspetto, credendo di essere in tre posti diversi. La combinazione vuole che un evento straordinario le costringa in questo ambiente, loro malgrado, e a questo punto il maestro Lunari inventa dialoghi e situazioni per questa convivenza forzata di grande spessore psicologico ma al tempo stesso di grande ironia. Il contesto paradossale induce le tre protagoniste a ritenere di trovarsi in un limbo esistenziale, forse preludio della fine…

Nella conclusione, a sorpresa, un semplice uomo delle pulizie forse incarna la “Verità” e la “Luce”.. e a questo punto risuonano evidenti echi beckettiani e rimandi e citazioni della migliore letteratura fantastica italiana da Calvino a Campanile.

La restituzione scenica di queste suggestioni diventa semplice rispettando la ricchezza testuale e situazionale proposta, strutturando l’azione in forma immediata e diretta, tale da rendere altrettanto immediata la partecipazione dello spettatore.

Abbiamo privilegiato la colloquialità della dialettica, spesso anche filosofica, per esaltare le qualità comiche e surreali dei personaggi.

Un testo di grande modernità, un’occasione per affrontare con levità temi universali.

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“ROSASPINA” al Teatro Abeliano

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E nacque una bambina e fu chiamata Rosaspina. Sette fate furono chiamate alla festa e portarono per la bimba i doni più desiderabili: bellezza, intelligenza, virtù… E l’ottava fata? perché non fu invitata? Al suo arrivo il cielo si fece buio ed ella pronunciò parole che nessuno voleva sentire: la bambina si pungerà un dito e si addormenterà.
Così ogni cosa rivela luce ed ombra, la propria vitale imperfezione. E mentre Rosaspina va incontro al suo destino per diventare grande, un re e una regina imparano ciò che nessun sonno può sciogliere, nessuna spina può far dimenticare, e lasciano una figlia per non lasciarla mai più.
Una versione dolce e visionaria della Bella Addormentata, dedicata a grandi e piccoli, insieme.

La storia di Rosaspina viene rappresentata con semplicità, nello stile proprio della compagnia che affianca ad una cura particolare dell’immagine scenica un teatro d’attore molto fisico, in questo caso contaminato e arricchito da interventi di teatro di figura. La chiave comica e l’uso di un linguaggio di immediata comunicazione con i ragazzi fondano una visione teatrale che vuole essere principalmente emotiva, accessibile ma non didascalica, evocativa e metaforica come proprio di ogni espressione artistica. Per raggiungere in questo modo la verità della fiaba, perchè, come scrive Italo Calvino:

“Le fiabe sono vere. Sono, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita al distacco da casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano.”
Da questo spettacolo, e dal percorso di ricerca che lo ha indagato, è stata tratta la performance La stanza di rosaspina.
Si tratta di un micro-spettacolo da portare all’interno degli ospedali pediatrici con rappresentazione stanza per stanza: una storia per un attore, custodita in una valigia, da rivelarsi ad un solo paio di occhi.

Spettacolo vincitore del FIT – Festival Internazionale Teatro, Lugano 2009
Per l’originalità della reinterpretazione della fiaba classica, per la bravura degli attori, per la bellezza della scenografia e delle ambientazioni, e per la forte carica poetica delle immagini evocate.

Spettacolo vincitore XXX Festival Nazionale di Teatro per Ragazzi – Padova 2011
Invitato ai festival:
Festival Avignon Off – Avignon 2009; Festival Ré-géneration TNG – Lyon 2011;
Festival Momix – Kingersheim 2012; Festival À pas contès – Dijon 2012

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“PIACCAINOCCHIO” al Teatro Abeliano

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Una favola per adulti.
Finalista al Premio Generazione Scenario 2003.
Sventramento scenico di Roberto Corradino.
Testo, colonna sonora, spazio allestimento: Roberto Corradino

Un Pinocchio senza pelle in fuga dalla sua storia che corre a fare i conti con Collodi. Le scorribande di un burattino, uno qualsiasi uno di noi, guaio umano troppo umano che scappa da ogni soluzione obbligata. Dall’altra parte dello specchio cresce il lato nero di Pinocchio e tutto si ribalta : la lama degli assassini che nel capitolo quindici salta e si spezza scopre la sua vera natura di chiodo e il legno della carne di pinocchio oplà, la sua croce perché la croce ce l’hai dentro pinocchio no addosso. L’aveva detto Mastro Ciliegia, che quello era un tronco buono solo per fare una gamba di tavolino, legno da niente. Niente fate, niente volpi niente gatti ma soprattutto niente grilli per la testa e soprattutto stop alle telefonate e niente consigli, ma solo bave, la bava della lumaca del capitolo ventinove, la lenta ed eterna cameriera della fatina che striscia come la verità.

E allora la Storia è strappata, ricomincia da sempre nella pancia del pescecane,

Piaccainocchio è sincope, scherzo, scivolata, rincorsa affannosa, fermata e stop. Nella voce, nella memoria, nelle articolazioni, nei brividi del corpo, nella carne animale e nello spirito. Giocando si impara.
Roberto Corradino

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“Sulle note di Bach” e “Omaggio a Gershwin” al Teatro Abeliano

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“Sulle note di Bach”
Coreografie: Vito Iacobellis
Musiche: J.S. Bach

Inserti coreografici in stile barocco,così come nello stile musicale del celebre compositore, Coreografia giocosa, lirica, buffa, caratterizzata da slanci, cesure, accenti patetici e frasi liriche, improvvise deviazioni e riprese…tutto ciò come un recitativo altamente drammatico. Riferimento senza dubbio all’opera più rappresentativa di Johann Sebastian Bach. “Fantasia cromatica” come viene definita dai più grandi critici e maestri del tempo. “Toccata e fuga”, uno sviluppato preludio di grandi dimensioni. Rappresenta il momento soggettivo caratterizzato dalla più grande libertà fantastica e da una assoluta immediatezza espressiva.

“Omaggio a Gershwin”
Coreografie: Natascia Corradino
Musiche di George Gershwin

Non c’e’ una trama. L’uso di queste musiche si addicono ad uno stile coreografico personale  indotta proprio dalla bellezza delle musiche del compositore.

“Le quattro stagioni” (liberamente tratto)
Coreografie, costumi e regia: Milena Di Nardo
Musiche di A. Vivaldi.
Coreografie originali su musiche di Antonio Vivaldi.

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Grande concerto sinfonico dell’O.S.M. al teatro Abeliano

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Orchestra-Sinfonica-Metropolitana-Citta-di-Bari.jpg

PROGRAMMA
F. Mendelsshon:
– La grotta di Fingal
– Ouverture da concerto in si minore op. 26
J. Sibelius:
– Concerto per violino e orchestra op. 47
E. Chabrier:
– Fête polonaise da Le Roi malgré lui

Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari
Ivo Lipanović, direttore
Oleksandr Semchuk, violino


“Solo noi (salvo imprevisti)” con Antonio Salines e Francesca Bianco al Teatro Abeliano

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Commedia di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi.
Con Antonio Salines e Francesca Bianco.
Regia: Carlo Emilio Lerici.

Lui e Lei si svegliano in un mattino come tanti, ma che poi “come tanti” proprio non è. Infatti oggi è il gran giorno in cui finalmente partiranno per il tanto agognato viaggio, “solo io e te”! Purtroppo non si sono svegliati in tempo. Ma non è solo qui il problema: non riescono ad uscire, non riescono a telefonare, ad aprire le finestre, a vestirsi, non riescono a fare nulla. Tutto diventa perfettamente chiaro quando un Angelo un po’ sbrigativo arriva a dare loro sommarie spiegazioni: sono morti.
Non bisogna farne un dramma. Non sarebbe proprio il momento di stare a guardare di chi è la colpa, di chi doveva pensare a spegnere la stufetta o a controllare di avere chiuso bene il gas. E invece è proprio quello che fanno, anzi, questa diventa l’occasione definitiva per recriminare davanti all’Angelo su tutta la loro vita insieme, su chi abbia le colpe, di chi siano le omissioni e le responsabilità, iniziando dal loro primo incontro. Anzi, persino da prima.
L’ Angelo però è chiaro: se continuano così resteranno confinati lì per sempre. Potranno finalmente andare via non solo quando ognuno di loro avrà perdonato l’altro per i suoi errori, ma anche se stesso per i propri. E non basterà certo farlo così, tanto per farlo: il pentimento deve essere sincero e profondo.
Pareva impossibile, eppure Lui e Lei capiscono quanto hanno sempre avuto bisogno l’uno dell’altra dal loro primo incontro, attraverso gli anni più difficili, tutte le crisi e persino adesso, cercando di intercedere per l’altro a sua insaputa. Per loro finalmente si aprono le porte. Dove porteranno forse poco importa, di certo l’importante è andarci insieme.

Una commedia divertentissima interpretata da Antonio Salines e Francesca Bianco, che già lo scorso anno ci hanno deliziato con “Gente di facili costumi”.

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DONNE MOLTO OCCUPATISSIME con Carmela Vincenti

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teatro abeliano carmela vincenti donne molto occupatissime

Per la rassegna Actor al Teatro Abeliano

DONNE MOLTO OCCUPATISSIME

di e con Carmela Vincenti
luci Filippo Losacco

Un ironico excursus di ritratti e profili femminili, una “full immersion” nell’universo delle donne contemporanee, donne che si incontrano un po’ dappertutto: nei salotti, per strada, a teatro, nei mercati, nelle boutique…tutte molto “occupatissime” nelle loro occupazioni o disoccupazioni, dall’arte alla famiglia, dalla mondanità alla politica…
Fra umorismo e qualche nota di fondo un po’ amara.

Biglietti:
INTERO 25 euro | RIDOTTO* 22 euro

Acquista Biglietti
biglietto dinamico a partire da 8 euro valido fino alla mezzanotte del giorno prima dello spettacolo

*per studenti, over 65, soci Coop + 1 accompagnatore, possessori di Carta Più Feltrinelli, abbonati alla stagione teatrale del Teatro Comunale di Bari e abbonati alla Stagione della Fondazione Petruzzelli

acquistabili presso:

– il Teatro Abeliano, via Padre Massimiliano Kolbe 3
tel: 080.542.7678
dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17 alle 19.30

– il Teatro Kismet, strada San Giorgio Martire 22/F
tel: 080.579.76.67 int. 123
dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 dalle 16.30 alle 18.00

– Infopoint Turistico Bari, Piazza del Ferrarese 29
tel. 080.524.22.44
tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00 (fino al 15 ottobre)

– tutti i punti di prevendita della Bookingshow (tra cui Box Office La Feltrinelli – Via Melo da Bari, 119) nei quali è prevista una maggiorazione del 10% sul costo del biglietto

– l’ Officina degli Esordi, via Crispi 5
tel: 080.914.85.90
dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 20.00

Info:
Teatro Abeliano | via Padre Massimiliano Kolbe 3, Bari
☏ 080 542 76 78
✎ botteghino@teatroabeliano. com
www.teatridibari.it


“L’albero della memoria” al Teatro Abeliano

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L’ALBERO DELLA MEMORIA

scritto e diretto da Riccardo Rombi

dal testo di Anna e Michele Sarfatti L’albero della memoria

con Alba Grigatti, Francesco Franzosi

musiche dal vivo Letizia Fuochi, Francesco Cusumano

aiuto regia Ulpia Popa

disegno luci Laura De Bernardis

progetto video Andrea Santese

produzione catalyst  in collaborazione con La Nottola di Minerva e Teatro Puccini | Firenze 2016

Partendo dal testo di Anna e Michele Sarfatti, Riccardo Rombi ha costruito una cornice narrativa in cui due personaggi, un gitano giramondo che di mestiere semina ricordi e una ex staffetta partigliana, ora postina, si ritrovano all’alba vicino a un canneto dove hanno trascorso la notte. Irma, questo il nome della ragazza, mentre cerca di far ripartire la sua bicicletta, la “Gina”, che l’ha lasciata a piedi e costretta a fermarsi, rimane affascinata dai racconti dello zingaro che, con l’aiuto di una sorta di scatola magica, è capace di far rivivere racconti ed emozioni. La guerra è appena trascorsa e tra racconti del giramondo appare quello che ricorda la famiglia Finzi e le sue vicissitudini durante la Seconda Guerra Mondiale. La vicenda di Samuele diventa così una storia da condividere e conservare perché, come dice la ragazza, se abbiamo gli stessi ricordi “è come avere un pezzo di vita insieme”. Tra musiche e immagini rivivono storie e ricordi perché non restino solo scritti sulle pagine ma possano rimanere incisi nel cuore, sarà così forte la voglia di trasmetterli perché non si ripeta l’orrore.

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“MAMMA” di e con Danilo Giuva al Teatro Abeliano

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Liberamente ispirato a “Mamma – piccole tragedie minimali” di Annibale Ruccello

regia e spazio Danilo GIUVA
con Danilo GIUVA
consulenza artistica Valerio Peroni ed Alice Occhiali
luci Cristian Allegrini
musiche e suoni Pippo Casamassima
costumi Sara Cantarone
scene Silvia Rossini
organizzazione Antonella Dipierro
assistente alla regia Riccardo Lacerenza
con il sostegno di Fibre Parallele

Una madre è colei che dà inizio alla vita, è colei che rende possibile l’inizio di un altro mondo, è colei che fa esistere un’altra volta, ancora una volta, il mondo. Nell’atto del concepimento la madre diventa creatrice, generatrice di un corpo che cresce, si espande, che acquista le sue forme, per rivelare, però, alla fine, la sua trascendenza.
La maternità è, dunque, l’evento in cui ogni madre incontra, la dimensione irreversibile della perdita. È l’atto in cui la madre, perde il frutto creato dal suo corpo, in cui cessa di essere creatrice.

La maternità non è mai un evento della biologia, quindi, ma, innanzitutto, un evento del desiderio.
Il desiderio di reintegrare quel frutto nel suo corpo, di ripristinare il potere generatore della vita.
“Mamma” è uno spettacolo sul cortocircuito, sul bug che infetta il cervello delle madri nell’istante della perdita.
La mia “Mamma” è la rappresentazione, attraverso la figura materna, dell’amore, dell’amore dirottato, del tradimento della propria esistenza.
“Mamma” è il confine nel quale ci perdiamo, ci inseguiamo e in cui non ci risolviamo.

Sono quattro brevi storie che, partendo da una fiaba, intrisa di magie e malefici, si ri-avvicinano, man mano, al mondo reale.
Quattro donne che, confinate in un piccolo spazio, disegnano un’unica parabola ascendente di ferocia in cui, passando proprio attraverso la Vergine Maria, la mamma è l’unica protagonista.
Una mamma in cui si cerca un naturale rifugio, che parla una lingua arcaica, terrena, che diventa progressivamente, l’incarnazione metaforica della disgregazione del nido familiare in funzione del Sé e dell’adeguamento di esso e della sua lingua, al contesto sociale in cui vive, al punto di disconoscere ogni sua mansione naturale e rivelare, all’opposto, un animo di genitrice perfida, mutevole e finanche sadica.
“Mamma” parla di quattro tragedie ispirate alle figure disegnate da Annibale Ruccello nel suo “Mamma – piccole tragedie minimali” raccontate ed incarnate nel mio foggiano, nella mia lingua madre, appunto.

In fondo si sa – sono tutte belle le mamme del mondo.

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