“L’Ozio” di Pierluca Cetera

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l ozio pierluca cetera

Elogio dei perdigiorno, guardiani della soglia
di Francesco Paolo Del Re

Il motore del lavoro è l’operosità; è questa l’unica garanzia di un profitto, di un progresso, del trionfo che viene accordato dal Dio Successo. Per quanti vivono sotto la minaccia del tempo che passa inesorabile e non ritorna indietro, non c’è crimine più infame della perdita di secondi, minuti e ore preziosi. Non si considera niente di più turpe, sotto il cielo di inesausta efficienza che ci sovrasta, dell’ozio. Non esiste maledizione più perfida e terribile di una porzione di giornata stornata al conto indefesso delle briciole concesse a noi, formiche laboriose. Eppure, contro la logica di un tempo che si fa tutto denaro, è possibile un ozio fecondo, ubertoso, che non genera vizi ma è foriero di progetti futuri, di semine audaci, di sviluppi fruttuosi. Un ozio creativo e propulsivo. È il riposo – a volte estatico a volte contemplativo e a volte semplicemente inerte – degli artisti, dei musicisti, degli scrittori, dei teatranti.

Perché “l’artista è come sospeso in un limbo: può cadere in un abisso o volare alto”. Ma non vi avrebbe detto tutta la verità. La verità infatti è che anche i perdigiorno – o forse soprattutto loro – sono sottoposti alla tirannia del tempo. E ogni giro di lancette significa un passo ulteriore verso la Signora Morte. E questo rende scomodo ogni ozio, ancorché creativo. Non lo danno a vedere, i perdigiorno, ma sono consapevoli del nero e si affrettano lentamente nell’esercizio del loro ozio vitale; lentamente si affrettano proprio in virtù del nero che li porta e che li pungola e che li spinge a non avere pace. Guardiani di una soglia che li fa oltreumani.

Pierluca Cetera | ‘L’Ozio’
a cura di Francesco Paolo Del Re
Inaugurazione sabato 6 aprile, ore 18.30

C/O Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari
Orari di apertura
Martedì – Sabato ore 17.30 / 20.30

Press > Comunicato stampa e testo critico integrale: www.museonuovaera.com


“ARIALUCE” di Mara Van Wees

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Arialuce MARA VAN WEES francesco castellani

GEOMETRIA VOLUME COLORE SENTIMENTO
in “Arialuce” di MARA VAN WEES

di Francesco Castellani

Con ARIALUCE Mara van Wees porta a sintesi compiuta il proprio percorso espressivo: spirito olandese nelle origini e nella formazione, dopo gli studi a Rotterdam l’artista si immerge nella cultura rinascimentale del soggiorno fiorentino per trasmigrare poi a lungo nella chiarità luminosa di Capri e approdare infine a Roma, dove oggi si divide tra l’attività nella Capitale e quella fruttuosa e matura nel lembo di Maremma tra Vulci e la Toscana. E nel suo lavoro è sempre leggibile l’impronta coerente e consapevole di ogni passaggio vissuto ed elaborato: la fiducia nel rigore formale e geometrico del primo De Stijl, la suggestione neoplastica che Van Wees scioglie in una rottura poetica di linee ortogonali che restano però, dopo la decostruzione, ancora classiche, cinquecentesche per ritmo e tensione, votate al dialogo con la luce e con lo spazio indefinibile del respiro naturale delle cose.
L’argilla plasmata dà vita a forme mai statiche, agitate dall’utopia futurista di rinnegare la quiete per farsi volume catturato da un incessante movimento. La dinamica instabilità plastica delle opere è sottolineata da un conflitto costante e studiato tra il rigore della forma definita e la sua impossibilità a restare ferma, inerte, a lasciarsi solo guardare: tutto vuole muoversi, cambiare stato, rompere il silenzio, dissolversi nella luce. I colori sono impressi come campiture, partecipano di una geometria costruttiva ma celano un fine nascosto: mutarsi in velature epidermiche lievi come fragili memorie etrusche riemerse da profondità oscure.
Di questo gioco continuo tra asserzioni e smentite partecipano le Corti come anche le sculture Pablo e Pedro e Convivenza Stretta; nelle prime ecco tornare l’eredità del Rinascimento: la forma chiusa della Corte, il suo raccogliersi per incamerare luce e quieta armonia diventa tensione plastica che di nuovo rompe lo schema, spiazza le angolazioni, ridefinisce i rapporti dimensionali, smentisce i paradigmi; nelle seconde, la figurazione volumetrica interroga lo spazio tessendo una narrazione umanista che allude alla dimensione relazionale del Sè con l’Altro, in un vorticoso giro di danza che somiglia alla vita. In Arialuce confluiscono felicemente “in opera” scultura, pittura, architettura, e mescolandosi poeticamente chiudono il cerchio con le origini neoplastiche dell’artista, in un canto di geometria vibrante che, per citare Licini, suscita sentimento ed emozione.

INGRESSO LIBERO

C/O Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari
Orari di apertura
Martedì – Sabato ore 17.30 / 20.30
Info. 0805061158


“FRAGIAIL” mostra di Annamaria Suppa

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fragiail annamaria suppa

E’ da poco rientrata da New York, Annamaria Suppa. Nella Grande Mela, poiché c’è suo figlio, torna spesso, qualche anno fa vi ha tenuto anche una mostra. Ciò nonostante i famigliari affettuosamente le rimproverano un po’ di snobistica pigrizia nell’imparare l’inglese, per cui talvolta annotano su un foglio la pronuncia dei termini che deve usare. Nasce da qui, da un segreto giochino privato, il titolo di questa personale: “Fragile”, da pronunciare però all’inglese, “fragiail”. “Fragile” (fragiail) come la forza di questa signora dell’arte barese, indomita sperimentatrice di tecniche e linguaggi.

E fragile (fragiail) come il materiale che in questa occasione, ha deciso di sperimentare, ossia il vetro. Un materiale di cui l’arte contemporanea ha rilevato le enormi possibilità espressive, la capacità anche simbolica di riflettere la realtà, le qualità di superficie insieme duttile e plasmabile, solida oltre che fragile (si pensi, in Italia, a rassegne ormai consolidate come “Glasstress” a Venezia, che coinvolgono artisti di spessore internazionale nell’interpretazione creativa di questo medium).

La fragilità diventa dunque in Annamaria Suppa la cifra di una riflessione visiva dagli impliciti risvolti esistenziali, che si ribalta però nel suo contrario. “Ci sono uomini che sono troppo fragili per andare in frantumi. A questi appartengo anch’io”, scriveva Ludwig Wittgenstein. Una frase che ben si adatta all’artista, al suo temperamento, alla sua storia e al suo lavoro: contrassegnato da un’energia creativa inossidabile (pardon, infrangibile), tesa verso una ricerca continua e perennemente in progress. Antonella Marino

Annamaria Suppa | ‘Fragiail’
a cura di Antonella Marino
Inaugurazione sabato 9 febbraio ore 18.30
Periodo espositivo: dal 9 al 28 febbraio 2019

C/O Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari
Orari di apertura
Martedì – Sabato ore 17.30 / 20.30


“DOCTRINA AMORIS” mostra personale di Federica Cogo

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DOCTRINA AMORIS mostra personale di Federica Cogo

“Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta.”

Se due particelle microscopiche interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo con una certa modalità, e poi vengono separate, non si possono più descrivere come due particelle distinte, ma in qualche modo “condividono” alcune proprietà e quello che accade a una di loro continua a influenzare l’altra, ma solo fino a quando restano isolate. Nel momento in cui le due particelle interagiscono con l’ambiente esterno, ridiventano due particelle indipendenti.

Questa brevemente la Doctrina Amoris, la formula dell’amore elaborata nel 1928 dal matematico inglese Paul Dirac, che ha voluto vedere in un’equazione di fisica quantistica la definizione di un rapporto amoroso. In sintesi, quello che accade a due persone che si incontrano e si innamorano, anche se la vita le allontana, è che continueranno ad avere l’uno qualcosa dell’altra. Questo è, in parte, il senso dell’ultimo lavoro di Federica Cogo dal titolo Doctrina Amoris, in mostra dal 15 dicembre presso il Museo Nuova Era di Bari.

La dimensione del racconto intimo è la componente fondamentale del lavoro della giovane artista, che dal 2006 conduce un progetto complesso sugli spazi del vivere domestico e le loro distopie, creando un gioco di ruoli in cui ogni persona coinvolta sperimenta limiti e condizionamenti, dando spazio a nuovi racconti personali.

Così accade nella serie dei tavoli già presentata per Domestic Landscape (2016, Museo Cavoti e Ars and Art Gallery, Galatina) che tutto hanno perso della loro funzione domestica per assumerne una installativa /performativa, con uno sviluppo ulteriore nella trasposizione / rappresentazione del suo talamo vuoto nella serie dei materassi: posati per terra, sono nudi testimoni di una scena che lo spettatore dovrà ricostruire attraverso dettagli da decifrare e in una serie di indizi fuorvianti. In maniera evocativa e coerente con il suo linguaggio, l’artista, confermando una pratica che considera l’arte come mezzo d’indagine di sé, riesce a veicolare con leggerezza metafore sentimentali ed esistenziali dell’uomo di oggi.
– Katia Olivieri –

Federica Cogo | ‘Doctrina Amoris’
a cura di Katia Olivieri
Inaugurazione sabato 15 dicembre ore 18.00
Finissage: 31 gennaio 2019

C/O Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti, 13 – Bari
Info. 0805061158

Orari di apertura
Martedì – Sabato ore 17.30 / 20.30
www.museonuovaera.com


“La Casa Deserta” mostra fotografica di Andrea Baczynski

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Andrea Baczynski La Casa Deserta

Molte volte l’immagine della casa vuota così come la si ritrovava dopo una assenza, è cristallizzata nei nostri ricordi e si affaccia alla memoria creando uno spazio ambiguo e senza tempo.

Gli ambienti, oramai privi di “figure”, ci parlano del passato, qualche oggetto testimonia che questi luoghi fantasmatici fossero vissuti nella loro quotidianità mentre ora sono assimilabili a reperti, emblematiche presenze che sottolineano la scomparsa di chi li abitava.

Gli spazi così perdono di realtà, si moltiplicano attraverso il gioco delle porte aperte dei corridoi, sprofondano nell’oscurità o vengono raggelati in atmosfere metafisiche, in scatole della memoria che sembrano raccontare di un mondo interiore solitario e desertico che ha comunque vissuto con pienezza la propria storia di vita.

Andrea Baczynski nasce a Vienna nel 1959, la città patria della psicoanalisi che ha sempre influenzato il suo lavoro, assieme agli scritti del filosofo Ludwig Wittgenstein. Per questo utilizza la fotografia per esprimere l’inconscio e la mente subconscia attraverso le immagini. Ha partecipato a diverse mostre internazionali ed il suo lavoro è stato pubblicato nelle maggiori riviste di settore. Attualmente vive e lavora in Arabia Saudita.

Andrea Baczynski | La Casa Deserta
Inaugurazione sabato 10 novembre ore 18.00
Finissage: 5 dicembre 2018

C/O Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari.
Orari di apertura
Martedì – Sabato ore 17.30 / 20.30
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“A tu per tu” mostra di Giovanni Lamorgese

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Venti teste come simbolo dell’essenza umana, disposte al centro dello scenario di ‘A tu per tu’, l’opera nata della serie ‘Bugie vere, vere bugie’, in cui l’artista evoca un racconto in bilico tra realtà e finzione attraverso un’allegoria delle maschere del quotidiano.

Una mis en scéne teatrale, dove Lamorgese si concentra sull’elemento che qui rappresenta l’emblema dell’incontro e l’osservazione dell’altro: lo sguardo.

Le figure permangono così mute, assorte in una sfida pacificamente intellettuale, sospese nella dimensione immateriale invisibile agli occhi.

c/o Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti, 13 – 70122 Bari
www.museonuovaera.com