CLOUDS

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Georgie Friedman, Almut Linde, Sissa Micheli, Marie-Luce Nadal, Ursula Palla

In meteorologia una nuvola è un’idrometeora costituita da minute particelle d’acqua condensate e/o cristalli di ghiaccio, sospese nell’atmosfera solitamente non a contatto con il suolo.
Considerare le nuvole semplici fenomeni naturali potrebbe, in realtà, essere una grande limitazione. Da sempre le nuvole affascinano l’uomo e Il tema delle nuvole, presente nell’iconografia fin dall’antichità, è stato una grande fonte di ispirazione nel corso dei secoli, in particolare nella pittura e nella fotografia.
Nel 1800 la pittura di paesaggio conobbe un periodo di grande splendore e, all’interno di questo genere, gli artisti prestarono sempre maggiore attenzione al motivo delle nuvole: queste strane e sfuggenti formazioni che appaiono come trasportatrici di emozioni in grado di ipnotizzare l’uomo che proietta in esse i propri sogni e le proprie fantasie.
Nel XXI secolo continuano ad affascinare numerosi artisti, mentre entrano in gioco anche questioni ambientali e politiche. In alcune opere compaiono masse di nuvole che appaiono fuori controllo, causate o da calamità naturali o dall’uomo , come fumi di scarico ed esplosioni atomiche.
Nel contesto della globalizzazione, della virtualizzazione , il cloud sta ora emergendo come modello per descrivere la complessità delle relazioni contemporanee. Sta diventando un simbolo di architettura dell’informazione in rete, delle relazioni geopolitiche e dei nuovi concetti di spazio.
Le artiste invitate, Georgie Friedman, Almut Linde, Sissa Micheli, Marie-Luce Nadal, Ursula Palla , affrontano questo tema con linguaggi diversi come la fotografia e il video.
Georgie Friedman è una giovane artista americana i cui progetti includono video installazioni su larga scala, video singoli e multi-canale e diverse serie fotografiche. Ha vissuto, lavorato ed esposto negli Stati Uniti, in musei e università. La natura messa in relazione con le caratteristiche e i limiti dell’uomo contemporaneo sono al centro della sua ricerca. Mettendo in scena potenti condizioni atmosferiche o la forza dell’oceano indaga sull’impatto psicologico e sociale di fenomeni naturali di lieve e di grave entità messi in relazione alla fragilità e inadeguatezza umana.
Utilizza la fotografia, il video, il suono, l’installazione, l’ingegneria e la fisica della luce, tutto per creare nuove esperienze percettive per gli spettatori.
“Sky Study II, Gray on Gray”, permette di osservare in tempo reale i dettagli sottili e i cambiamenti tonali delle nubi temporalesche, qualcosa che si potrebbe pensare sia omogeneo.
La Friedman dichiara di aver pensato all’idea di assenza o invisibilità filmando la nebbia (nuvole basse) che nasconde una visuale senza rivelare ciò che viene oscurato.
Come via di approccio a questa idea, “Sky Study II, Gray on Gray” si concentra sulla stratificazione e il movimento delle spesse nuvole grigie, che prendono forma in relazione alla luce e alle particelle intorno ad esse, ma non rivelano mai il blu del cielo.
Almut Linde (*1965 a Lubecca) lavora sulla realtà, le persone e sistemi sociali. Lavorando a volte in aree che, a prima vista, non sembrano avere alcun tipo di potenziale artistico, sviluppa performance che si traducono in video, fotografie, sculture e installazioni. Le sue opere vanno oltre la semplice esposizione o documentazione per sollevare questioni fondamentali sull’esistenza umana, come la differenza tra autonomia individuale e il complesso delle istituzioni e delle strutture sociali.
L’artista lavora all’interno del suo concetto di bellezza radicale. L’approccio radicale consiste nel reindirizzare il concetto di bellezza alle radici della forma. Rende possibile mettere cose che non possiamo o non vogliamo vedere nello spazio dell’osservabile. L’aspetto più cruciale del suo lavoro è affrontare la realtà direttamente e senza deviazioni.
Nell’opera video Sea of Clouds/29.3 Tons CO2, un mare di nuvole davanti a un cielo azzurro svela la sua origine dopo pochi secondi. La somiglianza con un bellissimo mare di nuvole dell’idilliaca pittura di paesaggio si scontra con la conoscenza della sua origine. Secondo l’European Pollutant Release and Transfer Register, la città di Grevenbroich è in cima alla classifica delle dieci città più inquinate d’Europa. La generazione di elettricità dalla lignite è tra le tecnologie più sporche, con le più alte emissioni di CO2.
La ricerca espressiva di Sissa Micheli, artista altoatesina, viennese d’adozione, si muove tra l’immagine fissa e quella in movimento dosando con rigore foto, video ed installazioni.
Le sue opere sono legate a temi di particolare attualità e ad osservazioni della realtà che l’artista traduce in metafore, evidenziando i limiti del nostro sistema funzionale per stimolare un’analisi critica della nostra società.
Le tre fotografie qui esposte fanno parte del progetto foto e video „MOUNTAIN PIECES. Reflecting History“ che affronta il tema della guerra e della pace. In queste opere, in cui le nuvole avvolgono il paesaggio o lo nascondono parzialmente esaltandone la bellezza, l’attenzione non si concentra solo sulla magnificenza delle montagne della Alta Pusteria, ma sugli eventi che vi hanno avuto luogo circa cent’anni fa: con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, le cime elevate divennero linea del fronte della prima guerra mondiale.
L’artista va in cerca di tracce e interviene sottilmente con specchi e superfici riflettenti, con pietre, segnali di fumo, bandiere e residui bellici. Nelle fortificazioni, nei tunnel e davanti al bunker si creano nuvole di fumo che trasformano gli scenari di guerra elevandoli su un piano simbolico. L’uso di uno specchio riflettente tra le nuvole rimanda lo spettatore a sé stesso rendendolo consapevole della propria responsabilità in quanto essere umano. „La bellezza e l’atrocità sono qui vicine“ – sottolinea l’artista – „E‘ un paradosso che un massiccio così unico con paesaggi che trasudano pace e tranquillità possa essere stato il palcoscenico di battaglie, rovina e morte“. Si tratta di toccanti memoriali fotografici e cinematografici contro la guerra.
Marie-Luce Nadal (MLN, nata in Francia nel 1984) è un’artista e ricercatrice visiva transdisciplinare eco-femminista e queer. MLN è interessata alle relazioni scientifiche e mistiche che coltiviamo con l’ ambiente, in particolare con la nostra atmosfera. MLN crea opere-macchine performative, che hanno la particolarità di combinare singolarità plastica, ricerca scientifica e fattibilità tecnica con il fine che questi oggetti possano essere utilizzati o completati dal pubblico.
In questo interesse è particolarmente affascinata dall’impatto diretto dei fenomeni atmosferici. Le esperienze meteorologiche e artistiche fanno parte dell’universo di Marie-Luce. Un rapporto organico e spirituale la lega al cielo. Attraverso forme moderne di scrittura, incarnate nel movimento e nell’immagine, sistemi di proiezioni e metonimie, attraverso variazioni di scale e riproduzioni animate di sistemi atmosferici, MLN cerca di riscoprire questa vitalità, di portarla avanti e di alimentarla nella mente del pubblico .
Faire Pleurer les Nuages (Make the Clouds Cry) è una performance all’aperto creata dall’artista in diretta continuità con la pratica contadina del nonno: la semina delle nuvole. All’alba o al tramonto, dopo un duello di scherma, l’artista usa una balestra in acciaio e un elastico di reggiseno con munizioni a fiato, zolfo e dinamite per sparare tra le nuvole e far piangere il cielo.
Ursula Palla, che vive e lavora a Zurigo, ha partecipato a numerose mostre e festival video in Svizzera e all’estero. Dopo il 2000 l’artificialità della Natura si cristallizza sempre più chiaramente come tema centrale della sua opera multimediale.
Sotto forma di video e sculture in bronzo, a volte raggruppate in installazioni, mette in discussione criticamente l’appropriazione e la manipolazione della natura da parte dell’uomo, perché “il nostro paesaggio oggi è molto cambiato ed è sovracostruito, i paesaggi naturali sono diventati rari e abbiamo sviluppato la capacità di vedere in modo selettivo. Eliminiamo ciò che disturba, lo trascuriamo o lo trasfiguriamo” – afferma l’artista.
I suoi lavori, preceduti da accurate ricerche, come l’opera video in mostra “ Die Wolke”, ad un primo sguardo incantano sul piano formale-estetico , anche perché l’artista utilizza materiali effimeri come zucchero fuso, neve , polvere di carbone ma a un esame più attento, il bell’aspetto cade a pezzi per le contraddizioni che emergono dai dettagli , Illusione e realtà finiscono così con entrare in un rapporto di tensione rivelando completamente la profondità e l’urgenza del suo lavoro.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari
Inaugurazione
Sabato 25 febbraio, 2023, ore 19.00

Periodo
25 febbraio – 15 aprile 2023

Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30
Infotel 3348714094 – 3925985840


AFTERGLOW mostra personale di Ursula Palla

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AFTERGLOW mostra personale di Ursula Palla

AFTERGLOW | Ursula Palla

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con AFTERGLOW, la mostra personale dell’artista svizzera Ursula Palla.
Ursula Palla , nata a Coira , ha studiato disegno e pittura alla F+F School for Art and Design di Zurigo, dove ha poi insegnato videoarte fino al 1999. È stata assistente di Pipilotti Rist. Nel 1994 ha co-fondato il gruppo performativo Cooperation Projekt X a Zurigo, del quale ha fatto parte fino al 2002. Vive e lavora a Zurigo.
Dal 1992 ha partecipato regolarmente a mostre personali e collettive e festival di video in Svizzera e all’estero. Determinanti per la sua carriera di artista sono state anche le borse di studio e i progetti che esplorano le relazioni fra arte e architettura. Le sue opere si trovano in tutta Europa in rinomate collezioni private e museali come il Gemeente Museum dell’Aia, lo ZKM Zentrum für Kunst und Medien di Karlsruhe e il Kunsthaus Zürich.
Dopo il 2000 l’artificialità della Natura si cristallizza sempre più chiaramente come tema centrale della sua opera multimediale. Sotto forma di video e sculture in bronzo, a volte raggruppate in installazioni, mette in discussione criticamente l’appropriazione e la manipolazione della natura da parte dell’uomo, perché “il nostro paesaggio oggi è molto cambiato ed è sovracostruito, i paesaggi naturali sono diventati rari e abbiamo sviluppato la capacità di vedere in modo selettivo. Eliminiamo ciò che disturba, lo trascuriamo o lo trasfiguriamo” – afferma l’artista.
I suoi lavori, preceduti da accurate ricerche, ad un primo sguardo incantano sul piano formale-estetico , anche perché l’artista utilizza materiali effimeri come zucchero fuso, neve , polvere di carbone ma a un esame più attento, il bell’aspetto cade a pezzi per le contraddizioni che emergono dai dettagli, Illusione e realtà finiscono così con entrare in un rapporto di tensione rivelando completamente la profondità e l’urgenza del suo lavoro.
Le opere in mostra ci ricordano la nostra responsabilità rispetto all’ambiente. La video installazione “ The Bird” mostra un gufo che vuole volare via, benché sia legato per le zampe.
In una stanza vediamo l’installazione “The Moon in my Pocket”, tronchi d’albero scorticati rappresentano una foresta sterile, in cui sono stati proiettati brandelli di vestiti svolazzanti. Può essere vista come un paesaggio surreale, che richiama la desolazione e il decadimento della nostra civiltà .Gli spettatori sono invitati ancora una volta a interrogarsi sul rapporto dell’uomo con la Natura.
L’installazione “Thousand” è costituita da diversi schermi ammucchiati sul pavimento, a guisa di formicaio, che mostrano delle formiche che tagliano e divorano la banconota da mille franchi svizzera che tra l’altro recava rappresentato proprio questo insetto. “Noi sappiamo che il denaro non può essere distrutto perché appartiene alla Banca Nazionale. Ma perché allora – si chiede l’artista- abbiamo la presunzione di distruggere esseri viventi come le formiche?”
Questo lavoro è ispirato alla storia di una donna di Shanghai, che nascondeva i suoi risparmi nel materasso. Dopo un po’ si è resa conto che ne erano rimasti solo dei resti. Il video mostra le formiche mangiafoglie al lavoro, possono tagliare una banconota da mille franchi in piccoli pezzi e trasportarne i brandelli di carta che vengono utilizzati come humus per la coltivazione di colture fungine.
“L’opera diventa così metafora del potere di una Natura che si avvale delle conquiste dell’umanità al fine di dimostrarne l’intrinseca precarietà “(Andrea Jahn).
L’installazione “Herbs ad Weeds” è un’opera site-specific. Vediamo sulla parete il ramo di una pianta infestante come l’ortica, rappresentata con della sabbia, che si protende verso l’alto e verso il basso, il pavimento; il lavoro riflette la complessità della relazione che lega l’uomo alla Natura basata sull’ambivalenza e l’instabilità. È un gioco millenario che si consuma nell’alternanza tra odio e amore, in un territorio dove la dimensione materiale e quella immaginaria si confondono reciprocamente.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 15 ottobre, 2022, ore 19.00

Periodo
15 ottobre – 15 dicembre 2022

Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
https://info@muratcentoventidue.com
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“YOU ARE MOVING YOUR HEART” mostra personale di Kaia Hugin

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YOU ARE MOVING YOUR HEART Kaia Hugin

Muratcentoventidue Artecontemporanea – Bari

YOU ARE MOVING YOUR HEART

Kaia Hugin

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con «YOU ARE MOVING YOUR HEART», la mostra personale dell’artista norvegese Kaia Hugin.
Il lavoro di Kaia Hugin ci sembra sia la dimostrazione della complessità e della ricchezza della produzione artistica nordica di questi ultimi decenni e la nostra associazione è particolarmente lieta di poterlo proporre.
Kaia Hugin (nata nel 1975) si è laureata alla Bergen Academy of Art and Design nel 2011 e attualmente vive e lavora in Norvegia a Drøbak.
L’artista, che esplora in maniera trasversale la danza contemporanea, la performance e la video arte, lavora dal 2008 ad una serie di video intitolata “Motholic Mobbles”, una riflessione su temi esistenziali attraverso l’esplorazione del movimento e dello spazio.
Il titolo Motholic Mobbles è un concept costruito dall’artista stessa. È una costruzione linguistica che suggerisce qualcosa di frammentario e incontrollato. La parola “motilità” è comunemente usata in medicina per denotare movimenti muscolari involontari nel nostro corpo, “Mobble” può essere tradotto come balbettio, un flusso incoerente senza fine.
La sua opera si pone all’interno di una tradizione di intersezioni tra antropologia e cinema sperimentale, a partire dalla lezione di Maya Deren , che a metà del secolo scorso ha sperimentato combinazioni di film, coreografia e movimento con effetti surreali e molto personali. Nei «mobbles» di Hugin, il personaggio principale, come le figure femminili di Deren, compie una varietà di atti (compulsivi): si appende, levita, galleggia, cammina all’indietro o scava con il suo corpo una buca nel terreno.
L’arte di Kaia Hugin è radicata in un mondo in cui il fisico e il reale – il corpo, la natura e la gravità – si fondono con la logica dei sogni e l’esperienza astratta.
L’artista utilizza lo spazio, il tempo e il corpo come elementi compositivi della sua partizione visiva; tutto è trattato con un ironico gioco ritmico di ripetizioni e ralenti e le braccia protese, lo scivolare continuo dei corpi, gli sguardi trasognati, sottolineano l’uscita dall’ordinario. I film basati sulla performance creano un’esperienza di un mondo alieno, un universo in cui si applicano altre regole e leggi di gravità. Nel tentativo di cogliere le esperienze psicologiche e corporee, si apre una storia surreale e distopica, ma anche oscura e umoristica sulle paure dell’uomo e sul desiderio e la possibilità di autodeterminazione.
Nei primi due video della serie Motholic Mobbles , proposti in questa mostra, incontriamo un personaggio femminile, interpretato dall’artista , che compie atti assurdi e apparentemente irrazionali. La vediamo in un bellissimo paesaggio di montagna dove ha scavato una buca nel terreno giacendo in posizione fetale e in una stanza gelida mentre si tiene in equilibrio con l’addome su uno sgabello e allo stesso tempo fa , come se nuotasse, grandi bracciate nell’aria.
C’è qualcosa di ambiguo nei suoi movimenti potenti e ripetitivi che tuttavia non modificano la sua posizione . È come un incubo dove corri, ma non è così in realtà. Secondo l’artista, l’opera parla della condizione umana , della fragilità e allo stesso tempo della forza dell’uomo , e della ricerca continua di equilibrio in un’esistenza altrimenti caotica.
Nel nuovissimo film di Motholic Mobble ( part 11) incontriamo l’artista (protagonista come al solito) in una fitta foresta norvegese, che si arrampica su un grande albero di abete rosso. il set è abbastanza semplice: una donna e un albero , ma durante i quasi 15 minuti di durata del film si compie un viaggio , simbiotico e caotico in cui la protagonista cade e risale.. e ci pone di fronte a sentimenti come la solitudine, la ricerca della libertà e il senso di affiliazione con la natura.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 28 maggio, 2022, ore 19.30

Periodo
28 maggio – 15 luglio 2022

Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com
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CV
Kaia Hugin è nata a Oslo nel 1975. Si è laureata in Belle Arti presso l’Accademia Nazionale delle Arti di Bergen, in Norvegia, nel 2011. Ha anche un background di danza contemporanea e studi in Storia dell’Arte. Hugin ha esposto il suo lavoro, tra l’altro, alla Whitechapel Gallery di Londra, Regno Unito, La Capella a Barcellona ( ES), Frankfurter Kunstverein ( DE), LOOP a Barcellona (ES), Hayward Gallery, Regno Unito, Galleria Luda a San Pietroburgo( RU), Stiftelsen 3,14 a Bergen (NO), Sassari( IT), e The Annual Autumn Exhibition a Oslo ( NO). Le mostre personali includono Muratcentoventidue Artecontemporanea a Bari, IT (2011), Oslo Fine Art Society, NO (2013), Museo Vigeland, NO (2015), Fotogalleriet Format a Malmö,( SE) (2016), Sandefjord Fine Art Society, NO (1017) e North Norwegian Art Center ( NO) (2017).


“LIMITI” mostra personale di ELISABETTA DI SOPRA

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elisabetta di sopra limiti

MURATCENTOVENTIDUE ARTECONTEMPORANEA presenta:
“LIMITI”
ELISABETTA DI SOPRA

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con Limiti, la mostra personale di Elisabetta Di Sopra.
Dar volto alla complessità dell’identità femminile affrontandone le infinite varianti e contraddizioni sembra essere la sfida di numerose artiste della scena contemporanea. Molte scelgono il linguaggio visivo del video come strumento critico privilegiato attraverso cui ridefinire l’immagine femminile, analizzando argomenti quali solitudine, rapporti interpersonali, amore, dolore e per mettere in scena il tema del corpo e dei diversi livelli di comunicazione a esso legati.
Ne è un esempio, la ricerca artistica di Elisabetta Di Sopra che si esprime in particolar modo attraverso l’uso del linguaggio video con una narrazione caratterizzata da azioni semplici ed incisive che mettono in luce le dinamiche psicologiche sottese alla vita quotidiana, alle relazioni familiari, al corpo femminile e ai ruoli sociali. Il corpo, che parla attraverso gesti minimali, è alla base del suo lavoro, diventando metafora del nostro essere al mondo.
La mostra raccoglie due video installazioni Il Limite e Dipendenza Sensibile , e una serie di stampe fotografiche di alcuni dei più significativi fotogrammi delle due opere.
L’artista arriva a tematizzare l’età del declino della vita umana, esplorando l’età della piena maturità. E’ difficile riabilitare l’età avanzata della vita quando la retorica quotidiana è saldamente ancorata al culto dell’eterna giovinezza, esortando alla cura del corpo come profilassi anti-aging, termini come “anti-invecchiamento” danno l’impressione che l’invecchiamento sia qualcosa di patologico. Il culto prevalente della giovinezza si sforza di nascondere le tracce dell’invecchiamento: l’orgoglio di poter invecchiare è allora solo una favola? l’artista sembra dirci di no e ricordarci con i due video che, al di là degli stereotipi negativi, l’età significa anche potere, esperienza, saggezza, contemplazione, brama di vita e trionfo sulle convenzioni sociali.
Sceglie di esporre immagini di “over 60” che “irradiano forza, bellezza, la potenza dell’ultimo periodo della propria vita.
La prima opera è un video-trittico intitolato Il Limite, esposto nei mesi scorsi negli spazi del Museo Archeologico di Venezia in Piazza San Marco, tra statue femminili di età imperiale romana e i tre Galati delle raccolte Grimani. Mostra la posa di una modella esperta nell’aula di Anatomia Artistica dell’Accademia di Belle arti, ancora una posa, anche se gli studenti sono assenti.
L’artista ritorna effettivamente nei luoghi della formazione: un’aula dove si svolge l’insegnamento di Anatomia Artistica diventa il luogo della messa in scena per una lezione animata solo dalle lente movenze di una modella in posa. Le posture assunte dalla modella durante una lezione di anatomia vengono evidenziate grazie alla capacità di osservazione dell’artista; la pluralità dei punti di vista viene restituita dall’utilizzo di più schermi che compongono una sorta di trittico.
Elisabetta ne analizza il vibrato sottile nel perdurare della posizione: figura intera nel monitor centrale, dettagli in quelli laterali.
L’ artista propone anche una serie di foto che fissano alcuni momenti del video enfatizzando la bellezza e la nudità segnata, ma non piegata dal tempo della modella, sono immagini di una semplicità poetica e potente da cui emerge la verità di un corpo umano resistente e resiliente.
Se nel video Il Limite la modella, si mette alla prova verificando la sua resistenza nel mantenere una posa statica nonostante la sua età, nell’altra opera Dipendenza Sensibile, un pugile, anche lui non più giovane, in perenne movimento, continua ad esercitarsi liberando una quantità di energia che per assurdo sarebbe in grado di muovere le foglie da un albero, far scendere una goccia dal vetro, sgretolare una parete rocciosa. Si tratta pur sempre di resistenza e di eroismo dei due protagonisti che sfidando lo scorrere del tempo, chi con l’azione chi con l’immobilità, danno prova che la forza di volontà e la determinazione prevalgono sul corpo, dominandolo.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 12 marzo, 2022, ore 19.00

Periodo
12 marzo – 30 aprile 2022

Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 392.5985840
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CV
Elisabetta Di Sopra è nata nel 1969 a Pordenone. Vive e lavora a Venezia. Attualmente è curatrice del concorso di video arte Maurizio Cosua, nell’ambito del festival Francesco Pasinetti. Collabora con l’Università Ca’ Foscari per il Festival del Cortometraggio nella promozione della video arte e con l’Associazione Italiana di Cultura Archivio Carlo Montanaro alla Fabbrica del Vedere di Venezia.
Tra le sue mostre personali: 2021- IL LIMITE, videoinstallazione, Museo Archeologico Nazionale di Venezia -RITRATTO DI ANNA PONTI. TRE VITE IN UNA, Ateneo Veneto, Venezia; CHILD ABUSE, Mostra cinematografica d’arte contemporanea a cura di Eleonora Frattarol-Collectif -2020- Segrete tracce di memoria XII ed. a cura di Virginia Monteverde, Palazzo Ducale. Genova; Trentatrè Stelline, a cura di Valentina Tebala, Angela Pellicanò, Paola Miriam Russo. Pico, Palazzo della Cultura. Reggio Calabria; LINKS, Etherea Art Gallery, Genova-2019- CEILINGS MEDEA VOCI |Teatro Comunale di Catanzaro a cura di Giovanni Carpanzano;LA CURA, MACROAsilo – Museo d’Arte Contemporanea Roma; The Care, galleria Muratcentoventodue, Bari- I Am my Body, I Am my Memory ACTION HYBRIDE; Officine Forte Marghera – Venezia – I Corpi Invisibili; Co-Arter Glass Theatre; AZIONE IBRIDA Parigi, Francia; Libere tutte- a cura di Daniele Capra e Giuseppe Frangi. Casa Testori Novate Milanese; Collettiva, AZIONE IBRIDA. Proiezione di video, Parigi- 2018: PIETAS, a cura di Daniele Capra, Galleria Bugno, Venezia; Autoritratto, MACROAsilo, Roma; #liberadiesseredonna, Teatro Verdi, Pordenone; i 2017: Possibili Sensi, a cura di Chiara Tavella, Galleria PArCo, Pordenone; nel 2015 Temporaneo, a cura di Giulia Bortoluzzi, galleria 3D, Venezia; Tra le sue collettive: nel 2018 ,Body concrete, a cura di Laura Gottlob, Museoteatro della Commenda, Genova; Restless Waters, Italian Videoart, a cura di Silvia Grandi, Perama (G); Annuario Videoart, a cura di Renato Barilli, Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi, Dams, Bologna; nel 2017 Karachi Biennale, a cura di Paolo De Grandis, Karachi (PK); nel 2016 Le stanze dei frayanti, a cura di Simona Caramia, Museo Marca, Catanzaro; nel 2015 Body Interference, a cura di Laura Carlotta Gottlob, Künstlerhaus, Wien; nel 2014 Recto/Verso, a cura di Ilaria Marghutti, CasermaArcheologica, Sansepolcro (Ar); nel 2013 Progetto 100×100= 900, Zeta Center for Contemporary Art, Tirana (AL); Chi controlla i controllori?, a cura di Francesco Lucifera, Galleria Clou, Ragusa; Body in abstraction, a cura di Laura Carlotta Gottlob, St John’s College, Oxford (UK); Hetero Q.B., a cura di Emilia Tavares e Paula Roush, Museu Nacional de Arte Contemporânea do Chiado, Lisbona (P); Premio Terna 05, a cura di Cristiana Collu e Gianluca Marziani, Roma; nel 2012 Videospritz (con Igor Imhoff), a cura di Paola Bristot e Daniele Capra, Studio Tommaseo, Trieste; De rerum natura, a cura di Daniele Capra, Lab 610 XL, Sovramonte (Bl); Norme per la rivoluzione, Rassegna di videoarte, a cura di Bruno Di Marino, Volksbühne, Berlino (D); Idrografie, a cura di Chiara Tavella, ex convento di San Francesco, Pordenone; Arsprima, Rassegna di videoarte, a cura di Alessandro Trabucco, Nur Gallery, Milano; Per-Lumina, a cura di Luigi Viola, Palazzo dei Battuti, San Vito al Tagliamento (Pn); Let the body play, a cura di Daniela Santellani, Katia Baraldi, Galleria Jarach, Venezia.


BLINDNESS

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BLINDNESS

Muratcentoventidue Artecontemporanea

Blindness

Georgie Friedman, Sissa Micheli, Margarida Paiva, Charlotte Thiis-Evensen
La cecità cui fa riferimento il titolo della mostra è ovviamente metaforica, è uno stato dell’essere umano, è l’incapacità di vedere gli altri e ciò che ci circonda, è l’indifferenza e la mancanza di empatia.
La tradizione letteraria, sin dalla Grecia arcaica, ha spesso giocato sulla metafora della cecità fisica , da Tiresia, a Edipo, re di Tebe, fino , negli anni più recenti, all’umanità resa cieca da un’improvvisa pandemia nel romanzo di Josè Saramago, Saggio sulla cecità, la storia della letteratura è ricca di esempi significativi di cecità simbolica.
Negli ultimi decenni, sviluppo tecnologico e globalizzazione hanno garantito la possibilità di far viaggiare informazioni in modo agevole e capillare su tutto il pianeta. Il contatto, seppur virtuale, è diventato facile e immediato. Ciascuno può sapere cosa succede dall’altra parte del mondo, informarsi e creare reti di collegamento. Eppure l’uomo si lascia informare passivamente, come un cieco che, non potendo vedere, si fa raccontare. Non apre gli occhi, ma resta indifferente davanti ai cambiamenti, e ai rischi che incombono sulle società a iniziare dal riscaldamento globale.
Il titolo della mostra, che intende far riflettere sul comportamento dell’uomo nei confronti di un dramma epocale come il cambiamento climatico, si ispira al saggio di Zygmunt Bauman “Cecità morale-La perdita di sensibilità nella modernità liquida ” che racconta la perdita collettiva di sensibilità e immaginazione morale in una società che vive per il consumo, ma anche al saggio dello scrittore indiano Amitav Ghosh , La grande cecità , (è il titolo dell’edizione italiana) che esamina la nostra incapacità di cogliere i cambiamenti climatici e di trovare le relative soluzioni.
Egli non nutre speranza nel futuro, l’attuale modello di vita estremamente materiale, individuale e schiacciato su una singola esistenza influisce profondamente su qualsiasi domanda sul nostro destino e sul futuro del mondo. E la cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, capace di raccontare guerre e numerose crisi, rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.
La galleria è pertanto particolarmente lieta di presentare quattro artiste di varia nazionalità, Georgie Friedman, Sissa Micheli , Margarida Paiva e Charlotte Thiis-Evensen che , con le loro opere, intendono far riflettere sul tema del riscaldamento globale.
Georgie Friedman è una giovane artista americana i cui progetti includono video installazioni su larga scala, video singoli e multi-canale e diverse serie fotografiche. Ha vissuto, lavorato ed esposto negli Stati Uniti, in musei e università. La natura messa in relazione con le caratteristiche e i limiti dell’uomo contemporaneo sono al centro della sua ricerca. Mettendo in scena potenti condizioni atmosferiche o la forza dell’oceano indaga sull’impatto psicologico e sociale di fenomeni naturali di lieve e di grave entità in relazione alla fragilità e inadeguatezza umana.
Utilizza la fotografia, il video, il suono, l’installazione, l’ingegneria e la fisica della luce, tutto per creare nuove esperienze per gli spettatori.
L’artista presenta il video In the Wake of Icebergs girato in Antartide nel gennaio 2017. Questo territorio, difatti, si distingue per essere al momento uno dei luoghi al mondo ove più fortemente si avverte il cambio climatico a causa dello scioglimento dei ghiacciai. Per gli artisti sensibili al problema dunque, l’Antartide si configura come un luogo di particolare ispirazione ove mettere a punto le loro ricerche. Il dittico spazia dai dettagli degli iceberg ai vasti paesaggi marini di enormi blocchi di ghiaccio che si spostano verso il mare. Gli iceberg diventano rappresentazioni sia letterali che metaforiche del restringimento del perimetro dell’Antartide. Nel video In the Wake of Icebergs l’artista accosta paesaggi marini incongrui per alludere alla frattura dell’ambiente e per evidenziare l’enorme quantità di mare e paesaggio che non è possibile vedere all’interno dell’inquadratura a causa dei limiti del video.
La ricerca espressiva di Sissa Micheli, artista altoatesina, viennese d’adozione, si muove tra l’immagine fissa e quella mobile dosando con rigore installazioni, video e foto.
Le sue opere sono solitamente legate a temi di particolare attualità e a osservazioni della realtà che l’artista traduce in metafore, evidenziando i limiti del nostro sistema funzionale per stimolare un’analisi critica della nostra società. Le più recenti opere multimediali della Micheli si ispirano all’ontologia del paesaggio e all’interpretazione della scienza.
Le sue opere sono tipicamente legate a temi di particolare attualità e ad osservazioni della realtà che l’artista traduce in metafore, evidenziando i limiti del nostro sistema funzionale per stimolare un’analisi critica della nostra società. Le più recenti opere multimediali della Micheli si ispirano all’ontologia del paesaggio e all’interpretazione della scienza. L’artista presenta in video una performance sul clima „Singing Flag / Sounds of Climate”, in cui sventola, come una bandiera, una coperta di emergenza sullo sfondo di un deserto, sottolineando la necessità di operare per salvaguardare il nostro pianeta. Il sound della performance è una messa in musica di diagrammi sul riscaldamento globale interpretata da coriste e coristi altoatesini .
Margarida Paiva è una giovane e apprezzata videoartista portoghese che vive e lavora a Oslo, il cui curriculum vanta numerose partecipazioni a mostre e festival internazionali. Il trauma della perdita, l’isolamento e la memoria sono motivi ricorrenti nei suoi video. Le storie affiorano in narrazioni poetiche definite da una solitudine esistenziale. Il lavoro recente si concentra sul legame dell’uomo con gli altri esseri viventi, come la vita vegetale e animale. Questo interesse per la natura ha una dimensione spirituale che si ispira ad antiche credenze animiste per cui piante, animali e luoghi possiedono tutti una distinta essenza immateriale. Questi lavori si impegnano nell’esplorazione di diverse forme di convivenza tra umani e non umani mettendo in discussione l’idea dell’eccezionalismo umano in relazione al suo ambiente biologico.
L’artista presenta l’opera video “Soul Blindness” realizzata nel 2019. Una foresta tranquilla. La nebbia vaga nell’aria come un’anima perduta. Fantasmi di animali morti abitano il paesaggio, come intrappolati in una malinconia e un mondo oscuro. Ispirato da antiche credenze animiste in cui le piante, animali e luoghi possiedono tutti un’essenza spirituale distinta, il video indica la nostra crescente incapacità di riconoscere che altre creature sono esseri senzienti e consapevoli come noi.
Charlotte Thiis-Evensen è una regista norvegese, artista visiva, giornalista , autrice e direttrice di programmi televisivi. Come artista lavora con il documentarismo in video, con la fotografia e le installazioni. Nelle sue opere riflette sui rapporti familiari, i rituali quotidiani, storie culturali e temi legati all’identità.
Usa i media per creare narrazioni umane uniche ed empatiche. Utilizza una forma di documentario basato sull’esperienza vissuta di individui della sua cerchia di conoscenti. È interessata a produrre lavori che esplorino questioni riguardanti le libertà personali. Molte delle sue opere riguardano il modo in cui le strutture di potere non dette influenzano l’individuo.
Adrift , l’ultima opera dell’artista, cerca di catturare parte della sensazione claustrofobica e drammatica che tutti noi possiamo provare a volte, la sensazione ,a cui allude il titolo del video, di andare alla deriva , senza controllo. Questa sensazione può sorgere quando ci troviamo di fronte ai cambiamenti che avvengono in un essere umano, come nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, o a quelli che dobbiamo affrontare collettivamente, come il riscaldamento climatico e la migrazione.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 24 ottobre, 2020, ore 19.30

Periodo
24 ottobre – 15 dicembre 2020

Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840


Female Portraits

In il

Female Portraits

Comunicato Stampa

Muratcentoventidue Artecontemporanea

Female Portraits

Maura Banfo, Iginio De Luca, Lello Gelao, Chrischa Venus Oswald, Anahita Razmi, Özlem Şimşek

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea riprende il suo percorso espositivo con “Female Portraits” che vede la partecipazione di Maura Banfo, Iginio De Luca, Lello Gelao, Chrischa Venus Oswald, Anahita Razmi, Özlem Şimşek.
La mostra propone un originale confronto fra opere che attraverso linguaggi diversi, affrontano un tema comune, quello del ritratto femminile, una tradizione figurale che ha percorso ininterrottamente l’arte occidentale adattandosi all’evoluzione degli stili e delle forme. Il corpo femminile ed il volto in particolare è uno dei motivi più antichi e più comunemente mostrati nelle arti visive.
Le opere esposte in questa mostra ritraggono donne e nascono dall’analisi di un corpo femminile vivo nella sua complessità , soggetto attivo e non più oggetto della rappresentazione maschile, e sono attraversate da un sentimento di crisi e di inquietudine che riflette su come la rappresentazione dell’intimità femminile non sia non più ancorata a significati certi, legati a ruoli codificati.
Dopo anni d’irrequietezza “vagabonda” ad esplorare il mondo, Maura Banfo trova nella sua città natale, Torino, il proprio “nido” dove inizia una ricerca attraverso la fotografia come linguaggio predominante. Il lavoro di Maura Banfo dalla metà degli anni Novanta a oggi, ha segnato delle tappe importanti nel sistema dell’arte contemporanea italiana, con uno sguardo e una presenza significativa anche in ambito internazionale. Il percorso di Maura Banfo è caratterizzato da una coerenza interna che raramente si riscontra nell’opera degli artisti italiani della sua generazione. La forza del suo lavoro sta nel mantenere ben riconoscibile la propria impronta creativa e la propria poetica, ma in una continua scoperta di nuove sfaccettature e punti di vista. Lo stesso discorso vale per i media utilizzati: sebbene prevalga una preferenza per la fotografia, lavora con padronanza anche con il video, il disegno e l’installazione.
Il suo lavoro di raccolta di suggestioni comprende la produzione di lunghi scritti, scatti e disegni, ma anche la collezione di elementi appartenenti al regno animale e vegetale, ad esempio conchiglie o nidi che con certezza sono ormai stati abbandonati dai loro ospiti. Ognuno di questi piccoli mondi viene ascoltato, elaborato e tradotto in lavori dalla poetica molto diretta, in cui il pubblico può immedesimarsi e trovare un significato privato.
Nato a Formia nel 1966, Iginio De Luca si è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma. E’ un musicista e un artista visivo, fa video, installazioni e performance. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando con aerei, altre proiettando immagini o scritte su edifici in rapidi raid notturni, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo e impatto visivo, come cartelloni finto-elettorali. Ibridando etica ed estetica, tecnologia e azioni comportamentali, De Luca reclama l’interazione con l’ambiente e il pubblico, denunciando, tra ironia e impegno, la crisi di valori di questo nostro tempo. L’utilizzo di molteplici e differenti registri linguistici ha da sempre caratterizzato la sua progettualità e conseguentemente le scelte metodologiche ed operative, lasciando intendere che il denominatore comune è nella necessità di scardinare le certezze, di rompere i codici della formalizzazione espressiva, per tendere un tranello alla realtà, sorprendendola alle spalle.
In “Duecentosettanta°”, opera video realizzata nel 2007, vediamo un volto di una donna rilassato, tranquillo; il contesto è naturale, una villa, voci, terra, alberi e cielo. Poco a poco il paesaggio scorre dietro al volto, è la donna che si muove o è lo sfondo sul retro? Dopo aver attraversato gli alberi, la donna “atterra” di nuovo sul prato ma ormai il mondo è capovolto e il viso completamente deformato.
Questo video affida alla forza di gravità la possibilità di rivelare quella che è la nostra identità più inconscia e segreta, cambiando semplicemente il punto di vista.
Lello Gelao vive e lavora a Bari dove ha studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
La ricerca di questo artista insiste da qualche anno sul tema del ritratto attraverso una figurazione essenziale e intensa, grazie anche alla sua attenzione ai mass media e alla fotografia.
Le sue figure, stagliate su fondali anonimi, impercettibili, set senza tempo né spazio, sono immagini nitide, luminose, dagli intensissimi piani di colore, rese in una particolare prospettiva bidimensionale e private di ogni connotazione sentimentale, ma che riescono a comunicare una profonda risonanza psicologica.
Nei suoi quadri solitamente l’artista inserisce un unico personaggio, come nell’opera proposta in questa mostra , solo e distaccato fisicamente e psicologicamente, riuscendo a cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma e tutto appare immobile, silenzioso. Il suo lavoro si caratterizza attraverso atmosfere vuote e ambienti rarefatti e parla di solitudine, di malinconia e di tempo sospeso. In “Flowers” , un dipinto a olio su tela, ritrae una bambina riuscendo a cogliere una dimensione interiore densa di inquietudine e mistero.
Chrischa Venus Oswald, nata in Baviera nel 1984, ha terminato i suoi studi di Belle Arti presso l’Università di Arte e Design di Linz (A) nel 2011. Nel 2007 ha ricevuto in Austria il Premio Diesel New Art per la fotografia, della cui giuria faceva parte Erwin Wurm. Il suo lavoro è stato esposto e proiettato in varie mostre nazionali e internazionali, ed è incluso in collezioni private, tra le quali la collezione di video di Manuel de Santaren. L’artista lavora su una gamma di media diversi, come la fotografia, il video, la video performance o il testo / poesia .Il lavoro di Oswald si basa spesso su approcci performativi o documentari ed è principalmente interessato alle relazioni, alla condizione umana e alle questioni esistenziali.
Le esperienze personali servono come punto di partenza per aprire narrazioni individuali per lo spettatore e quindi un mondo di molteplici significati ,al fine di coinvolgerlo stabilendo una relazione a livello visivo e concettuale . Il pubblico è spinto così a vedere alcuni aspetti della vita sotto una nuova luce.
“In Granny´s Dresses” è la continuazione dell’esplorazione della sua relazione con la mamma di suo padre che è morta nel 2014. Dopo il primo ritratto che le era stato permesso di fare nel 2005, aveva iniziato una collaborazione documentaria con lei fino alla sua morte. Nel 2014 ha realizzato “BED”, una videoperformance nel suo giardino, in omaggio a lei.
Questa serie di autoritratti presenta uno degli abiti da giardino di sua nonna in ciascuna delle immagini e uno dei suoi oggetti che ha portato con sé quando hanno ordinato le sue cose. L’artista si mette non nei suoi panni ma nei suoi abiti e li trasferisce dal suo ambiente abituale in Baviera al suo ambiente di vita a Lisbona al momento della creazione dell’opera. Niente si perde davvero, tutto si trasforma.
Anahita Razmi è una video artista e performer nata ad Amburgo che vive tra Berlino e Londra, il cui lavoro ruota attorno a trasferimenti e traslocazioni culturali. Lavorando principalmente con video, installazioni, nuovi media e performance, il lavoro di Razmi esamina i processi di appropriazione culturale in cui i significati di immagini, artefatti e quindi identità esistenti vengono alterati collocandoli in un altro contesto temporale. Nel fare ciò, spesso riflette su strategie di disordine e strutture di percezione espresse dai mass media della cultura pop e dei suoi consumatori sullo sfondo di diverse comunità tra Occidente e Medio Oriente. La Repubblica islamica dell’Iran, con le sue attuali condizioni e relazioni politiche e sociali, rimane un punto di riferimento aperto e ambivalente.
L’opera “Iranian Beauty “ è composta da un video-loop e da un foglio DinA4 ,incorniciato, della voce Internet di Wikipedia del 2013 su “L’unità valutaria meno preziosa”. Il video rievoca una scena iconica del film “American Beauty”, scambiando i petali di rosa della scena originale con le banconote del Rial iraniano. Al momento della produzione dell’opera, la banconota da 500 IRR valeva meno di 3 Eurocent (aggiornamento del 2019: meno di 1 Eurocent), il che pone l’Iran al primo posto dell’unità valutaria meno valutata; il tasso di inflazione aumenta in modo significativo ogni anno, – nel 2012 è stato registrato intorno al 40%.
L’opera si riferisce a questi numeri precari, che devono necessariamente essere considerati in relazione alle sanzioni economiche occidentali che negli ultimi anni si sono inasprite. Il momento di seduzione della scena del film citato fallisce: l’opera mette in discussione valore / svalutazione e mette in relazione una memoria cinematografica occidentale con le realtà economiche dell’oriente.
Özlem Şimşek è artista e fotografa che vive e lavora ad Istanbul. Le sue opere video e fotografiche e performative si concentrano su storie ufficiali e alternative della rappresentazione femminile in Turchia, ponendo l’accento sull’interazione tra rappresentazione , genere e identità . Şimşek si appropria, decostruisce e di conseguenza ricostruisce rappresentazioni di donne, nella fotografia e nella pittura nel contesto della storia turco-ottomana. Nelle sue opere Şimşek utilizza la pratica performativa per creare un punto di vista critico sulle rappresentazioni delle donne e porre domande sul concetto di identità poiché le donne in Turchia sono state viste come simbolo delle differenze culturali e ideologiche a partire dall’inizio del processo di modernizzazione fino ad oggi.
I video intitolati “Big Sister” e “Letter” fanno parte del progetto “l’autoritratto e l’ arte turca moderna” in cui Özlem Şimşek posa per la cinepresa e cerca di comportarsi come le donne raffigurate nei dipinti storici turchi moderni. Nel contesto di questo progetto crea una serie di opere video e fotografie che mettono in discussione la rappresentazione delle donne nell’arte e nella storia turca moderna. Il video intitolato “Big Sister” allude all’autoritratto di Leyla Gamsız del 1950 in cui vediamo una giovane donna in piedi ,con alle spalle dei fiori e con un’espressione severa sul viso. Il video intitolato “Letter” si riferisce all’omonimo dipinto di Nuri İyem del 1980 che mostra una donna che si preme una lettera sul petto con desiderio. Queste opere nascono da una fantasia , l’artista si chiede: “cosa succederebbe se una donna che fosse stata rappresentata attraverso una certa immagine improvvisamente provasse a liberarsi del ruolo attribuitole?”.
Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari
Inaugurazione
Sabato 14 Dicembre, 2019, ore 19.30
Periodo
14 Dicembre – 30 Gennaio 2020
Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30
Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com

CV

Maura Banfo (1969) vive e lavora a Torino.
I lavori di Maura sono stati esposti in occasione di numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, tra cui Villa Giulia (Verbania), Palazzo Reale Arte alle Corti (Torino), SPSI Art Museum (Shanghai), Palazzo Birago (Torino), Castello di Rivara Fondazione Paludetto (Torino), Galleria Alessandro Bagnai (Firenze), Castel S’ Elmo (Napoli), Corpo 6 Galerie (Berlino), Fondazione Ferrero (Alba), Triennale Bovisa (Milano), Ateliers d’artistes (Marsiglia), Musee Espace Malraux (Chambery), Galleria AP4-ART (Ginevra), Arco (Madrid), Museo De Republica (Rio De Janeiro), Palazzo Bricherasio (Torino), Galleria Civica (Trento), Istituto Italiano di Cultura (Budapest), Galleria Fraktal (Cracovia).
Tra le varie partecipazioni ricordiamo nel 2012 il Festival Internazionale della Televisione di Shanghai, il 2010 a New York per il progetto Polaroid AIPAD. A marzo 2014 è stata l’unica artista italiana in residenza alla Fondation pour l’art la Napoule (Mandelieu-Cannes, France). Nel 2017 è stata ospite della residenza Made in Filandia, la Filanda di Pieve a Presciano, (Ar). Nel 2018 in occasione di Manifesta #12 Collateral Events, è stata invitata In residenza a Gran Tour en Italie a Palermo, a cura di Michela Eremita e Susanna Ravelli.
Il suo lavoro è presente in molte collezioni private e pubbliche (la Gam Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Castello di Racconigi, l’Unicredit Private Banking, il Museo della Fotografia di Cinisello Balsamo, l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, Palazzo Falletti di Barolo Torino, la Fondazione Castello di Rivara, Novella Guerra, Made in Filandia,…per citarne alcune).
www.maurabanfo.com

Iginio De Luca è nato a Formia il 21 agosto 1966. Vive a Roma e a Torino, insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia delle Belle Arti di Frosinone. Pur lavorando su molti campi, nella poetica di Iginio de Luca si riconosce un’unità molto intensa. L’artista ha realizzato diverse mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. Tra le mostre personali nel 2018: Solarium, Spazio Fourteen Artellaro, Tellaro-Lerici, a cura di Gino D’Ugo, iailat, Sound Corner, Auditorium Parco della Musica, Roma, a cura di Silvano Manganaro. nel 2017: Riso Amaro, spazio Albumarte, Roma, a cura di Claudio Libero Pisano. Nel 2016: Expatrie, casa dell’Architettura, Roma, a cura di Giorgio de Finis -Nel 2015:” Nato a Formia e residente a Roma”, Galleria Gallerati, Roma, a cura di Sabrina Vedovotto. Nel 2013: Azioni, CIAC , Castello di Genazzano RM) a cura di Laura Mocci
Tra le mostre collettive nel 2018: Kizart, rassegna video, museo MAXXI, Roma, a cura della Nomas Foundation, I Martedi Critici, Accademia di Belle Arti di Roma, a cura di Alberto Dambruoso e Guglielmo Gigliotti. Nel 2017: Kizart, rassegna video, Palazzo delle Esposizioni, Roma, a cura della Nomas Foundation. Nel 2014: Frammenti di Italia,rassegna video, Palazzo Ducale, Genova a cura di Francesca Guerisoli.

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Lello Gelao è nato a Bari dove vive e lavora. Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Ha fondato nel 2007 l’associazione culturale Muratcentoventidue Artecontemporanea.
Il suo lavoro è stato esposto in Germania, Francia, India and in Italia a Bologna, Bolzano, Genova, Malo (Vi) , Milano, Verona, fra le sue ultime mostre personali :Uomini, Galleria Muratcentoventidue-Artecontemporanea, Bari 2010; Uomini, galleria Peter Tedden, Düsseldorf ,2010, Invisible Present, Galleria Muratcentoventidue-Artecontemporanea, Bari 2013; fra le sue ultime collettive: 2008Kunstart art fair Bolzano,2010,Quadriennale – Düsseldorf , 2011Verona ArtFair 2011,Contemporaneamente, Galleria Spaziosei, Monopoli (Bari) 2012; Sotto il segno dello Zodiaco, Galleria Spaziosei, Monopoli (Bari) 2015;2018 What we once were, Galleria Muratcentoventidue Bari, , 2018,Emschergold-Sammlung Tedden, Galerie Münsterland, Emsdetten, Germania.
www.lellogelao.it

Chrischa Venus Oswald è un ‘artista tedesca, nata in Baviera nel 1984, che attualmente vive e lavora tra Berlino e Lisbona.Ha terminato i suoi studi Arte Belle presso l’Università di Arte e Design di Linz (A) con un diploma con onore in 2011thNel 2007, lei ricevuto il Diesel New Art Award Austria per la fotografia – nella cui giuria era incluso l’artista Erwin Wurm. Il suo lavoro è esposto e proiettato in varie mostre nazionali, nonché internazionali ed è incluso in collezioni private, tra gli altri, la raccolta di video di Manuel de Santaren. I suoi video sono stati selezionati in vari Festival di video arte come Proyector Videoart Festival, Madrid (ES), , FUSO Videoart Festival, MAAT, Lisboa (PT), Femmes ‘Video Art Festival 2, Pizzo, Los Angeles (Stati Uniti), in più – Percorsi sperimentali “- Festival per il cinema sperimentale e video arte, D21, Lipsia e 2 ° OZONO Video International Art Festival, Katowice, Polonia.
Ha esposto nel 2012 in “The Eye of The Collector” opere selezionate della collezione di Manuel De Santaren, Villa delle Rose (MAMbo), Bologna, e nel 2014 in “Family Matters” con Sophie Calle, Nan Goldin, Hans Op de Beeck, Thomas Struth Jim Campbell, John Clang, Guy Ben-Ner, Courtney caldaia, Ottonella Mocellin + Nicola Pellegrini, Trish Morrisse, Palazzo Strozzina, Firenze.
http://www.chrischa-oswald.com/

Anahita Razmi è un’artista visiva con base a Berlino e Londra. Ha studiato Media Art and Sculpture presso la Bauhaus-University di Weimar, il Pratt Institute di New York e la State Academy of Art and Design di Stoccarda, prima di esporre a livello internazionale in istituzioni come Museo Jumex, Città del Messico, Zachęta National Gallery of Art, Varsavia, Kunstraum Innsbruck, Austria, Kunstmuseum di Stoccarda, Germania, Kunsthalle Baden-Baden, Germania, National Art Center, Tokyo e all’interno della 55a Biennale di Venezia.
I suoi video, installazioni e opere performative utilizzano e utilizzano erroneamente i parametri contemporanei di importazione / esportazione e commercio e facilitano le impostazioni tra un “Occidente” e un “Medio Oriente” in cui vengono inseriti i significati di immagini, artefatti e quindi identità esistenti domanda. La Repubblica islamica dell’Iran, con le sue attuali condizioni e relazioni politiche e sociali, rimane un punto di riferimento aperto e ambivalente nel suo lavoro.
Razmi ha ricevuto il Goethe al Lux Residency, Londra (2018), il Werkstattpreis della Erich Hauser Foundation (2015), il MAK-Schindler Artists and Architects-in-Residence Program, Los Angeles (2013) e The Emdash Award , Frieze Foundation, Londra (2011). Il suo lavoro è incluso in diverse collezioni internazionali come il Kunstmuseum di Stoccarda, il Museo Novecento, Firenze e il Davis Museum del Wellesley College, negli Stati Uniti, tra gli altri. Razmi è professore associato di Belle Arti (4D Pathway) presso Central Saint Martins, Londra. Il suo lavoro è rappresentato dalla Carbon12 Gallery, Dubai.
https://www.anahitarazmi.de/
https://www.carbon12.art/artists/anahita-razmi/

Özlem Şimşek è artista e fotografa e accademica. Ha conseguito un dottorato di ricerca in arte e design presso l’Università tecnica di Istanbul Yıldız con la tesi “Il gioco di ruolo e le pratiche in maschera: uno spettacolo personale”.”. Le sue opere e ricerche si concentrano sulla memoria e sulla rappresentazione visiva di identità di genere e multipla.
Şimşek si è laureata in fotografia all’università Dokuz Eylül con la tesi “La fotografia come nuovo modo di esprimersi nell’arte contemporanea dopo il 1980 in Turchia”. Ha ricevuto una borsa di studio dall’istituto svedese e ha studiato fotografia a Nordens Fotoskola / Svezia nel 2004. Attualmente è professore associato di progettazione della comunicazione visiva all’Università Ayvansaray di Istanbul.
Le sue opere sono state incluse in diverse mostre personali e di gruppo in Turchia e all’estero, in gallerie e musei tra cui il Museo Malmö, il Museo Pera, il Museo Elgiz e il Museo moderno di Istanbul. Şimşek, vive e lavora a Istanbul, in Turchia.
https://ozlemsimsek.com/


Swimming Pool

In il

Swimming Pool mostra muratcentoventidue

Comunicato Stampa
Muratcentoventidue Artecontemporanea

Swimming Pool
Elena Knox, Sissa Micheli, Liliana Orbach, Jaye Rhee, Debora Vrizzi

La piscina, palcoscenico privilegiato di cinema e letteratura, rappresenta uno dei simboli più potenti, efficaci ed eloquenti del mondo contemporaneo. La mostra è dedicata al tema della piscina, vista come luogo fisico e mentale in bilico tra una dimensione artificiale e una condizione naturale.
La piscina è densa di significati, anche discordanti: è simbolo del lusso ma anche di un ritrovato rapporto con la natura (l’acqua, il corpo: l’abbandonarsi e il lasciarsi andare), è artificiale e naturale, contenitore e spazio adibito alla libertà, che mescola sensualità , ambiguità (innumerevoli scene di film, libri, video musicali) e morte (il cadavere nella piscina è un altro simbolo ricorrente che lega il lusso alla disperazione, come nell’opera di Elmgreen & Dragset Death of a Collector).
Rappresenta anche uno spazio da percorrere (movimento) o in cui galleggiare (stasi), pieno e vuoto.
Ed è presente l’acqua che da secoli non cessa di affascinare e ispirare atleti, artisti e persone comuni : cristallina, ristoratrice, ora misteriosa, immensa e terribile, ora raccolta e familiare.
In questa mostra sono proposte alcune opere in cui la piscina costituisce un elemento rappresentativo o simbolico di rilievo.
Le artiste invitate, Elena Knox, Sissa Micheli, Liliana Orbach, Jaye Rhee, Debora Vrizzi, affrontano lo stesso tema con linguaggi diversi come la fotografia e il video.
Elena Knox è un’artista performer e multimediale australiana che lavora attraverso testi, suoni e immagini.
Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca presso il College of Fine Art (attualmente UNSW Art & Design) presso l’Università del New South Wales nel 2015, ha iniziato a proporre lavori che evidenziano il rapporto tra umani e robot umanoidi in Giappone e in altri paesi.
Le sue opere propongono e sovvertono le tradizionali raffigurazioni di genere, interrogandosi su come le donne vengono rappresentate e rappresentano se stesse nei vari media e contesti della nostra epoca.
Nella sua pratica artistica, amplifica gli impulsi umani al totemismo, all’idolatria e al feticismo, mediante i quali tentiamo di comunicare con fenomeni paraumani e di respingere la nostra definitiva solitudine nella galassia. Questo sforzo spesso sfrutta il campo in rapida evoluzione delle tecnologie emergenti.
Chinoiserie (Ode to Wuhan) documenta una guerrilla performance di Elena nella piscina dell’Hongguang Jianguo Hotel a Wuhan, in Cina. Elena è stata artista residente al K11 Art Village di Wuhan quando ha trovato questa piscina e spa, pubblicizzata dall’hotel come aperta e utilizzabile dagli ospiti.
La città di Wuhan ha un’atmosfera ottimista, caotica, vecchio-nuovo-nuovo, in costruzione / distruzione. Chinoiserie (Ode to Wuhan) è il tentativo dell’artista di trovare un punto di accesso all’immersione culturale, in una Cina che scorre veloce inondata di contraddizioni.
La ricerca espressiva di Sissa Micheli, artista altoatesina, viennese d’adozione, si muove tra l’immagine fissa e quella mobile dosando con rigore installazioni, video e foto.
Sissa Micheli padroneggia per sottigliezza e capacità di suggestione lo storytelling. I suoi sono studi poetici di passioni elementari, tormenti quotidiani, intimi, talvolta d’impressionante intensità emotiva. Il suo è un mondo complesso di forte qualità cinematografica, dove realtà e finzione sono complici nella costruzione della struttura di un dramma psicologico.
A volte autobiografico, a volte basato sull’esperienza di qualcun altro, come riportata da un giornale, queste narrazioni di intimità sono frammenti autonomi di una vita difficile. In un processo delicato e appena visibile di sublimazione, Micheli iconizza le matrici delle relazioni umane di base, fornendo così lo spettatore di un dizionario di “emozioni ricevute” che, pur universalizzate, mantengono la loro sincerità e incredibilmente, una potente autenticità.
Nella mostra Swimming Pool l’artista presenta fotografie tratte dalla serie “I think I got caught in a trap” (2007), in cui la protagonista, l’artista stessa, esplora gli spazi di una villa abbandonata prima della sua demolizione. Si tratta della Villa Wierer costruita dall’architetto Franz Prey a Chienes in Alto Adige negli anni 70 e demolita nel 2008. Le sue rovine sono emblematiche del declino economico di tutta una generazione alto-atesina che era diventata ricca in breve tempo e che poco dopo era andata in fallimento. Micheli prende spunto da una storia vera del passato, s’immedesima nel ruolo della moglie del proprietario e crea una narrazione pittorica densa nella quale traduce una situazione emozionale di precarietà in metafore visive. A questo punto, l’osservatore è coinvolto nel mezzo di una storia immaginaria tutta misteriosa.
Liliana Orbach è un’artista interdisciplinare, curatrice indipendente e docente. Nata in Argentina, vive e lavora a Tel Aviv. Ha collaborato con numerosi artisti, scrittori, musicisti partecipando e spesso coordinando numerosi progetti e eventi nazionali e internazionali relativi all’arte ed è stata anche invitata a curare programmi di video arte e a tenere conferenze in musei e università.
Il suo lavoro intende essere globale, affrontando argomenti che riguardano molti aspetti della nostra esistenza e proponendo spunti di riflessione sulla complessità delle dinamiche culturali e sociali della nostra contemporaneità. Oltre a lavorare con le immagini in movimento lavora sull’ abbinamento dell’immagine con il linguaggio verbale.
L’artista propone il video Preludio de una danza. Quello che sembra un momento divertente in piscina si trasforma in una situazione di tensione in cui il ritmo del ciclo dell’acqua sembra controllare con il suo flusso l’apparente libertà in cui si muovono i nuotatori.
Il desiderio dell’umanità di dominare la natura potrebbe trasformarsi in un pericoloso gioco dai
risultati imprevedibili. L’artista ci ricorda che la vita dell’uomo scorre entro i confini del potente regno della natura.
Nata a Seoul, in Corea del Sud, Jaye Rhee. Jaye Rhee si cimenta nello spazio tra l’ironico e il commovente con le sue video installazioni. Nata a Seoul, in Corea del Sud, Rhee si è trasferita negli Stati Uniti dove vive e dove. si è laureata presso la School of the Art Institute di Chicago (BFA, MFA)
Presenta un’installazione intitolata Swan. Il suo lavoro esplora il carattere di evasione dei desideri più autentici . Concentrandosi sulla tensione tra il desiderio “reale” e “falsi” oggetti del desiderio, rappresentata dalle immagini, nel senso più ampio della parola, il suo lavoro presenta “falsi reali” e “immagini senza immagini”.
Ad esempio, nella sua serie di bagni pubblici Swan, Orso polare, Niagara, i performers si muovono nei bagni pubblici sullo sfondo di dipinti murali raffiguranti cigni in un lago, una scena del Polo Nord con orsi polari e le Cascate del Niagara. Queste scene esistono nel linguaggio, così come nella memoria collettiva modellata dalla cultura. Ma dove esistono realmente? Il cigno, gli orsi polari del Polo Nord e le Cascate del Niagara, esistono tutti senza esistere: sono immagini idealizzate dell’immaginario nostalgico.
Il suo obiettivo è quello di creare un nuovo spazio visivo in cui l’artificio evapori attraverso la presentazione molto nuda delle immagini e mettendo a nudo i materiali. Questo “onesto artificio” alla fine porterebbe a una riflessione sulla propria nostalgia.
Debora Vrizzi, nata a Cividale del Friuli, è una videoartista e autore della fotografia.
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna, negli anni alimenta il suo interesse per il cinema e la videoarte. Al Centro Sperimentale di Cinematografia / CSC di Roma, dove si diploma nel 2006 sotto la guida del Maestro Rotunno, impara a mettere la luce al servizio del racconto.
Come Performer e cineasta, Debora Vrizzi lavora da sempre con le immagini, il movimento, la fotografia e il corpo per mettere in scena una riflessione sull’identità personale e collettiva, a volte attraverso strutture semi-narrative, altre volte mediante una struttura simbolico-concettuale, in altre ancora slittando verso la documentazione del reale e l’autobiografia.
I suoi personali progetti artistici seguono due strade: la prima è caratterizzata dal mettere in gioco il proprio corpo come protagonista delle sue opere, le quali sono strutturate su un impianto prettamente cinematografico: i suoi quadri viventi sono delle vere e proprie ‘mises en scène’. La seconda è apparentemente opposta poiché l’artista sceglie di mettere in scena il cinema del reale.
In Frame Line, attraverso la rivisitazione del Mito, l’artista parla dell’attesa e della densità (concettuale e fisica) dei sentimenti e delle strategie ingarbugliate e inefficaci dell’amore.
Penelope attende Ulisse che, incantato delle Sirene, decide di non tornare.
La donna tesse i suoi capelli come una ragnatela, cercando di rendere seducente la sua interminabile attesa; non vuole abbandonare il suo trono. Il vento, che l’avvolge in aria sembra proseguire anche nell’acqua muovendo la gonna in una sorta di danza.
Frame line è lo spazio tra un fotogramma e un altro, è la linea che divide i sentimenti dalla ragione, è lo spazio vuoto e apparentemente immobile dell’attesa.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 19 Ottobre, 2019, ore 19.30

Periodo
19 ottobre – 30 novembre 2019

Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com
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http://www.facebook.com/MuratcentoventidueArtecontemporanea
https://www.instagram.com/muratcentoventidue_bari


“POLAR LANDS” mostra collettiva di Georgie Friedman, Kristina Kvalvik e Kristina Paustian

In il

polar lands

COMUNICATO STAMPA
Muratcentoventidue Artecontemporanea
Polar Lands
Georgie Friedman, Kristina Kvalvik, Kristina Paustian

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con la mostra collettiva, “Polar Lands”, che vede la partecipazione di Georgie Friedman, Kristina Kvalvik, Kristina Paustian.
Le artiste riflettono su temi di drammatica attualità come la difesa degli ultimi ambienti naturali non ancora sfruttati dall’uomo, il pericolo incombente del riscaldamento globale, la sensibilizzazione verso il problema della sostenibilità ambientale e del cambiamento climatico, la dialettica tra natura e civiltà.
Georgie Friedman (USA) è una giovane artista americana i cui progetti includono video installazioni su larga scala, video singoli e multi-canale e diverse serie fotografiche. Ha vissuto, lavorato ed esposto negli Stati Uniti, in musei e università. I suoi lavori si concentrano su un tema, i processi naturali e il rapporto uomo natura, e le reciproche influenze, che hanno una lunga tradizione nel documentarismo oltre che nel campo dell’arte. La natura messa in relazione con le caratteristiche e i limiti dell’uomo contemporaneo sono al centro della sua ricerca. Mettendo in scena potenti condizioni atmosferiche o la forza dell’oceano indaga sull’impatto psicologico e sociale di fenomeni naturali di lieve e di grave entità in relazione alla fragilità e inadeguatezza umana.
Utilizza la fotografia, il video, il suono, l’installazione, l’ingegneria e la fisica della luce, tutto per creare nuove esperienze per gli spettatori.
In “Rising Tide”, l’acqua dell’Antartico si eleva digitalmente sopra le gelide montagne dell’Antartide. Il video procede attraverso tre paesaggi con cumuli di neve in diminuzione. L’acqua lentamente si alza, trasformando le valli in baie, le montagne in isole e il suono dell’Antartide in mare aperto. Questo territorio, difatti, si distingue per essere al momento uno dei luoghi al mondo ove più fortemente si avverte il cambio climatico a causa dello scioglimento dei ghiacciai. Per gli artisti sensibili al problema dunque, l’Antartide si configura come un luogo di particolare ispirazione ove mettere a punto le loro ricerche.
Nei suoi lavori Kristina Kvalvik affronta questioni che si riferiscono a ciò che appare sconosciuto, inspiegabile, misterioso e pone l’accento sui limiti della nostra capacità di osservare la realtà e interpretarla, suggerendo che spesso ciò che vediamo, è ciò che ci aspettiamo di vedere, frutto della proiezione di desideri e di paure.
I suoi video contrariamente alla chiusura prospettica dei film d’intrattenimento, presentano una struttura narrativa aperta all’interpretazione dello spettatore e i suoi personaggi prendono forma dalla prospettiva di chi osserva piuttosto che da quella di chi è osservato. Inoltre tutti gli elementi classici su cui si basano i film di genere sono decostruiti e riutilizzati creando un effetto allo stesso tempo familiare e disorientante.
Nell’installazione video “Uplands”, tre diverse immagini del paesaggio sono giustapposte l’una con l’altra per formare un terreno immaginario, in continuo cambiamento. Il progetto esplora il paesaggio artico e prevede un futuro universo distopico. La tundra stessa è un’area completamente piatta senza alberi, e le impronte che lasciamo dureranno per secoli. Poco può sopravvivere in quest’altopiano, dove distanza, scala e prospettiva si dissolvono. Com’è la vita in questa immensità e chi può viverci?
In questa video installazione ritmata, in cui vediamo le tracce dell’esistenza umana, percepiamo una dimensione mistica e poetica. La colonna sonora di Pål H. Lillevold combina rumori fittizi del paesaggio con un sottotono melodico intermittente. Il paesaggio sonoro è pesante e ipnotico, come sentire il battito del cuore mentre inspiri ed espiri. Le immagini sembrano quasi corporee: s’intravedono visi sul fianco della montagna; la natura ha una personalità. E quando queste immagini iniziano a vibrare, gli spettatori hanno la sensazione che qualcosa stia per accadere.
Kristina Paustian, nata nel 1985 a Omsk in Russia, si è laureata in Belle Arti e Media a Berlino.

I suoi lavori di video arte sono stati accolti in festival e spazi espositivi internazionali, tra cui Les Rencontres Internationales (Parigi, Toronto, Berlino), Torino Film Festival (TFF), European Media Art Festival Germany, Kuandu Museum of Fine Arts di Taipei, Berlin Art Week, Victoria Art Center di Bucarest e Deutscher Künstlerbund.
Oggi la pratica artistica di Paustian riguarda video arte, film e installazioni. Nella sua arte cerca sempre di trovare e preservare una particolare costante umana. Questa costante (se esiste) va ben oltre le barriere linguistiche, i confini geografici, i concetti collettivi e sociali o le strutture politiche.
L’artista presenta la video installazione interattiva 3d, “Towards The Zero Point” realizzata nell’ambito di una residenza d’artista a Roma, esposta per la prima volta al Media Art Festival nell’ambito della mostra The power to change the world e presentata al Museo MAXXI nella sezione “Residenze d’artista”.
Towards The Zero Point è dedicata ai temi della conquista e dell’appropriazione, le strategie del progresso di civilizzazione dell’uomo. L’artista ha avuto l’idea di guardare indietro nella storia trovando come esempio la conquista del polo nord, un territorio molto ambito da diversi Paesi che però potrebbe presto scomparire dalle cartine geografiche, soprattutto a causa dello sviluppo economico di questi stessi Paesi.

La battaglia per la conquista del polo nord è iniziata nel XVIII secolo: il luogo è assolutamente particolare perché non si può portare via nulla, né vi si può lasciare qualcosa che si possa ritrovare in futuro. Raggiungere il Punto Zero (90°) è più un tentativo legato all’ego e alla necessità di essere i primi che non un fattore di civilizzazione.

Nel XXI secolo, dopo che si è scoperto che il 30% delle risorse petrolifere mondiali si trova sotto i suoi ghiacci, tutti i Paesi geograficamente confinanti ne hanno rivendicato il diritto di proprietà.

Poiché al momento il polo nord esiste ancora come territorio, il visitatore dell’installazione è invitato a fare un viaggio in 3D e a mettere la sua bandierina sul Punto Zero geografico, sempre che riesca a raggiungerlo.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari
Inaugurazione
Sabato 4 maggio, 2019, ore 19.30
Periodo
4 maggio 2019 – 20 giugno 2019
Orario di apertura
Lunedì ,martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30
Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com

CV
Georgie Friedman (b. 1974) currently resides in Boston, MA and has lived, worked and exhibited throughout the U.S. She received her Masters of Fine Arts in 2008 from the School of the Museum of Fine Arts, Boston and Tufts University, and her Bachelors of Art in 1996 from the University of California, Santa Cruz. Her current projects include several photographic series and experiential video installations that highlight our physical relationship to interior/exterior elements and uncontrollable natural forces.
Friedman has been commissioned to create site-specific video-based public art pieces and has exhibited in national and international venues including: Museum of Fine Arts, Boston (MA), Geneva International Film Festival (Switzerland), The Cleveland Museum of Art (OH), City Hall Park, Burlington (VT), Peabody Essex Museum (MA), Union College (NY), deCordova Sculpture Park & Museum (MA), City Hall, Boston (MA), and The Armory Center for the Arts (CA). She has been awarded a number of grants and fellowships including: Artist Traveling Fellowship to Antarctica (2017); Artist-in-Residence with The City of Boston, Boston AIR (2016); Massachusetts Cultural Council Artist Fellowship in Sculpture/Installation (2013); five Public Media Art Commissions for Art on the Marquee (Boston Cyberarts/Massachusetts Convention Center Authority, 2012-2015). She teaches a variety of video and time-based art classes at several institutions, including Boston College and Massachusetts College of Art.
web site http://www.georgiefriedman.com

Kristina Kvalvik (b.1980) is a Norwegian artist based in Oslo, Norway. She studied film and fine art in Norway, Sweden and Canada, and completed her MFA at Malmö Art Academy (SE) in 2008. Her work deals with matters relating to surveillance, the inexplicable and the threatening. She examines the limitations of sight and our ability to interpret what we see.
Kvalvik has exhibited her work internationally including Malmö Konsthall. Malmö, Sweden ,Göteborg International Biennial for Contemporary Art, Konstnärshuset. Stockholm.Overgaden Institute for Contemporary Art; Copenhagen, LOOP Film Festival; Barcelona, Center for Contemporary Art; Glasgow, GalleriBOX; Akureyri, Galeria Miroslav Kraljevic; Zagreb, Kunsthalle Exnergasse; Vienna, Parkingallery; Tehran, Västerås Konstmuseum, Høstutstillingen Kuntnernes Hus; Oslo, Center for photography; Stockholm, BABEL Gallery; Trondheim and The Vigeland Museum; Oslo, Muratcentoventidue Artecontemporanea Bari.
http://www.kristinakvalvik.com

Kristina Paustian (*1985 in Omsk, RU, lives in Berlin) examines cultural anthropological and socio-political topics in her works, also the topics of utopia and dystopia, and the fringe between science and occultism Her films are characterized by a strong visual signature and her video works are often executed in sequence shots. For her first documentary “ZAPLYV – Swimmers” (2015, 77 min.) she received the ARTE documentary film award for the best film and in 2017 she was part of the Berlinale Talents program. She is co-founder and active member of the Media Art Association (mkv) for the promotion of contemporary art with new media dedicated to the development of experimental narrative and exhibition formats. Kristina`s work has been exhibited at Les Rencontres Internationales, Arsenal Berlin, Visions du Réel, MAXXI Museo di Roma, Torino International Film Festival, Athen Biennale,Odessa Biennale, Tashkent Biennale, Russian Museum in Moscow, etc.
https://www.kristinapaustian.com


THE CARE, mostra personale di Elisabetta Di Sopra

In il

THE CARE mostra personale di Elisabetta Di Sopra

Comunicato Stampa

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con “The Care”, la mostra personale di Elisabetta Di Sopra.
Dar volto alla complessità dell’identità femminile affrontandone le infinite varianti e contraddizioni sembra essere la sfida di numerose artiste della scena contemporanea. Molte scelgono il linguaggio visivo del video come strumento critico privilegiato attraverso cui ridefinire l’immagine femminile, analizzando argomenti quali solitudine, rapporti interpersonali, amore, dolore e per mettere in scena il tema del corpo e dei diversi livelli di comunicazione a esso legati.
Ne è un esempio, la ricerca artistica di Elisabetta Di Sopra che si esprime in particolar modo attraverso l’uso del linguaggio video per indagare sulle dinamiche più sensibili della quotidianità e delle sue microstorie inespresse, dove il corpo femminile assume un ruolo centrale perché custode di una memoria e di un suo linguaggio espressivo.
La mostra raccoglie due opere video, “The Care” e “Quando ci sarà qualcuno in grado di sorreggermi”, e una serie di stampe fotografiche di alcuni dei più significativi fotogrammi – frutto di recenti progetti dell’artista accomunati dall’analisi dei concetti della dedizione, della cura, del dolore e della fragilità della nostra condizione.
Il video Quando ci sarà qualcuno in grado di sorreggermi prende spunto da un’affermazione postata su un social dalla protagonista, madre di quattro figli i quali uno a uno, vengono a svegliarla e a vestirla, per finire con il comporre un ritratto di famiglia che, nella sua severa staticità, esprime la solidità dei legami affettivi più profondi e del “senso” che da quella fatica può derivare.
La video installazione multicanale The Care parla della cura dell’altro, sia nel momento in cui ci presentiamo alla vita, sia quando ci affidiamo alla morte.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari
Inaugurazione
Sabato 16 marzo, 2019, ore 19.00
Periodo
16 marzo 2019 – 24 aprile 2019
Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30
INGRESSO LIBERO
Info
3348714094 – 3925985840
http://info@muratcentoventidue.com

Elisabetta Di Sopra nasce a Pordenone nel1969. Vive e lavora a Venezia dove ha conseguito nel 2010 la Laurea specialistica in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua ricerca è incentrata sull’impiego del video ed una narrazione caratterizzata da azioni semplici ed incisive che mettono in luce le dinamiche psicologiche sottese alla vita quotidiana, alle relazioni familiari, al corpo femminile e ai ruoli sociali. Collabora con l’università Ca’ Foscari per lo Short Film Festival, con l’Archivio Carlo Montanaro, La Fabbrica del Vedere, e l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. È docente presso il Master in Fine Arts in Filmmaking dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Ha all’attivo numerose mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero. Tra le principali nel 2018: 2018: PIETAS, a cura di Daniele Capra, Galleria Bugno, Venezia; Autoritratto, MACROAsilo, Roma; #liberadiesseredonna, Teatro Verdi, Pordenone; nel 2017: Possibili Sensi, a cura di Chiara Tavella, Galleria PArCo, Pordenone; nel 2015 Temporary, a cura di Giulia Bortoluzzi, galleria 3D, Venezia; nel 2014 Saudade, Muratcentoventidue Artecontemporanea, Bari; Transient Bodies, a cura di Giada Pellicari, Caos Art Gallery, Venezia; nel 2011 2tto, a cura di Chiara Tavella, Galleria Comunale Ai Molini, Portogruaro (Ve).
Tra le collettive: nel 2018 Body concrete, a cura di Laura Gottlob, Museoteatro della Commenda, Genova, Restless Waters, Italian Videoart, a cura di Silvia Grandi, Perama (G); Videoart Yearbook, a cura di Renato Barilli, Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi, Dams, Bologna; nel 2017 Karachi Biennale, a cura di Paolo De Grandis, Karachi (PK); nel 2016 Le stanze dei frammenti, a cura di Simona Caramia, Museo Marca, Catanzaro; nel 2015 Body Interference, a cura di Laura Carlotta Gottlob, Künstlerhaus, Vienna; nel 2014 Recto/Verso, a cura di Ilaria Marghutti, CasermArcheologica, Sansepolcro (Ar); nel 2013 100×100= 900 Project, Zeta Center for Contemporary Art, Tirana (AL); Who controls the controllers?, a cura di Francesco Lucifera, Galleria Clou, Ragusa; Body in abstraction, a cura di Laura Carlotta Gottlob, St John’s College, Oxford (UK); Hetero Q.B., a cura di Emilia Tavares e Paula Roush, Museu Nacional de Arte Contemporânea do Chiado, Lisbona (P); Premio Terna 05, a cura di Cristiana Collu e Gianluca Marziani, Roma; nel 2012 Videospritz (con Igor Imhoff), a cura di Paola Bristot e Daniele Capra, Studio Tommaseo, Trieste; De rerum natura, a cura di Daniele Capra, Lab 610 XL, Sovramonte (Bl); Norme per la rivoluzione, Rassegna di videoarte, a cura di Bruno Di Marino, Volksbühne, Berlino (D); Idrografie, a cura di Chiara Tavella, ex convento di San Francesco, Pordenone; Arsprima, Rassegna di videoarte, a cura di AlessandroTrabucco, Nur Gallery, Milano; Per-Lumina, a cura di Luigi Viola, Palazzo dei Battuti, San Vito al Tagliamento (Pn); Let the body play, a cura di Daniela Santellani, Katia Baraldi, Galleria Jarach, Venezia.


Around Myself

In il

Around Myself

Comunicato Stampa
Muratcentoventidue Artecontemporanea
Around Myself
Parisa Ghaderi, Claudia Maina, Sissa Micheli, Muriel Montini, Margarida Paiva
Gli stati d’animo rappresentano una caratteristica degli esseri umani: gioia, tristezza, rabbia, armonia, paura, sono tutte emozioni cui non ci si può sottrarre e che spesso sfuggono al nostro controllo.
La mostra propone un originale percorso nei territori intricati dell’animo, raccontato da cinque artiste di varie nazionalità, che tentano di svelare i lati oscuri, enigmatici e autentici delle emozioni che appartengono all’individuo.
Parisa Ghaderi è un’artista e cineasta iraniana che vive negli Stati Uniti dal 2009. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale e internazionale. Spazia dalla progettazione grafica alla fotografia fino all’installazione e alla lavorazione dei metalli. Come donna iraniana che vive negli Stati Uniti, riflette sulla sua esperienza e s’interroga sull’identità e sui problemi delle donne. Molti dei suoi lavori riguardano il passaggio dall’Iran agli Stati Uniti e il modo in cui la sua identità è cambiata. Attraverso di essi espone aspetti delle sue battaglie personali sollevando domande e cercando di trovare delle risposte. Si pone spesso di fronte a situazioni con cui non riesce a confrontarsi nella vita reale, come la perdita di una persona amata o la distanza emotiva.
In “Take care”, esplora il rifiuto dell’evidenza quando avviene una perdita e come rendere presente un’assenza. Questo pezzo è ispirato a una citazione di Emily Dickinson “La distanza e la morte sono la stessa cosa, quando te ne sei andato, te ne sei andato”. Utilizza la tecnica del Cinemagraph, in cui le fotografie sono combinate con un movimento minimo e ripetuto e il grado di azione è quasi impercettibile per accentuare l’atemporalità della perdita .
La ricerca espressiva di Sissa Micheli, artista altoatesina, viennese d’adozione, si muove tra l’immagine fissa e quella mobile dosando con rigore installazioni, video e foto. I suoi interventi si concretano in un assemblaggio simultaneo di foto, video e suoni.
Sissa Micheli padroneggia per sottigliezza e capacità di suggestione lo storytelling. I suoi sono studi poetici di passioni elementari, tormenti quotidiani, intimi, talvolta d’impressionante intensità emotiva. Il suo è un mondo complesso di forte qualità cinematografica, dove realtà e finzione sono complici nella costruzione della struttura di un dramma psicologico.
A volte autobiografico, a volte basato sull’esperienza di qualcun altro, come riportata da un giornale, queste narrazioni di disagio e intimità sono frammenti autonomi di una vita sul limite di un esaurimento nervoso, minacciata da un evento spesso tragico, inaspettato, precario nel suo dispiegarsi, come una serie di traumi dell’infanzia, attraverso gli anni formativi e la maturità, fino ai pericoli di una vecchiaia futura.
In un processo delicato e appena visibile di sublimazione, Micheli iconizza le matrici delle relazioni umane di base, fornendo così lo spettatore di un dizionario di “emozioni ricevute” che, pur universalizzate, mantengono la loro sincerità e incredibilmente, una potente autenticità.
L’artista presenta una serie di fotografie dal titolo “Yesterday’s Tomorrows” in cui i protagonisti sono una valigia bianca, una lampada volante, una giovane donna in una situazioni insolita – che salta e vola sul letto fluttuando nell’aria, e risvegliando la casa dalla sua inerzia. A questo punto, l’osservatore è coinvolto nel mezzo di una storia immaginaria che si svela attraverso un mondo d’immagini, già viste, tratte da film e dalla fiction televisiva.
Claudia Maina è un’artista milanese che si è laureata in Scultura e in Arti Interattive e Performative all’Accademia di Belle Arti di Brera. Utilizza il disegno, la scultura, l’installazione e il video. Il suo lavoro indaga il rapporto tra corpo e ambiente. Il corpo è messo in relazione alle dimensioni spaziali, temporali e sonore nelle quali vive. A partire dai concetti di ripetizione e abitudine, la ricerca si sposta su come questi agiscano nella quotidianità, influenzando la nostra psiche e il modo di abitare gli spazi. La dimensione fisica quotidiana è confrontata costantemente con quella emotiva, legata alla percezione del nostro corpo: ne nasce una definizione dello spazio che viene costruita con una ricerca formale in continuo slittamento tra equilibrio e ossessione. Le interessa analizzare come il tempo viene percepito e studiare il corpo come luogo di memoria temporale, anello di congiunzione tra passato e futuro.
I suoi BedBugs Castle sono edifici immaginari di breve durata, come case di carte, dove sono stati collocati piccoli bedbug-men. Sono una metafora dell’impossibilità di relazioni umane o di un’afasia comunicativa all’interno della loro fredda sospensione senza tempo. Le sue architetture improbabili costruite da bicchieri appoggiati l’uno sull’altro in una struttura dall’equilibrio assai precario, pronte a cadere e poi a risorgere, come un gioco senza fine, mostrano una mancanza di connessione tra gli individui.
Muriel Montini vive e lavora a Parigi. Ha studiato cinema e dal 2000, ha realizzato diversi film proiettati in importanti istituzioni internazionali e festival .
Il suo lavoro oscilla tra fiction, documentario e cinema sperimentale. L’artista considera tutti i suoi film come finzione, anche se non s’inseriscono in una linearità narrativa. La storia rimane comunque ciò che le interessa maggiormente. Come un musicista, lavora sulla ripetizione, le variazioni, fino alla nota minimalista di “Alice”, un video del 2009, la cui realizzazione si basa sull’idea di raccontare una storia con una sola parola. Nella finzione, lascia sempre spazio all’improvvisazione e mette lo spettatore il più possibile in uno stato di acume sensoriale e riflessivo: contrariamente alla chiusura prospettica dei film d’intrattenimento, i suoi lavori presentano una struttura narrativa aperta all’interpretazione dello spettatore, spetta a lui fare il suo video, proiettato in questa ricomposizione imperfetta del mondo, anch’egli, deve lavorare per ricostruire l’universo che gli viene proposto.
In Chambres (Ou Changrin) , del 2007, in una stanza d’albergo, una donna dorme, fuma sigarette e qualche volta inizia un dialogo. Ma non c’è risposta. ..
Margarida Paiva è una giovane e apprezzata videoartista portoghese, che vive e lavora a Oslo, il cui curriculum vanta numerose partecipazioni a mostre e festival internazionali.
Le sue opere video sono costituite da storie astratte in un approccio narrativo non sequenziale ma fatto di frammenti d’immagini e parole, i personaggi sono soprattutto donne e i temi presentano spesso un elemento di ansia e solitudine. Il trauma della perdita, l’isolamento e la memoria sono motivi ricorrenti in questi film. L’artista esplora gli stati più riposti della mente facendo scorrere in un unico piano temporale pensieri, emozioni, ricordi.
Erase (2009), il video che presenta in questa mostra, è una poesia per immagini che tocca temi quali la perdita e lo smarrimento. Riflette sul concetto di non-belonging, di non appartenenza, il sentirsi come un fantasma e la difficoltà a comunicare con gli altri .

Muratcentoventidue Artecontemporanea via G. Murat 122/b – Bari
Inaugurazione sabato 13 Ottobre 2018 ore 19.00
Infotel. 3348714094 – 3925985840
info@muratcentoventidue.com

La galleria aderisce alla quattordicesima Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI.
Parisa Ghaderi (b.1983, Tehran, Iran), is a visual artist and filmmaker who earned her BA in Visual Communications from Art & Architecture University (Tehran, Iran) in 2006, and her MFA in Art and Design from the University of Michigan (USA) in 2014. She moved to the U.S. in 2009. Her work has been exhibited nationally and internationally including South Asian Women Collective (Shirin Gallery, NY), the 6th International Media Arts Award (Queensland, Australia), ExperimentoBio, (Spain), A Woman house or a Roaming House? (A.I.R. Gallery, NY), Fadjr International Visual Arts Festival (Tehran, Iran), and the Red bull House of Art (Detroit, MI). Her work is featured in The Huffington Post, The Brooklyn Rail, Video Focus (France), Nineteen Sixty Nine (University of California, Berkeley), the Michigan Daily, Unite Women (online), and the Visual ARTBEAT Magazine (Austria). Ghaderi has made four short films: “Still”, “Broken Glass”, “The ones who loved me are gone”, and “One way”. Her short film “Still” has been screened at Women’s Independent Film Festival, Santa Monica, California, The International Film Festival for Documentary, Short, and Comedy, Indonesia, and CINEWEST, Sydney, Australia. “Still” won the International Award of Merit Winners, from the International Film Festival for Documentary, Short, and Comedy, Indonesia. “Broken Glass” was screened at Lady’s First International Film Festival, Cork city, Ireland. “The ones who loved me are gone” was the winner of The Berlin Flash Film Festival, Berlin, Germany, in 2017.
http:// www.pghaderi.com/

Claudia Maina is a Milano-based artist. She was born in Arona (No) in 1976. In 2004 she gradueted in Sculptur at the Academy of Fine Art in Milan, where she completed her master in Interactive and Performative Art in 2008.
Solo shows and video festivals: VEDUTE MULTIPLE (Multiple Views), in collaboration with EconomART di Amy – D Arte Spazio Gallery, Studio LOMBARDDCA, Milan; PIUME E FINESTRE (Feathers & Windows), Galerie Territoires Partagés, Marseille; La Trilogia Esistenziale_Omaggio a Michelangelo Antonioni (The existential Trilogy. A tribute to Michelangelo Antonioni) GAS Gallery; CORPI DOCILI, (Tamed Bodies) Gestalt Gallery, Pietrasanta; Claudia Maina Nac cultural association Novara; MM15*2005 a+m Bookstore, Milan. IDENTITÁ E VIOLENZA (identity & Violence) – Dialoghi tra videoarte e sociologia (dialogue between Video art and sociology),_Bergamo; Oblíqua / Mostra Internacional de Videoarte & Cinema Experimental, Appleton Square, Lisbon; CÓDEC Festival_Festival/Muestra de Vídeo Y Creaciones Sonora, México; Videovision, Video Exhibition, Galleria Nuvole, Palermo; The Scientist_International Videoart Festival in Ferrara; Experimental Texture, BAC!2010: TIME 11.0 Edition of Barcelona Art Contemporary Festival; From body to City. Five word for artist’s videos, Verona;
Group shows: ARCHIVI APERTI IN CITTADELLA. Cittadella degli Archivi, Milan; Open the boxes 2, Gagliardi Art System _Torino; Imbalance and Insecurity, Amy-d Arte Spazio Gallery; Contamination, Museo Civico Polironiano San Benedetto Po (Mn); Novara Art Prize Palazzo Bellini, Oleggio (No); Look At Festival, Ex-Manifattura Tabacchi, Lucca; External Memory, Care/of in Milan.
Prize: Finalist Premio Ora ; Finalist Premio Pasinetti _Mario Cosua video Art Prize; Selected in Combat Prize, Livorno. Finalist Corto Dams Festival, Montà (CN); Prize at Opera Prima Competition, Urbino.
In 2014 she partecipates at the recidency curated by La Napoul Art Foundation, Mandelieu- La Napoule, France. http://www.claudiamaina.it

Sissa Micheli was born in 1975 in Brunico in Italy. From 2000 to 2002 she studied at the Schule für künstlerische Photographie in Vienna under the direction of Friedl Kubelka and completed her diploma studies between 2002 and 2007 at the Vienna Academy of Fine Arts with Professor Franz Graf, Professor Gunther Damisch and Professor Matthias Herrmann, graduating with honours. Sissa Micheli was awarded several prizes and grants, including the Vienna Academy prize and the Premio Pagine Bianche d’Autore, Milan, in 2008, the London and Paris studio scholarship by the BKA in 2009 and 2013, and the Austrian state grant for artistic photography in 2015. In 2016 she was awarded the “Artist of the Year” prize by the South Tyrol Artists’ Association and the HGV. Her work has been shown in numerous national and international individual and group exhibitions and is represented in public and private collections. Sissa Micheli lives and works in Vienna.
http://www.sissamicheli.net

Muriel Montini lives in Paris where she currently works on different projects. She studied cinema in Paris VIII university. Since 2000, she has made several films that oscillate between fiction, documentary and experimental. They’ve been screened in different international institutions (Musée du Jeu de Paume Paris, Anthology Film Archives New York…) and festivals (Hamburg International Short Film Festival, FID de Marseille, Rencontres Paris–Berlin, European Media Art Festival Osnabrueck…).In 2014, she won two prizes at Szcezcin European film festival. Among her last exhibition: 2018-Dame of the Hour International Women’s Day exhibition Bath (Angleterre);Paratissima Bologna Art Fair “Animali Notturni” Bologne (Italie);Bienal Internacional de Video y Cine Contemporáneo Mexicali (Mexique);One-Off Moving Image Festival Valencia (Espagne);Exposition “Le trouble-fête” MPAA Broussais Paris (France);Artist as a digital archivist University of Oslo (Norvège) – Kamloops Art gallery (Canada) – Ideas Block LT Vilnius (Lithuanie);Digital Graffiti Alys Beach (USA); OGA Videoart Exhibition Rome (Italie);FILE Media Art Electronic Language International Festival Exhibition Sao Paulo (Brésil);FONLAD Water Museum, Art Web Center Coimbra (Portugal);2017-International Short Silent Film Celebration Haïfa (Israël) ;11th International Cukurova Art Festival – Altin Oran Art Gallery Adana (Turquie);FUSE Ättiksfabriken Art Space Royal College of Music Stockholm (Suède);Contemporary Visions (curator Roberto Ronca) (Italie, Espagne, Bulgarie, Angleterre, République tchèque);Festival International de Creatividad, Innovación y Cultura Digital Espacio Center Canaries (Espagne). She will have a restrospective this automn in Zagreb at the Onetakefilmfestival .
http://www.murielmontini.fr

Margarida Paiva was born in Coimbra, Portugal in 1975. In 2001 she moved to Norway and lives currently in Oslo. In 2007, she completed her Master degree at the Oslo National Academy of the Arts, and has earlier studied at the Faculty of Fine Arts in Porto and Art Academy in Trondheim. Among her solo shows: Untitled Stories, Lab.65 Contemporary Art Gallery, Porto, Portugal; Every Story Is Imperfect, Oslo Intercultural Museum, Norway; Erase, Muratcentoventidue Contemporary Art Gallery, Bari. Among her group shows and video festivals: Migrating Stories, Screen City Biennial, Stavanger, Norway; Stereo. Not Mono, F15 Contemporary Art Gallery, Moss, Norway; Stories and Desires From Who Sleeps, Camara Oscura Contemporary Art Gallery, Madrid, Spain; Debaixo da Película, Image Museum, Braga, Portugal; KINO DER KUNST, International Art Film Festival, Munich, Germany; The 30th Documentary Film and Video Festival, Kassel, Germany; Videoformes, XXIIe Intern. Video Art and Media Festival, Clermont-Ferrand , France; COURTisane, Short Film, Video and New Media Festival, Ghent; Belgium; European Media Art Festival, Osnabrück, Germany; Under Surveillance, Oeiras Image Festival, Lisbon, Portugal.
Her short film Every Story Is Imperfect (2012) has been awarded at FOKUS 2014, Nikolaj Kunsthal, Copenhagen, Denmark.
http://www.margaridapaiva.net