Marc Chagall “Sogno d’amore”, 100 opere in mostra al Castello d’Aragona di Conversano

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LA PRIMA GRANDE MOSTRA DI MARC CHAGALL IN PUGLIA, A CONVERSANO (BARI)

Dopo il clamoroso successo della mostra dedicata ad Antonio Ligabue, nel 2023, quest’anno il Comune di Conversano e Arthemisia rilanciano con una mostra dalla portata internazionale: un’intera monografia dedicata ad uno dei più importanti artisti del ‘900, Marc Chagall, con più di 100 opere.

Profilo biografico dell’artista Marc Chagall (1887-1985)
Marc Chagall, pittore russo naturalizzato francese, nasce il 7 luglio del 1887 a Vitebsk, oggi in Bielorussia. Cresce in una modesta famiglia di religione ebraica, dove riceve una formazione tradizionale. Il suo destino è diventare mercante, come il padre, ma la sua passione per la materia pittorica lo porta altrove. Dopo aver frequentato scuole d’arte locali, nel 1907 si trasferisce a San Pietroburgo, dove tra mille difficoltà, riesce a completare gli studi. Nel 1908 una mostra di opere d’arte russe e francesi in cui sono esposti dipinti di Van Gogh, Cézanne, Matisse, Braque, Derain, lo colpisce profondamente: è deciso a trasferirsi a Parigi. Lì finalmente si avvia una stagione florida, alimentata anche dall’amicizia con personaggi di spicco come Apollinaire, Jacob, Cendrars. Nascono i primi capolavori influenzati dal cubismo, mitigato però sempre dall’interesse per il lato invisibile della forma e dello spirito. Comincia ad affermare il suo stile distintivo, tanto che tra il 1911 e il 1913 espone al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne, poi nel 1914 finalmente la prima personale a Berlino alla Galerie Der Sturm, grazie all’interessamento di Apollinaire che lo presenta al mercante e letterato Herwarth Walden. Nel 1915 sposa Bella Rosenfeld, figlia di un facoltoso gioielliere ebreo di Vitebsk, che insieme alla piccola Ida, la loro primogenita, diventa il soggetto di molte opere. Durante gli anni della guerra espone a Mosca e a San Pietroburgo, illustra libri e giornali. Con la Rivoluzione d’ottobre diviene commissario per le Belle Arti nella regione di Vitebsk, contribuendo all’istituzione di un’importante scuola d’arte. Nel 1923 chiamato da Cendrar, lascia l’Unione Sovietica per tornare a Parigi, dove conosce Vollard e consolida la sua reputazione. Tra il 1925 e la fine degli anni Trenta si dedica soprattutto ai lavori su carta: incisioni acquerelli e tempere, culminanti poi nel ciclo di illustrazioni per La Bibbia. Tra le due guerre viaggia moltissimo tra Palestina, Europa e visita l’Italia. Nel 1941 durante l’occupazione nazista di Parigi fugge in modo rocambolesco insieme alla sua famiglia, abbandona il Vecchio Continente per gli Stati Uniti, dove riscuote importanti consensi, lavorando per scenografie e costumi per balletti. Nel 1946, mentre il MoMA di New York gli dedica una grande mostra, torna brevemente in Francia, scegliendola definitivamente dal 1947. Si stabilisce a Vence, frequenta Matisse e Picasso, insieme al famoso mercante Aimé Maeght, in questa fase si dedica allo studio della ceramica e dal 1951 inizia a occuparsi anche di scultura. In seguito alle seconde nozze con Vava Brodskij, si apre per Chagall una nuova feconda stagione di esibizioni in Europa, Stati Uniti e Unione Sovietica, con l’aggiunta di numerose commissioni pubbliche. Nel 1973 si inaugura a Nizza il Musée National Message Biblique Marc Chagall e nel 1977 riceve la Legion d’onore. Chagall, ormai novantasettenne, muore nel 1985 a Saint-Paul-de-Vence.

Il Polo Museale – Castello Conti Acquaviva D’Aragona di Conversano ospiterà dal 20 aprile al 27 ottobre 2024 la mostra Chagall. Sogno d’amore, a cura di Dolores Duràn Ucàr, prodotta e organizzata da Arthemisia, promossa e sostenuta dal Comune di Conversano Città d’Arte e Museco – Musei in Conversano. La voce italiana della mostra è affidata alla storica dell’arte Francesca Villanti.

Per raccontare tutta la vita e l’opera di Marc Chagall, saranno esposte oltre cento opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni dell’artista; un nucleo di opere rare , certificate e autorizzate dalla Fondation Chagall, provenienti da collezioni private.

La mostra, che vuole essere di forte impatto emotivo, intende raccontare il mondo di Chagall, intriso di stupore e meraviglia. Nelle opere coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione ed esodo, un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell’artista: un immaginario onirico in cui è difficile definire il confine tra realtà e sogno. L’Amore è il fil rouge che unisce tutta la produzione di Chagall: amore per la religione, per la patria, per la moglie, per il mondo delle favole, per l’arte.

L’esposizione sarà inoltre arricchita da tanti supporti multimediali quali video, approfondimenti didattici, strumenti immersivi.

Orari:
Da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 19:00
sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 15:30 alle 20:30
Chiuso il lunedì.

Biglietti:
Intero 15 euro
ridotto 13 euro

Castello Conti Acquaviva d’Aragona
Corso Domenico Morea – Conversano (BARI)
Tel – +39 0804958525
Mail – museco.info@gmail.com


Marc Chagall in mostra a Monopoli, nel Castello Carlo V “Il profeta dell’immaginario”

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Marc Chagall in mostra a Monopoli nel Castello Carlo V Il profeta dell'immaginario

In seguito alla concomitante presenza nei prossimi mesi della mostra “Sogno d’amore” del pittore russo Marc Chagall in un comune limitrofo, il comune di Monopoli comunica che la prevista mostra presso il Castello Carlo V la cui inaugurazione era prevista per il giorno 26 marzo 2024 è stata annullata.

Visti i pochi chilometri di distanza tra le due città che avrebbero ospitato per il medesimo periodo le opere di Chagall e il mancato accoglimento della proposta del Comune di Monopoli alla realizzazione di un percorso condiviso attraverso la previsione di un biglietto unico, l’Amministrazione Comunale di Monopoli, anche su indicazione degli organizzatori, ha deciso di sostituirla con una nuova mostra “I Maestri del Surrealismo”, opere da una collezione privata Dalì, Mirò, Ernst e gli altri.

Il Castello Carlo V di Monopoli ospita le opere del pittore russo Marc Chagall, un grande maestro della storia dell’arte del XX secolo, dedicando ampio spazio alle ricerche sul colore vibrante nei toni, come espressione delle inquietudini dell’animo umano, in continua tensione verso la spiritualità.

Insieme a Pablo Picasso, Salvador Dalì e Marcel Duchamp, l’artista Marc Chagall è stato uno dei grandi innovatori dell’immaginario culturale e visivo del Novecento.

La mostra sarà visitabile da martedì 26 marzo 2024 fino a domenica 25 agosto 2024 con apertura sabato 23 marzo alle ore 18.

Alle ore 17 ci sarà una presentazione in anteprima alla stampa alla quale parteciperanno il Sindaco di Monopoli Angelo Annese, l’Assessore alla Cultura Rosanna Perricci, il consigliere regionale con delega all’Urbanistica Stefano Lacatena, il dirigente dell’A.O. Affari Generali e Sviluppo Locale dott. Pietro D’Amico e il curatore della mostra Lorenzo Madaro.

Promossa dal Comune di Monopoli (Assessore alla Cultura Rosanna Perricci) con Global Art e Guastalla centro arte, la mostra intende ripercorrere mediante una selezione ragionata di opere con l’ausilio di apparati biografici, suggestioni e narrazioni a più voci la sua lunga storia di uomo e d’artista.

Lo studio del colore sarà il filo tematico principale del percorso, suddiviso in sei sale tematiche (Le anime morte; Le Favole di La Fontaine; Dessins pour La Bible; La Bibbia; Opere tarde; Jacques Lassaigne) che accompagneranno il visitatore alla scoperta del genio di Chagall, mentre contenuti testuali – redatti dai critici d’arte Simone Melis, Angelica Raho e Giulia Russo – e interventi allestitivi immersivi, consentiranno al pubblico di conoscere da vicino il pensiero, e la profonda spiritualità dell’artista. Una vita lunghissima e avventurosa, quella di Chagall, fatta di viaggi e incontri preziosi, che sarà possibile ricostruire attraverso alcune tracce, nascoste nelle pieghe delle ottanta opere.

La mostra sarà pertanto l’occasione per una progettualità ampia, in grado di generare dialogo, confronto, crescita. Le sale del Castello Carlo V di Monopoli diventeranno così scrigni di opere, bellezza, complessità, grazie a questa mostra in grado di generare occasioni di confronto serrato: il progetto prevede infatti un ciclo di appuntamenti collaterali per conoscere la ricerca dell’artista, fondamentali sia per gli addetti ai lavori che soprattutto per il grande pubblico.

Naturalmente tutti i contenuti testuali in mostra saranno in lingua italiana con traduzione in inglese per garantire una maggiore fruizione.

«Ancora una volta il Comune di Monopoli ospita nel suo Castello Carlo V una mostra dall’alto valore culturale. Ai nostri cittadini ma anche ai tantissimi turisti che hanno il piacere di visitare la nostra città durante il periodo primaverile ed estivo offriamo un evento culturale che sono convinto saprà attrarre un pubblico vasto e variegato. È un onore per la Città ospitare questo viaggio di Chagall nel novecento e diviso in sei sezioni», afferma il Sindaco di Monopoli Angelo Annese.

«Chagall è uno dei più grandi artisti del XX secolo, con i suoi dipinti impregnati dai colori vivaci, abitati da figure galleggianti e immagini simboliche che riflettono il profondo legame con la sua terra e la sua giovinezza, spesso raccontate con un tocco fantastico e onirico. Offrire al territorio l’approfondimento di un grande artista di fama mondiale come Chagall è un prezioso arricchimento non solo per i cittadini ma anche per il turismo», suggerisce Rosanna Perricci, assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione, aggiungendo che: «Le opere di Chagall affrontano temi universali come l’amore, la famiglia, la religione e la vita quotidiana. Ancora oggi è importante conoscere la sua eredità attraverso questa speciale occasione nel Castello Carlo V di Monopoli, affinché il contatto con l’opera di questo grande nome della storia dell’arte, possa servire da ponte per il dialogo culturale e interculturale, specialmente considerando che come pittore russo, di fede ebraica, ha vissuto in diversi paesi integrandosi perfettamente in società molto diverse dalla sua. Le sue opere, dunque, possono diventare il punto dipartenza per discutere di questioni culturali, identitarie e storiche, assolutamente rilevanti soprattutto oggi», dichiara Rosanna Perricci, assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione.

Profilo biografico dell’artista Marc Chagall (1887-1985)

Marc Chagall, pittore russo naturalizzato francese, nasce il 7 luglio del 1887 a Vitebsk, oggi in Bielorussia. Cresce in una modesta famiglia di religione ebraica, dove riceve una formazione tradizionale. Il suo destino è diventare mercante, come il padre, ma la sua passione per la materia pittorica lo porta altrove. Dopo aver frequentato scuole d’arte locali, nel 1907 si trasferisce a San Pietroburgo, dove tra mille difficoltà, riesce a completare gli studi. Nel 1908 una mostra di opere d’arte russe e francesi in cui sono esposti dipinti di Van Gogh, Cézanne, Matisse, Braque, Derain, lo colpisce profondamente: è deciso a trasferirsi a Parigi. Lì finalmente si avvia una stagione florida, alimentata anche dall’amicizia con personaggi di spicco come Apollinaire, Jacob, Cendrars. Nascono i primi capolavori influenzati dal cubismo, mitigato però sempre dall’interesse per il lato invisibile della forma e dello spirito. Comincia ad affermare il suo stile distintivo, tanto che tra il 1911 e il 1913 espone al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne, poi nel 1914 finalmente la prima personale a Berlino alla Galerie Der Sturm, grazie all’interessamento di Apollinaire che lo presenta al mercante e letterato Herwarth Walden. Nel 1915 sposa Bella Rosenfeld, figlia di un facoltoso gioielliere ebreo di Vitebsk, che insieme alla piccola Ida, la loro primogenita, diventa il soggetto di molte opere. Durante gli anni della guerra espone a Mosca e a San Pietroburgo, illustra libri e giornali. Con la Rivoluzione d’ottobre diviene commissario per le Belle Arti nella regione di Vitebsk, contribuendo all’istituzione di un’importante scuola d’arte. Nel 1923 chiamato da Cendrar, lascia l’Unione Sovietica per tornare a Parigi, dove conosce Vollard e consolida la sua reputazione. Tra il 1925 e la fine degli anni Trenta si dedica soprattutto ai lavori su carta: incisioni acquerelli e tempere, culminanti poi nel ciclo di illustrazioni per La Bibbia. Tra le due guerre viaggia moltissimo tra Palestina, Europa e visita l’Italia. Nel 1941 durante l’occupazione nazista di Parigi fugge in modo rocambolesco insieme alla sua famiglia, abbandona il Vecchio Continente per gli Stati Uniti, dove riscuote importanti consensi, lavorando per scenografie e costumi per balletti. Nel 1946, mentre il MoMA di New York gli dedica una grande mostra, torna brevemente in Francia, scegliendola definitivamente dal 1947. Si stabilisce a Vence, frequenta Matisse e Picasso, insieme al famoso mercante Aimé Maeght, in questa fase si dedica allo studio della ceramica e dal 1951 inizia a occuparsi anche di scultura. In seguito alle seconde nozze con Vava Brodskij, si apre per Chagall una nuova feconda stagione di esibizioni in Europa, Stati Uniti e Unione Sovietica, con l’aggiunta di numerose commissioni pubbliche. Nel 1973 si inaugura a Nizza il Musée National Message Biblique Marc Chagall e nel 1977 riceve la Legion d’onore. Chagall, ormai novantasettenne, muore nel 1985 a Saint-Paul-de-Vence.

SEZIONI DELLA MOSTRA

Le anime morte

L’attività da incisore di Marc Chagall ha inizio negli anni Venti del Novecento, quando lascia la Russia per trasferirsi a Berlino. Il suo primo incarico da incisore gli viene commissionato da Paul Cassirer, importante editore berlinese, per cui Chagall realizza venti fogli in puntasecca con la collaborazione del pittore e incisore Hermann Struck, si tratta di Mein Leben – 20 Redierungen (La mia vita – 20 Incisioni) pubblicato da Cassirer nel 1923. Il successo di quest’opera editoriale gli permette di entrare in contatto con Ambroise Vollard – mercante e gallerista francese celebre per il sostegno al gruppo dei cubisti – che nel 1923 propone a Marc Chagall la realizzazione dell’edizione illustrata di Le anime morte, opera incompiuto di Nikolaj Gogol, dedicata alle avventure di un truffatore. Dal 1927 Chagall è impegnato nella creazione di 107 acqueforti e 96 tavole, tirate dall’incisore Louis Fort, con la direzione artistica di Vollard. L’opera è pubblicata a Parigi per le Edizioni Verve solo dopo la guerra nel 1947, da Tériade subentrato a Vollard, con la collaborazione di Ida Chagall. Nelle tavole per Le anime morte Chagall si attiene in maniera minuziosa al dettato letterario di Gogol: infatti entrambi nutrono un gusto per il dettaglio aneddotico, inoltre il realismo fantastico del romanzo trova una corrispondenza con la cultura rurale russa natia dell’artista. La caratterizzazione dei personaggi del racconto permette a Chagall di inventare fisionomie, gesti e pose che evocano la caricatura di Honoré Daumier, artista francese celebre per le incisioni satiriche.

Dessins pour la Bible

I Dessins puor la Bible sono composti da 96 disegni inediti che Marc Chagall esegue tra il 1958 e il 1959. Queste litografie sono state pubblicate nel 1960 in due uscite speciali, i n. 37 e 38 della rivista Verve di Parigi, con una prefazione di Gaston Bachelard, filosofo della scienza e della poesia francese. Per questa produzione Chagall realizza appositamente 47 litografie originali: 24 fuori testo, la copertina a colori e 22 stampe in bianco e nero.

Le tematiche di questa produzione si abbinano sulla linea teorica e simbolica al progetto.

La Bibbia: in entrambi i casi vengono trattati i temi legati all’ Antico Testamento, con una maggiore dedizione verso il colore e il suo valore simbolico, più vicine a un dipinto piuttosto che a un’opera grafica. L’effetto è dovuto anche al sapiente uso della tecnica litografica. L’appellativo “chassid” si riferisce all’uomo pio che nella letteratura rabbinica è colui che privilegia il rapporto diretto con Dio e la lettura di testi sacri senza mediazione. Una religiosità più semplice e allo stesso tempo più immediata che si traduce come una delle componenti portanti per la sua poetica. Il misticismo diventa un mondo onirico in cui i protagonisti sono uomini in abiti tradizionali, le case popolari, e il mondo yiddish. Gli anni in cui l’artista si cimenta nello studio dell’Antico Testamento sono proprio gli anni dell’antisemitismo nazista a causa dei quali Chagall è costretto a scappare in America.

La Bibbia

Per la realizzazione delle illustrazioni, l’artista parte per un viaggio tra l’Egitto, la Siria e la Palestina dove incontra e studia l’iconografia dell’Antico Testamento ebraico, un pellegrinaggio che si rivela una ricerca delle radici spirituali biografiche. Poco prima del conflitto mondiale, nel 1939, Chagall arriva fino in Olanda sulle orme di Rembrandt van Rijn, pittore che si è distinto anche per la sua produzione grafica, che condiziona il linguaggio grafico e pittorico delle nuove incisioni. L’opera La Bibbia prende forma quando il pittore russo approda in America nel 1952, per ripararsi dalle persecuzioni antisemite. Nella sua interezza La Bibbia si compone di 105 acqueforti concluse in Francia, che Tériade acquista dagli eredi e pubblica in seguito, nel 1957. In queste tavole la luce è fortemente simbolica e orientaleggiante, lo stile incline al messaggio biblico ma con una interpretazione nuova e moderna. Per la prima volta nella produzione di Chagall vediamo emergere i temi religiosi chiaramente, non più nascosti nel suo immaginario. Il progetto La Bibbia diventa un pretesto per esprimere le sue radici, Chagall proviene infatti da una famiglia tradizionale chassidica dalla quale assorbe i valori e lo spirito religioso. L’eredità culturale gli permette di affrontare il testo della Bibbia esprimendo la parola come esperienza personale e interiore e vivendo la vita attraverso la saggezza del testo sacro. La Bibbia per l’artista è la fonte poetica più grande di tutti i tempi, una risonanza della natura, un enigma che ha sempre cercato di trasmettere con la sua arte.

Le Favole di Jacques La Fontaine

Le Favole sono il secondo ciclo di incisioni commissionate da Ambroise Vollard a Chagall, dopo Le anime morte. Il soggetto di questo ciclo sono Le Favole di Jean La Fontaine pubblicate nella prima edizione nel 1668 e divenute un classico della cultura francese. Chagall lavorerà ad un totale di cento acqueforti tra il 1927 e il 1930, tuttavia queste saranno pubblicate solo nel 1952 dall’editore greco Tériade, successore di Vollard, scomparso nel 1939. Le Favole di Jean de La Fontaine sono ispirate a Esopo, Fedro e alle tradizioni medievali e orientali, per tracciare un ritratto dei vizi e virtù della natura umana, facendo parlare gli animali. Invece di concentrarsi sull’aspetto morale dei racconti, Chagall è più interessato agli aspetti fantastici e mitologici di un universo altro dove animali ed esseri umani comunicano, interagiscono e vivono insieme. Dal punto di vista stilistico Le Favole rappresentano un’innovazione nel linguaggio di Chagall, si differenziano infatti dai lavori precedenti per l’abbandono del segno deciso e graffiante de Le anime morte a favore di un approccio più pittorico. Le illustrazioni sembrano replicare attraverso i mezzi dell’acquaforte la vivacità cromatica e il segno vaporoso delle tempere utilizzate come studio preliminare. Le figure occupano lo spazio con un forte dinamismo e si stagliano sullo sfondo con un accentuato contrasto tra bianchi e neri. Chagall nella scelta dei soggetti si concentra sull’intensità pittorica della scena piuttosto che puntare sulla descrizione del momento d’azione del racconto. In essi confluiscono i ricordi della vita contadina russa che si fondono con i paesaggi e le fattorie del mondo rurale francese. Nel clima nazionalistico dell’epoca la scelta di Vollard di affidare a un artista russo l’illustrazione di queste famose favole francesi è stata vista come antipatriottica, al punto che fu istituita un’interrogazione parlamentare. L’editore fu costretto a giustificarsi in un articolo: “Perché Chagall? […] Proprio perché la sua estetica mi sembra molto vicina e in un certo senso affine a quella di La Fontaine, insieme densa e sottile, realistica e fantastica”.

Le opere tarde

Nel 1966 l’artista lascia Vence per trasferirsi a Saint-Paul; intanto intraprende l’esecuzione di due grandi decorazioni murali destinate al Metropolitan Opera di New York, inaugurate nel 1967, e contemporaneamente lavora alle scene e ai costumi per Il Flauto Magico di Mozart, la cui prima rappresentazione si svolge il 19 febbraio. Nello stesso periodo Marc e Vava Chagall donano Messaggio Biblico al Louvre di Parigi. L’anno seguente, mentre Tériade pubblica Il circo con illustrazioni in litografia, Chagall intensifica la sua produzione di opere monumentali, realizzando un mosaico di tre metri per undici, sul tema di Ulisse, destinato all’Università di Diritto e Scienze Economiche di Nizza, oltre a diverse vetrate per il triforio del transetto nord della Cattedrale di Metz. Il 18 giugno del 1969 inaugura a Gerusalemme il nuovo Parlamento, per cui Chagall realizza un impressionante pavimento musivo, un’opera murale dal titolo Il Muro del Pianto, utilizzando la stessa tecnica e inoltre tre giganteschi arazzi, raffiguranti scene bibliche, che da soli occupano una superficie di cento metri quadri. Nella prima metà degli anni ‘70 Chagall espone alla Galleria Nazionale di Berlino-Est i bozzetti per l’opera monumentale al Museo Nazionale di Nizza. Poco dopo si reca a Chicago dove è accolto trionfalmente per l’inaugurazione del mosaico Le quattro stagioni. Questo lavoro, costituito da un blocco monumentale di venticinque metri di lunghezza, cinque metri di altezza e quattro metri di larghezza e decorato su tutta la superficie, si trova sulla Piazza Nazionale di Chicago. Nei primi anni ’80, su richiesta di Aimé Maeght Chagall esegue quattordici litografie del formato 1,20×0,80 m. Queste lastre resteranno come uno dei più grandi risultati nella storia della litografia a colori e testimoniano ancora una volta l’eterna giovinezza di un artista eccezionale.

Jacques Lassaigne

In occasione del suo settantesimo compleanno Chagall realizza una serie di tredici litografie per accompagnare una sua monografia a cura del critico d’arte Jacques Lassaigne pubblicato a Parigi da Maeght Editeur. In questo ciclo del 1957 Chagall riprende i grandi temi che lo hanno interessato nel corso della sua opera: l’amore, la religione, il sogno, il circo e il ricordo dell’infanzia russa. Nel ritornare su questi soggetti l’artista adotta con straordinaria libertà composizioni, segni grafici e cromatismi molto diversi. L’esemplare uso del colore ricorda gli audaci accostamenti delle opere di Henri Matisse e Robert Delaunay che lo colpirono profondamente al suo arrivo a Parigi. In La maternità e Il centauro la scena è accesa dal carattere espressionista del colore, tuttavia l’opera risponde a una rete di sensazioni come la sospensione, la discesa, il raffreddamento, che parlano del male del suo paese dell’affievolimento dei sentimenti e infine della morte. Chagall mescola sempre ironia e malinconia, attraverso una pittura della memoria, in un presente senza tempo, segnato dalle punizioni dei pogrom e dalle vessazioni zariste nei confronti degli ebrei. Lo sradicamento e l’esilio si percepiscono grazie all’uso delle figure esili, quasi trasportate dalle correnti e al contrasto dei colori complementari verde/rosso. Il tema degli amanti persiste nel percorso dell’artista a partire dal suo primo soggiorno parigino negli anni Dieci. La torre Eiffel in verde riflette il romanticismo che Chagall nutriva per la città in cui ha vissuto e lavorato per buona parte della sua vita. Le forme e i colori semplici di quest’opera offrono una lente immediata attraverso la quale guardare l’intimità giustapposta all’architettura riconoscibile della Torre Eiffel. Le figure degli amanti fanno inoltre capolino in Mazzo di fiori blu e nero e Il gallo rosso per segnare emotivamente le composizioni. Nella litografia Un pesce blu la relazione di coppia viene letta alla luce del processo di ibridazione e metamorfosi tra umano e animale già affrontata nelle Favole. Qui il dialogo tra amanti acquista una dimensione cosmica, le figure umane fuse con quelle animali si librano sopra i tetti del suo villaggio natale.

Castello Carlo V di Monopoli dal 26 marzo al 25 agosto 2024 

Orari:
dal 26/3 al 30/6 ore 10-14 e 16-20;
dal 1/7 al 25/8 ore 10-13.30 e 15.30-23.

Ingresso
Intero: €10,00
Ridotto: €8,00 per gruppi (da 8+) e residenti a Monopoli.
Gratuito per: minori, portatori di handicap e giornalisti

Info e prenotazioni: 3391645444


Visioni, Passioni Legami – Diego De Donato Editore in mostra a Spazio Murat

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VISIONI-PASSIONI-LEGAMI-DIEGO-DE-DONATO-EDITORE

VISIONI, PASSIONI, LEGAMI – DIEGO DE DONATO EDITORE
IN MOSTRA A SPAZIO MURAT – BARI
DAL 14 MARZO AL 7 APRILE 2024

Libri, carte d’archivio, video montaggi, cataloghi in digitale, video testimonianze, immagini fotografiche: sono questi gli elementi che raccontano e costituiscono Visioni, Passioni, Legami, la mostra – ideata e realizzata da Fondazione Gramsci – sull’editore Diego De Donato, figura centrale per Bari e per il panorama editoriale che ha rappresentato attraverso le case editrici Leonardo Da Vinci (1949-1965) e De Donato editrice (1966-1983)

La storia delle case editrici è storia di imprese, di lavoro collettivo, di dialoghi con autori, traduttori, grafici, tipografi, librai. È storia di connessioni con la scuola, l’università, i centri di studio e di ricerca, con la vita civile e politica. È storia che riguarda la conoscenza, la formazione, l’immaginario. È storia di città che favoriscono incontri e scambi culturali.

Accanto al corpo espositivo principale ci saranno due mostre fotografiche:

– Bari Vecchia 1972: 14 fotografie di Agnese De Donato

- Bari in trasformazione: 12 fotografie dall’Archivio di Michele Ficarelli

Inoltre l’esposizione è arricchita da un corposo programma di incontri e tavole rotonde.

Gli orari

Dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 20.00

Aperture straordinarie:

17 – 25 – 31 marzo dalle 11.00 alle 19.00

7 aprile dalle 11.00 alle 19.00

Ingresso Gratuito

L’allestimento

Grandi immagini fotografiche collegate ai temi della mostra accoglieranno il visitatore già da piazza del Ferrarese.
Il percorso sarà caratterizzato da un grande tavolo scomposto che ospiterà il cuore della mostra e simboleggerà la singolare figura di Diego De Donato, grazie a una articolazione che sovverte la geometria lineare dell’ambiente.
La distribuzione del sistema espositivo alluderà all’evoluzione e alla ricchezza dei temi trattati dalla casa editrice, evidenziata dall’uso dei colori che distingueranno le tematiche raggruppate in sei sezioni: Imprese, Orizzonti, Letterature, Dissensi e Marxismi, Sapere e Politica, Passato e Presente.
Ogni sezione sarà introdotta da un breve testo e ospiterà un montaggio video, una selezione di volumi sistemati su increspature del piano e una teca ad incasso con documenti d’archivio.
Uno spazio sarà dedicato ad approfondimenti sull’intera produzione della casa editrice attraverso i cataloghi storici della Leonardo da Vinci (1949-1965) e della De Donato (1966-1983).
L’intera storia della casa editrice è ripercorsa nel volume De Donato editore. Saggi, testimonianze, cataloghi (Ronzani editore), disponibile presso il punto vendita di Spazio Murat.

La Leonardo da Vinci e la De Donato

Nato a Bari nel 1928, Diego De Donato ha iniziato la sua attività di editore a poco più di vent’anni, ridando vita alla Leonardo da Vinci, una vecchia tipografia di Città di Castello di cui il padre Carlo era comproprietario. Il primo libro pubblicato – Segreto Tibet di Fosco Maraini – ebbe un successo internazionale.
La Leonardo da Vinci editrice caratterizzò la sua attività attraverso libri fotografici pregevoli e innovativi, racconti di viaggio e reportage su paesi lontani dall’Europa. A metà degli anni Sessanta iniziò a distinguersi per l’attenzione verso la letteratura e con traduzioni di testi inediti divenuti classici.
Denominata De Donato a partire dal 1966, la casa editrice fu animata nel corso degli anni Settanta da un gruppo di giovani intellettuali baresi che parteciparono in maniera originale e dirompente al dibattito politico, filosofico e culturale, nazionale e internazionale.
La De Donato cessò le attività dopo oltre un trentennio, lasciando un’eredità fatta di innovazione editoriale e vivacità intellettuale, di contributi durevoli destinati a vari ambiti disciplinari e scientifici: critica e teoria della letteratura, filosofia contemporanea, sociologia, antropologia culturale, urbanistica, diritto, archeologia, storiografia moderna e contemporanea.

Gli incontri

Venerdì 15 marzo, ore 17

Presentazione del libro De Donato editore. Saggi, testimonianze, cataloghi (Ronzani 2024)

Interverranno: Marco Giacomo Bascapé, Francesco Giasi, Daniela Mazzucca, Giuseppe Vacca e Claudia Villani che introdurrà e coordinerà.

Mercoledì 20 marzo, ore 17

Tavola rotonda sul tema L’editoria a Bari

Interverranno: Nicola Cacucci, Luciano Canfora, Claudia Coga, Alessandro Laterza e Maddalena Tulanti che introdurrà e coordinerà.

Lunedì 25 marzo, 17

Tavola rotonda sul tema La vita culturale a Bari

Interverranno: Rosalba Branà, Oscar Iarussi, Licia Lanera, Enzo Mansueto, Giusy Ottonelli, Antonio Princigalli, Gianluigi Trevisi e Luigi Quaranta che introdurrà e coordinerà.

Durante il periodo di apertura della mostra, la Fondazione Gramsci di Puglia organizzerà altri incontri sollecitati da progetti di ricerca sulla storia e la memoria.

La mostra è stata ideata e realizzata dalla Fondazione Gramsci

con il contributo della Regione Puglia

con il patrocinio della Città di Bari e dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro

con la collaborazione dell’Archivio di Stato di Bari, della Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio, della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Puglia, della Fondazione Gramsci di Puglia e di Spazio Murat.


BARI HI-END 2024, l’alta fedeltà torna in mostra al Nicolaus Hotel

In il

bari hi end 2024

Bari Hi-End
XXXIª edizione
Sabato 17 e domenica 18 febbraio 2024
The Nicolaus Hotel – Bari

Tre piani espositivi con le più importanti aziende del mercato audio e video.

Demo/Concerti in collaborazione con i conservatori pugliesi e le liuterie del nostro territorio.

Incontri con le etichette discografiche e presentazioni dei loro lavori audiophile.

Concerti serali gratuiti sabato 17 e domenica 18 febbraio.

Questo ed altro ancora vi aspetta alla 31ª edizione di BARI HI.END – 17/18 febbraio 2024 dalle ore 09:00 alle ore 21:00 presso The Nicolaus Hotel Bari

PROGRAMMA MUSICALE:

“IO CHE AMO SOLO TE” LE VOCI DI GENOVA
Sabato 17 febbraio 2024 ore 21:00 presso Sala Concerti The Nicolaus Hotel Bari – INGRESSO GRATUITO
Un progetto originale di Serena Spedicato (canto, voce recitante) scritto da Osvaldo Piliego (testi originali) arrangiamenti di
Nino De Luca (fisarmonica, arrangiamenti originali) con Nando Di Modugno (chitarra classica), Giorgio Vendola (contrabbasso); regia di Riccardo Lanzarone.

MICHELE FAZIO WORLD TRIO
Domenica 18 febbraio 2024 ore 20:00 presso Sala Concerti The Nicolaus Hotel Bari – INGRESSO GRATUITO
Michele Fazio – Pianoforte
Fausto Beccalossi – Fisarmonica
Carlos “el tero” Buschini – Basso acustico
Un concerto imperdibile con musicisti considerati al top mondiale per capacità espressive e tecniche.

Maggiori info www.barihiend.it


“Natura Scultura” a Bari la mostra dedicata a Enzo Guaricci

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Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”
Museo Archeologico di Santa Scolastica

+++Enzo Guaricci “Natura Scultura”+++
dal 10 febbraio al 31 maggio 2024

a cura di Christine Farese Sperken e Roberto Lacarbonara.

L’esposizione è promossa e coordinata dalla Città Metropolitana di Bari: Antonio Decaro, Sindaco metropolitano; Francesca Pietroforte, Consigliera metropolitana delegata ai Beni culturali; Micaela Paparella, Consigliera comunale di Bari delegata alle politiche di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico; Francesco Lombardo, Dirigente del Servizio Beni culturali e ICO; Emma Lobalsamo, responsabile coordinamento Pinacoteca “Corrado Giaquinto”; Roberta Giuliani, responsabile coordinamento Museo Archeologico di Santa Scolastica.

A un anno dalla scomparsa dell’artista Enzo Guaricci (Acquaviva delle Fonti, 1945 – 2023), questa prima importante retrospettiva, ospitata nelle due sedi museali della Città metropolitana di Bari – Pinacoteca “Corrado Giaquinto” e Museo Archeologico Santa Scolastica – ricostruisce, con circa cinquanta opere, oltre mezzo secolo di attività artistica vissuta tra la Puglia e le città di Firenze e Roma dove, nella seconda metà degli anni Sessanta, l’artista inizia la propria formazione di scenografo.

La mostra sarà accompagnata dalla pubblicazione del catalogo edito da Sfera Edizioni (marzo 2024) con i contributi critici di Christine Farese Sperken, Roberto Lacarbonara e Pietro Marino.

Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”.
Bari, via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27.
info: 080 5412420 pinacoteca@cittametropolitana.ba.it

Museo Archeologico di Santa Scolastica
Bari, via Venezia 73.
info: 080 0990882 museoarcheologico@cittametropolitana.ba.it

Orari di apertura: dal martedì al sabato
Ore 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Domenica 09:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Lunedì chiuso


Al Teatro Piccinni, “Tesori svelati. Gli splendidi costumi del Teatro Petruzzelli si mettono in mostra”

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Tesori svelati. Gli splendidi costumi del Teatro Petruzzelli si mettono in mostra

BARI – Questa mattina, nel foyer del Teatro Piccinni, il sindaco Antonio Decaro e l’assessora alle Culture Ines Pierucci sono intervenuti all’inaugurazione della mostra di arte sartoriale “Tesori svelati. Gli splendidi costumi del Teatro Petruzzelli si mettono in mostra”, promossa dalla fondazione Teatro Petruzzelli in collaborazione con il Comune di Bari e il Museo Civico e curata dal coordinatore del settore Costume del teatro Luigi Spezzacatene. All’evento ha partecipato anche il sovrintendente della fondazione Massimo Biscardi.

La mostra, che presenta al pubblico gli abiti di scena del prezioso repertorio operistico e coreutico del politeama pugliese, intende diffondere tutta la bellezza dell’arte della sartoria teatrale, ripercorrendo tante tappe significative della storia artistica del teatro e della sua rinascita.

“Siamo felici di proporre alla città un altro pezzo della nostra eccellenza culturale – ha dichiarato il sindaco Decaro – forse ancora poco conosciuta, perché spesso l’arte sartoriale nel teatro dell’Opera passa in secondo piano rispetto alla musica e ai suoi interpreti, e con essa vengono oscurati lo studio, l’arte e il mestiere che ci sono dietro i costumi realizzati artigianalmente, in questo caso dal maestro Luigi Spezzacatene. È invece si tratta di arte, studio e lavoro che non solo concorrono alla buona riuscita di un’opera ma ne rappresentano una componente fondamentale.

Per noi, dunque, è importante mettere a valore questo patrimonio straordinario che contribuisce a dare lustro al lavoro degli operatori culturali che, dal palcoscenico o dietro le quinte, hanno sempre reso onore alla città e soprattutto, nonostante le difficoltà, non sono mai andati via. Riteniamo giusto far conoscere ai baresi tutte le storie che, nel corso dei decenni, hanno attraversato la nostra città e i suoi palcoscenici più importanti, a maggior ragione se si tratta di storie di successo, di eccellenza e di servizio al territorio come quella di Luigi Spezzacatene e dei suoi straordinari costumi”.

“Esporre i costumi di scena di Luigi Spezzacatene custoditi nell’archivio della fondazione del Teatro Petruzzelli negli spazi del teatro Piccinni e del Museo Civico – ha proseguito Ines Pierucci – significa far dialogare i luoghi culturali della città e trasformare i teatri in museo, valorizzando l’arte sartoriale che si è scelto di esporre con coerenza rispetto all’architettura dei luoghi che la ospitano”.

In occasione della mostra Tesori svelati, il Teatro Piccinni e il Museo Civico di Bari diventano “museo diffuso” dove i costumi esposti vengono presentati attraverso schede informative, fotografie di scena che ne contestualizzano importanza e filologia, nuovi scatti che ne mettono in luce i particolari sartoriali.

In esposizione a rotazione, a partire da oggi, giovedì 7 dicembre, fino al 7 dicembre 2024, gli abiti creati per la Fondazione e realizzati per spettacoli andati in scena al Teatro Piccinni e al Teatro Petruzzelli.

Si comincia con i costumi del Premio Oscar Franca Squarciapino per Salome (2011) con la regia di Vittorio Sgarbi, al Teatro Piccinni.

Successivamente il pubblico potrà ammirare i costumi di Tom Rogers per Carmen (2012) con la regia di William Kerley, i costumi di Hugo de Ana (2019) per La Bohème, i costumi di Odette Nicoletti per Turandot, opera inaugurale del rinato Petruzzelli, con la regia di Roberto De Simone (2009), e i costumi di Elisa Savi per The beggar’s Opera (2005) con la regia di Moni Ovadia.

Nell’allestimento si è scelto di non racchiudere i costumi in teche di cristallo per consentire al pubblico di ammirare liberamente la fattura degli abiti in mostra: le strutture espositive sono state progettate ad hoc per integrarsi con l’architettura del Teatro Piccinni e del Museo Civico, riproducendone l’estetica e preservandone luoghi e materiali.

L’obiettivo di questa iniziativa è offrire al pubblico l’opportunità di avvicinarsi al mondo della tradizione artigiana della sartoria teatrale, della creazione di cappelli, calzature, oggetti, arti antiche e preziose che attraverso la meticolosa creatività dei suoi “attori” rende uniche e irripetibili le messe in scena delle grandi opere e dei grandi balletti.
 
Al Museo Civico di Bari sarà possibile visitare la mostra dal lunedì al venerdì, 9.30-13.30 / 16.30-19.30, e sabato, domenica e festivi, 9.30-13.30. Il costo del biglietto di ingresso al museo che comprende anche le mostre temporanee è di 5 euro (intero) e di 3 euro (ridotto over 65 e under 25).
 
Al teatro Piccinni sarà possibile visitare la mostra, allestita nel foyer, in occasione dell’apertura del Teatro per gli spettacoli e gli eventi in programma.


ART REVOLUTION, a Bari l’esposizione interattiva dei quadri parlanti

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ART REVOLUTION a Bari l'esposizione interattiva dei quadri parlanti

BARI – Piazza del Ferrarese si prepara ad accogliere i visitatori con una grande novità che dal 6 dicembre incanterà bambini e adulti e contribuirà a rendere più magica l’atmosfera del capoluogo pugliese.

Accanto alla serra bioclimatica realizzata da MV Line arriva un evento di respiro internazionale, per la prima volta in Italia in uno spazio pubblico in una versione completamente rinnovata dopo le tappe a Madrid, Belgrado e Zurigo.

All’Ex Mercato del Pesce il 6 dicembre apre i battenti Art Revolution, l’esposizione interattiva dei quadri parlanti: un evento multimediale in cui quattordici capolavori della storia dell’arte animati digitalmente raccontano la loro storia creando un percorso didattico che attraversa cinque secoli, dal rinascimento alla Pop Art, con un focus dedicato a Vincent Van Gogh.

Art Revolution prevede, oltre alle 14 riproduzioni interattive di opere su schermi ad alta risoluzione, ulteriori contenuti immersivi e digitali, selfie wall virtuali e iniziative dedicate ai bambini e alle scuole del territorio. L’iniziativa è una produzione Cube Comunicazione che, grazie alla collaborazione con MV Line e al patrocinio del Comune di Bari, prevederà prezzi popolari e ampiamente accessibili ad adulti e minori, con l’intento di creare un originale momento di intrattenimento per famiglie e turisti.

Oltre ad Art Revolution, a partire dal 6 dicembre il cuore pulsante di Bari ospiterà un incantevole giardino invernale coperto realizzato all’interno di una pergola bioclimatica MV Line adornato da centinaia di piante naturali. Anche in questo caso sarà dedicata grande attenzione ai bambini, con iniziative ludico-didattiche coinvolgenti e spettacolari in un ricco programma che prevede spettacoli, letture, laboratori creativi e, naturalmente, l’incontro con Babbo Natale nei giorni più caldi della festa.

Nella piazza sarà allestita un’ulteriore struttura MV Line contenente un incantevole presepe animato Lemax che emozionerà grandi e piccoli.

Orari:
LUN – VEN :
MATTINA 10:00 – 13:30
POMERIGGIO 16:00 – 22:00
SAB – DOM :
10:00 – 22:00

Info e ticket: 3889239326
scuole: 3205777678

Biglietti e tariffe:
Intero adulti 4,00 euro
Ridotto minori 18 anni 2,50 euro
Fino a 5 anni non compiuti, accompagnati dai genitori Gratuito
Diversamenti abili Gratuito

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Dicembre Barese, il programma degli eventi culturali che attraverseranno la città fino all’Epifania

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dicembre barese 2023

DICEMBRE BARESE. IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI CULTURALI CHE ATTRAVERSERANNO LA CITTA’ DAL 6 DICEMBRE 2023 AL 6 GENNAIO 2024.

Questo calendario rappresenta il risultato del lavoro di programmazione dell’offerta culturale in città, realizzato senza soluzione di continuità con la stagione estiva e autunnale, nella quale si inseriscono la stagione di prosa, il lavoro degli operatori e gli appuntamenti promossi negli spazi culturali della città: eventi diversificati per target e tipologia, in grado di soddisfare i gusti di un pubblico eterogeneo per età, consumi e interessi culturali.

Dagli spettacoli della stagione comunale di prosa nel teatro Piccinni agli appuntamenti con la lirica al Petruzzelli, dai concerti gratuiti del festival interetnico Soul Makossa nelle chiese cittadine alla mostra del talentuoso Rinioli al Museo Civico, dalla XV edizione del premio internazionale di danza “San Nicola” alle visite guidate gratuite nei luoghi della memoria antifascista di Bari, dalle Lezioni di storia degli Editori Laterza all’esposizione di opere d’arte interattive nell’ex Mercato del pesce, fino alla festa di Capodanno in piazza, i cui ospiti sveleremo tra qualche giorno.

Quello che si compone è un mosaico vivido, frutto della capacità ed esperienza dei nostri operatori culturali, con il sostegno dall’amministrazione comunale. Un’offerta interessante e varia che esprime la consapevolezza della nostra città, cresciuta negli ultimi anni e che consolida le ambizioni di una Bari sempre più proiettata in una dimensione europea.
A giorni integreremo questo calendario con una grande mostra internazionale, che annunceremo a breve e che si terrà negli spazi del teatro Margherita.

dicembre barese 2023


A Bari, “Saperi visibili: un secolo di packaging del made in Italy” in esposizione nello Spazio Murat

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saperi visibili un secolo di packaging del made in Italy

BARI – Inaugura sabato 4 Novembre alle ore 18.00 a Spazio Murat “Saperi visibili: un secolo di packaging del made in Italy”, un percorso attraverso 20 oggetti di impresa con cui interagiamo quasi ogni giorno.

L’esposizione è il racconto di progetti e brevetti, oggetti e prodotti che appartengono al nostro tempo a partire dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri. La mostra ha l’obiettivo di raccontare l’impresa italiana attraverso i suoi oggetti e le loro storie, come sono stati concepiti, al tempo in cui sono nati, spesso insieme alle novità tecnologiche e allo studio dei nuovi materiali intervenuti nei processi, e come hanno attraversato il secolo scorso, al fine di raccontare al grande pubblico cosa c’è dietro il fare impresa.

“Saperi visibili” sarà visitabile fino al 28 novembre, dal martedì al sabato dalle ore 10.00 alle 20.00

Ingresso gratuito

La mostra fa parte del corposo programma della Biennale dei Racconti d’Impresa che si terrà a Bari, in diversi luoghi, dal 4 al 28 Novembre, tutte le info e il programma qui: https://biennaleraccontiimpresa.org/#programma-eventi
La Biennale di Racconti d’Impresa è un progetto di Club delle imprese per la cultura di Confindustria Bari e BAT

Saperi Visibili: un secolo di packaging del made in Italy
da un’idea di Chiara Alessi, Ettore Chiurazzi, Giusy Ottonelli, Maria Laterza, Graziano Bianco
Selezione oggetti e testi: Chiara Alessi
Progetto di allestimento: Ettore Chiurazzi, Giusy Ottonelli, Graziano Bianco
Progetto esecutivo e comunicazione: CaruccieChiurazzi
Prestiti e organizzazione generale: Spazio Murat
Allestimenti: Officine Tamborrino , Xcatola, Pepe Graphic Srl


La Cina dei miei sogni, al Museo Civico una mostra dedicata alla Turandot

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la cina dei miei sogni

Questa mattina l’assessora alle Culture e Turismo Ines Pierucci ha partecipato al vernissage della mostra “La Cina dei miei sogni”, allestita al Museo Civico di Bari e dedicata ai bozzetti dei costumi realizzati dallo stilista Roberto Capucci per la Turandot, in scena dal 13 al 30 settembre al Teatro Petruzzelli.

Al vernissage è intervenuto lo stesso Capucci, stilista di fama mondiale, al suo debutto nel mondo dell’opera. Al suo fianco il soprintendente della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari Massimo Biscardi e lo scenografo Gary McCann.

«L’esposizione negli spazi del Museo Civico dei bozzetti dei costumi di scena disegnati da Roberto Cappucci per la Turandot – commenta Pierucci – è stata l’occasione, da un lato, per raccontare fuori dal Teatro una delle opere più attese del cartellone della Fondazione Petruzzelli attraverso il tratto sensibile e originale di questo artista e, dall’altro, per far conoscere Bari a uno dei più grandi designer del ventesimo secolo accogliendolo nel museo che racconta la storia della nostra città. Personalmente è stato un piacere e un onore incontrare Roberto Capucci, uno dei protagonisti indiscussi della storia della moda e del costume degli ultimi 70 anni».

La mostra “La Cina dei miei sogni” sarà visitabile fino al 30 settembre negli spazi del Museo Civico di Bari: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle 13.30 e dalle 17 alle 20, il sabato dalle ore 9.30 alle 13.30, la domenica dalle 17 alle 20 (ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura).

Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto (per gli under 25 e per gli over 65) 3 euro.