BLINDNESS

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BLINDNESS

Muratcentoventidue Artecontemporanea

Blindness

Georgie Friedman, Sissa Micheli, Margarida Paiva, Charlotte Thiis-Evensen
La cecità cui fa riferimento il titolo della mostra è ovviamente metaforica, è uno stato dell’essere umano, è l’incapacità di vedere gli altri e ciò che ci circonda, è l’indifferenza e la mancanza di empatia.
La tradizione letteraria, sin dalla Grecia arcaica, ha spesso giocato sulla metafora della cecità fisica , da Tiresia, a Edipo, re di Tebe, fino , negli anni più recenti, all’umanità resa cieca da un’improvvisa pandemia nel romanzo di Josè Saramago, Saggio sulla cecità, la storia della letteratura è ricca di esempi significativi di cecità simbolica.
Negli ultimi decenni, sviluppo tecnologico e globalizzazione hanno garantito la possibilità di far viaggiare informazioni in modo agevole e capillare su tutto il pianeta. Il contatto, seppur virtuale, è diventato facile e immediato. Ciascuno può sapere cosa succede dall’altra parte del mondo, informarsi e creare reti di collegamento. Eppure l’uomo si lascia informare passivamente, come un cieco che, non potendo vedere, si fa raccontare. Non apre gli occhi, ma resta indifferente davanti ai cambiamenti, e ai rischi che incombono sulle società a iniziare dal riscaldamento globale.
Il titolo della mostra, che intende far riflettere sul comportamento dell’uomo nei confronti di un dramma epocale come il cambiamento climatico, si ispira al saggio di Zygmunt Bauman “Cecità morale-La perdita di sensibilità nella modernità liquida ” che racconta la perdita collettiva di sensibilità e immaginazione morale in una società che vive per il consumo, ma anche al saggio dello scrittore indiano Amitav Ghosh , La grande cecità , (è il titolo dell’edizione italiana) che esamina la nostra incapacità di cogliere i cambiamenti climatici e di trovare le relative soluzioni.
Egli non nutre speranza nel futuro, l’attuale modello di vita estremamente materiale, individuale e schiacciato su una singola esistenza influisce profondamente su qualsiasi domanda sul nostro destino e sul futuro del mondo. E la cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, capace di raccontare guerre e numerose crisi, rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico.
La galleria è pertanto particolarmente lieta di presentare quattro artiste di varia nazionalità, Georgie Friedman, Sissa Micheli , Margarida Paiva e Charlotte Thiis-Evensen che , con le loro opere, intendono far riflettere sul tema del riscaldamento globale.
Georgie Friedman è una giovane artista americana i cui progetti includono video installazioni su larga scala, video singoli e multi-canale e diverse serie fotografiche. Ha vissuto, lavorato ed esposto negli Stati Uniti, in musei e università. La natura messa in relazione con le caratteristiche e i limiti dell’uomo contemporaneo sono al centro della sua ricerca. Mettendo in scena potenti condizioni atmosferiche o la forza dell’oceano indaga sull’impatto psicologico e sociale di fenomeni naturali di lieve e di grave entità in relazione alla fragilità e inadeguatezza umana.
Utilizza la fotografia, il video, il suono, l’installazione, l’ingegneria e la fisica della luce, tutto per creare nuove esperienze per gli spettatori.
L’artista presenta il video In the Wake of Icebergs girato in Antartide nel gennaio 2017. Questo territorio, difatti, si distingue per essere al momento uno dei luoghi al mondo ove più fortemente si avverte il cambio climatico a causa dello scioglimento dei ghiacciai. Per gli artisti sensibili al problema dunque, l’Antartide si configura come un luogo di particolare ispirazione ove mettere a punto le loro ricerche. Il dittico spazia dai dettagli degli iceberg ai vasti paesaggi marini di enormi blocchi di ghiaccio che si spostano verso il mare. Gli iceberg diventano rappresentazioni sia letterali che metaforiche del restringimento del perimetro dell’Antartide. Nel video In the Wake of Icebergs l’artista accosta paesaggi marini incongrui per alludere alla frattura dell’ambiente e per evidenziare l’enorme quantità di mare e paesaggio che non è possibile vedere all’interno dell’inquadratura a causa dei limiti del video.
La ricerca espressiva di Sissa Micheli, artista altoatesina, viennese d’adozione, si muove tra l’immagine fissa e quella mobile dosando con rigore installazioni, video e foto.
Le sue opere sono solitamente legate a temi di particolare attualità e a osservazioni della realtà che l’artista traduce in metafore, evidenziando i limiti del nostro sistema funzionale per stimolare un’analisi critica della nostra società. Le più recenti opere multimediali della Micheli si ispirano all’ontologia del paesaggio e all’interpretazione della scienza.
Le sue opere sono tipicamente legate a temi di particolare attualità e ad osservazioni della realtà che l’artista traduce in metafore, evidenziando i limiti del nostro sistema funzionale per stimolare un’analisi critica della nostra società. Le più recenti opere multimediali della Micheli si ispirano all’ontologia del paesaggio e all’interpretazione della scienza. L’artista presenta in video una performance sul clima „Singing Flag / Sounds of Climate”, in cui sventola, come una bandiera, una coperta di emergenza sullo sfondo di un deserto, sottolineando la necessità di operare per salvaguardare il nostro pianeta. Il sound della performance è una messa in musica di diagrammi sul riscaldamento globale interpretata da coriste e coristi altoatesini .
Margarida Paiva è una giovane e apprezzata videoartista portoghese che vive e lavora a Oslo, il cui curriculum vanta numerose partecipazioni a mostre e festival internazionali. Il trauma della perdita, l’isolamento e la memoria sono motivi ricorrenti nei suoi video. Le storie affiorano in narrazioni poetiche definite da una solitudine esistenziale. Il lavoro recente si concentra sul legame dell’uomo con gli altri esseri viventi, come la vita vegetale e animale. Questo interesse per la natura ha una dimensione spirituale che si ispira ad antiche credenze animiste per cui piante, animali e luoghi possiedono tutti una distinta essenza immateriale. Questi lavori si impegnano nell’esplorazione di diverse forme di convivenza tra umani e non umani mettendo in discussione l’idea dell’eccezionalismo umano in relazione al suo ambiente biologico.
L’artista presenta l’opera video “Soul Blindness” realizzata nel 2019. Una foresta tranquilla. La nebbia vaga nell’aria come un’anima perduta. Fantasmi di animali morti abitano il paesaggio, come intrappolati in una malinconia e un mondo oscuro. Ispirato da antiche credenze animiste in cui le piante, animali e luoghi possiedono tutti un’essenza spirituale distinta, il video indica la nostra crescente incapacità di riconoscere che altre creature sono esseri senzienti e consapevoli come noi.
Charlotte Thiis-Evensen è una regista norvegese, artista visiva, giornalista , autrice e direttrice di programmi televisivi. Come artista lavora con il documentarismo in video, con la fotografia e le installazioni. Nelle sue opere riflette sui rapporti familiari, i rituali quotidiani, storie culturali e temi legati all’identità.
Usa i media per creare narrazioni umane uniche ed empatiche. Utilizza una forma di documentario basato sull’esperienza vissuta di individui della sua cerchia di conoscenti. È interessata a produrre lavori che esplorino questioni riguardanti le libertà personali. Molte delle sue opere riguardano il modo in cui le strutture di potere non dette influenzano l’individuo.
Adrift , l’ultima opera dell’artista, cerca di catturare parte della sensazione claustrofobica e drammatica che tutti noi possiamo provare a volte, la sensazione ,a cui allude il titolo del video, di andare alla deriva , senza controllo. Questa sensazione può sorgere quando ci troviamo di fronte ai cambiamenti che avvengono in un essere umano, come nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, o a quelli che dobbiamo affrontare collettivamente, come il riscaldamento climatico e la migrazione.

Sede
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 24 ottobre, 2020, ore 19.30

Periodo
24 ottobre – 15 dicembre 2020

Orario di apertura
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 3925985840


Z/000 GENERATION – Artisti pugliesi 2000>2020

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generation artisti pugliesi mostra

La mostra collettiva Z/000 GENERATION. Artisti pugliesi 2000>2020 fotografa il momento storico tra la fine anni Novanta e inizio degli anni Zero e ritrae la generazione di artisti pugliesi (provenienti dalle province di Bari, Lecce, Taranto, BAT) cresciuta, in quel tempo e in quello spazio, attorno e insieme alla figura carismatica – purtroppo scomparsa prematuramente – del tarantino Cristiano De Gaetano(1975-2013): Carlo Michele Schirinzi, Pierluca Cetera, Nicola Vinci, Nicola Curri, Patrizia Piarulli, Natascia Abbattista, Stefania Pellegrini, Giuseppe Teofilo, Raffaele Fiorella, Mariantonietta Bagliato.

“Con questo progetto, nell’ambito della Festa del Mare, Regione Puglia sostiene i talenti e le eccellenze del nostro territorio. La mostra Z/000 Generation storicizza l’esperienza di un gruppo di giovani artisti nati e cresciuti artisticamente grazie alle ispirazioni e agli influssi della nostra terra. Il nostro obiettivo, in questo momento difficile, è quello di valorizzare le risorse umane, le competenze e i talenti del territorio, mettendo cultura e turismo al centro di un modello diverso di sviluppo economico per il sud e supportare progetti che rendano la cultura accessibile alla comunità a 360 gradi”, commenta Aldo Patruno, Direttore Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del territorio della Regione Puglia

Questa collettiva rientra nel cartellone di Festa del Mare 2020, la rassegna che quest’anno abbiamo voluto si spingesse oltre l’estate per offrire al pubblico barese opportunità di fruizione culturale il più possibile diversificate, tutte nel rispetto delle attuali norme a contrasto della diffusione del virus. La scelta è caduta su un collettivo di artisti pugliesi accomunati dall’essersi formati nella nostra Accademia di Belle Arti sul finire degli anni Novanta e dall’aver mosso insieme i primi passi nel mondo dell’arte: artisti che dialogano tra loro, le cui opere vengono proposte in un arco di oltre vent’anni a testimoniare lo sviluppo di percorsi di ricerca ed espressivi personalissimi, eppure legati da uno stesso interesse a scandagliare l’umano e il perturbante. Z/000 Generation risponde così, perfettamente, alla volontà di valorizzare i talenti della nostra terra offrendo loro nuove occasioni di portare la propria esperienza artistica all’attenzione di un pubblico vasto, che voglia riflettere e interrogarsi al cospetto di queste opere segnate da un’ampia interdisciplinarietà espressiva. Nelle prossime settimane presenteremo due nuovi appuntamenti di Festa del Mare, guardando però oltre i confini del nostro Paese per portare a Bari la produzione di grandi nomi dell’arte contemporanea”, ha commentato Ines Pierucci, Assessore alla Cultura del Comune di Bari

AncheCinema

Corso Italia, 112 (Bari)

dal 23 al 25 ottobre: orari 11-13 / 17-21,
dal 26 ottobre al 15 novembre negli orari normali di apertura di AncheCinema

Info. 3296112291


“Moda al Castello. Collezioni di abiti storici in Puglia” in mostra al Castello Svevo di Bari

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Moda al Castello Collezioni di abiti storici in Puglia

Sabato 10 ottobre, alle ore 18.00, presso la Sala Conferenze del Castello svevo di Bari verrà presentato al pubblico il catalogo realizzato in occasione della mostra “Moda al Castello. Collezioni di abiti storici in Puglia”.

Alla presentazione interverranno Mariastella Margozzi (Direttrice della Direzione regionale Musei Puglia), Alessandra Mongelli (Direttrice del Castello svevo di Bari) e i prestatori che, con il loro contributo, hanno partecipato alla realizzazione dell’esposizione.

A seguire, si terrà un aperitivo con intrattenimento musicale a cura del Francesco Greco Ensemble e visita, organizzata per piccoli gruppi, presso le sale Bona Sforza e Normanna del Castello, dove sono esposti gli abiti e gli accessori delle collezioni.

L’evento si inserisce nel progetto di valorizzazione del Castello e prevedere un’apertura straordinaria serale, con ultimo ingresso alle ore 21.15.

La Mostra, che ha preso corpo a seguito dell’istituzione di un Tavolo tecnico sul tema dell’Abito storico in Puglia, nasce con l’intento di dare rilievo culturale a una parte importante del patrimonio identitario del territorio pugliese, capace di restituire attraverso gli abiti, le atmosfere, gli stili e il gusto dei diversi periodi storici.

Aperta al pubblico il 14 giugno 2020, l’esposizione ha riscosso un consenso tale da decidere, con la collaborazione degli Enti prestatori, di prorogare la sua permanenza presso la Sala Bona Sforza e la Sala Normanna del Castello fino al 2 novembre 2020.

Gli abiti e gli accessori selezionati provengono da collezioni di realtà istituzionali, associazionistiche, che hanno condiviso con la Direzione regionale Musei Puglia il progetto di creare una rete museale sul costume e la moda: il Centro Studi ‘ Marangelli’ e Museo Moda e Costume di Conversano, il Museo MuDiAS – Palazzo Settanni di Rutigliano, la Casa-Museo Romanazzi Carducci di Putignano, la Fondazione Casa-Museo Pomarici Santomasi di Gravina, la Casa-Museo Ribezzi-Petrosillo di Latiano, la Casa-Museo Jatta di Ruvo di Puglia, il Museo Diocesano di Bisceglie, l’Associazione ‘Dimore Storiche Italiane sezione Puglia’, l’Associazione ‘Sognare e perdersi … negli abiti di un tempo’ di Acquaviva delle Fonti, l’Associazione ‘Le antiche ville’ di Mola di Bari.

Ulteriori significative selezioni di abiti e accessori sono quelle provenienti dai guardaroba delle famiglie Benchi-Cisternino di Bari, oggetto di donazione recente al Castello svevo da parte di Anna Barbara Cisternino, e Donadio di Bari.

L’esposizione è incentrata sull’abito di gala, quello delle feste, dei balli e delle cerimonie, con qualche esempio anche maschile, in tessuti preziosi quali raso e seta damascata, velluto, pékin, tulle, crêpe di seta, con decorazioni e applicazioni in pizzo, merletto, passamaneria. Presenti anche abiti da passeggio e da cocktail, corredati da sciarpe e stole, corpini ‘gioiello’, pellicce, e, infine, anche alcuni abiti da sposa.

I periodi rappresentati sono l’Ottocento e il Novecento fino agli anni ’60-’70, con un breve excursus nel Settecento maschile rappresentato dagli abiti “Jatta”.

Mirabili sono stati i restauri e le manutenzioni degli abiti curati da Maria Stragapede, Monica Cannillo e Nicoletta Vicenzi, che testimoniano passione, conoscenza e mestiere unici. Apporto fondamentale all’allestimento è stato quello dell’Associazione ETRA ets di Luciano Perrone per il coordinamento e l’allestimento delle vetrine della Sala Normanna e della DZ Engeenering per la disposizione delle luci. Le fotografie sono state realizzate da Beppe Gernone.

Attenta partecipazione al Tavolo tecnico è stata data dal Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia, nella persona di Daniela Ventrelli.

Informazioni per il pubblico

Data: sabato 10 ottobre

Orari dell’apertura straordinaria serale: dalle 19.30 alle 22.00, con ultimo ingresso alle 21.15

Numero massimo di visitatori consentito (per fascia oraria): 40 persone (ingresso Castello)

Orari dell’evento: Presentazione del catalogo dalle ore 18.00 alle ore 21.15 in sala Conferenze (è consentito l’ingresso massimo a 40 persone con prenotazione obbligatoria)

Costo d’ingresso: biglietto al costo ordinario (€ 6.00 intero; € 2.00 ridotto; gratuità per le categorie previste dalla legge).

La partecipazione alla presentazione del catalogo è inclusa nel costo d’ingresso/gratuita tramite presentazione dell’invito

Prenotazione: non necessaria per l’accesso al monumento ma vivamente consigliata tramite il sito https://buy.novaapulia.it/ingresso-castello-svevo-bari.html. La prenotazione del biglietto di ingresso prevede il costo aggiuntivo di prevendita di €1.00.

La prenotazione è invece obbligatoria per la partecipazione alla presentazione del catalogo, inviando una mail all’indirizzo della Direzione del Castello: drm-pug.castellodibari@beniculturali.it  entro le ore 12.00 del giorno 09/10/2020. Ai richiedenti verrà data la conferma della disponibilità dei posti tramite una mail di risposta.

Contatti per richiedere informazioni: drm-pug.castellodibari@beniculturali.it

Misure anti-contagio previste per gli eventi: nel rispetto delle misure preventive adottate per il rischio COVID-19, prima di accedere, il personale in servizio misurerà la temperatura corporea di tutti i visitatori per assicurarsi che non sia superiore ai 37,5°C.  All’ingresso del monumento e della Sala Conferenze, saranno a disposizione dei visitatori dei dispenser per l’igienizzazione delle mani.

Tutti i visitatori dovranno obbligatoriamente indossare la mascherina per tutta la durata della visita e degli eventi proposti, secondo le disposizioni contenute nell’ultimo DPCM del 7/09/2020 (GU Serie Generale n.222 del 07-09-2020), che prevede l’utilizzo dei dispositivi di protezione, correttamente indossati dal mento fin sopra il naso, in tutti i luoghi pubblici chiusi ed anche in tutti i luoghi aperti ove non fosse possibile mantenere il distanziamento sociale di almeno un metro, fatta eccezione per i bambini al di sotto dei 6 anni e dei disabili le cui condizioni siano incompatibili con l’utilizzo prolungato della mascherina.

Informazioni aggiuntive sulla mostra: La mostra sarà visitabile con lo stesso biglietto di entrata al Castello, con le medesime modalità di accesso e secondo gli orari vigenti (chiuso il martedì). Ai soli curatori, prestatori e giornalisti sarà riservato l’accesso gratuito alla mostra accreditandosi al seguente indirizzo: drm-pug.castellodibari@beniculturali.it.


“COM’ERI VESTITA?”, negli ospedali di Bari la mostra di 17 abiti di donne stuprate

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com eri vestita bari

Venerdì 9 ottobre in occasione dell’Open Day della Salute Mentale delle Donne, presso l’Ospedale S. Paolo di Bari, la mostra/installazione “Com’eri vestita?”

Ospedale San Paolo di Bari; Ospedale di Venere di Carbonara; Ospedale della Murgia “Fabio Perinei” ad Altamura; Ospedale San Giacomo di Monopoli per poi arrivare presso la sede dell’Asl di Bari: domani, venerdì 9 ottobre, la mostra/installazione “Com’eri vestita?”, varcherà per la prima volta le soglie dei luoghi di cura per destrutturare – attraverso la potenza dell’esposizione di 17 abiti che riproducono quelli realmente indossati da donne stuprate – gli stereotipi che colpevolizzano le vittime stesse.
Con la mostra itinerante nei luoghi di lavoro, che vedrà coinvolti, dal 9 al 31 ottobre, 4 diversi plessi ospedalieri e l’Asl di Bari, il Comitato Unico di Garanzia, infatti, darà inizio al percorso di sensibilizzazione e di consapevolezza del personale ASL BA sul tema della violenza di genere, dei pregiudizi e paradigmi connessi al “… avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti meno provocanti”. Ai visitatori sarà data la prerogativa di identificarsi nelle storie narrate e al tempo stesso vedere quanto siano comuni gli abiti che le vittime indossavano: tute, pigiami, maglioni a collo alto, semplici jeans che “urlano” lo sdegno e l’orrore per quella frase “com’eri vestita?” che troppo spesso, ancora oggi, viene rivolta a donne vittime di stupro. Un’esposizione che nella sua essenzialità vuole essere testimonianza, occasione di riflessione e confronto sul tema della parità di genere per sfatare gli stereotipi e continuare ad aiutare le donne a trovare la forza per liberarsi dalla violenza.
Un’iniziativa di notevole importanza in quanto porterà la potenza dell’installazione proprio in quei contesti d’aiuto in cui le donne possono portare, anche implicitamente e silenziosamente, la loro richiesta di essere accolte, ascoltate e credute.
La mostra “Com’eri vestita?”, nata nel 2013 da un progetto dell’Università del Kansas, con il nome “What were you wearing?” arriva in Italia, nel 2018, grazie a Libere Sinergie che, contestualizzandola al nostro ambiente socio-culturale, ha scosso l’attenzione pubblica, sfatando gli stereotipi sulla violenza sessuale. Dal dicembre 2018 l’Aps Sud Est Donne, da anni impegnata nel contrasto alla violenza sulle donne, è diventata curatrice della mostra per il Sud Italia e in particolare per la Puglia.

Calendario Mostra/Installazione itinerante “Com’eri vestita?”
9/13 Ottobre 2020 – Varco Unico di Accesso P.O. San Paolo di Bari
13/19 Ottobre 2020 – Varco Unico di Accesso P.O. Di Venere di Carbonara
19/23 Ottobre 2020 – Varco Unico di Accesso P.O. F. Perinei di Altamura
23/27 Ottobre 2020 – Varco Unico di Accesso PO. San Giacomo di Monopoli
27/31 Ottobre 2020 – Hall di accesso ASL BA, Lungomare Starita n.6 – Bari

Ingresso libero.

Evento realizzato nel pieno rispetto delle normative vigenti per il contenimento dell’epidemia Covid-19.


“Nataljia Dimitrjević e Maria Trentadue” in mostra nello Spazio Murat

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Nataljia Dimitrjević e Maria Trentadue mostra Spazio Murat

Spazio Murat è lieto di presentarvi la prima mostra del 2020:

Natalija Dimitrijević Maria Trentadue

Opening: 2 Luglio
Closing: 30 Agosto

Una mostra a due, che lega due artiste figurative, due tempi, due concezioni diverse eppure affini. Gli spazi interni, le case e le stanze della giovane Natalija Dimitrijević; e quelli esterni, le piazze, la strada di Maria Trentadue. Il contemporaneo, il qui e ora dialogano con gli anni ’60 e il passato. La pittura e il territorio pugliese a fare da comune denominatore delle opere delle due artiste.

“La programmazione di Spazio Murat è stata riformulata e riordinata temporalmente proprio a causa degli imprevisti dovuti all’emergenza che abbiamo vissuto: è un momento di forte difficoltà, che però ci spinge con forza a ripensare in maniera nuova e critica alle formule prestabilite, alle relazioni con le persone e con l’ambiente, e alle politiche del lavoro. Più in generale abbiamo avuto tempo di ripensare al rapporto con il nostro intorno e a quello degli altri: abbiamo avuto questi mesi per rivalutare la nostra condizione e quella delle altre persone. La pandemia non è stata uguale per tutte e tutti, al contrario ha reso manifeste in maniera ancora più eclatante le disparità e le difficoltà. In un periodo in cui lo spazio pubblico era impraticabile (per molte persone, le più fortunate), la casa è diventata il nostro cosmo e il fuori il nostro sogno. In casa si sono palesati in modo evidente i rituali, le dinamiche di utilizzo dello spazio domestico e le sue ottimizzazioni, i bisogni, le ristrettezze, il benessere/malessere relazionale tra conviventi: la casa è stata vissuta come riparo e come gabbia dalla quale guardare al mondo esterno e alle necessità degli individui e della collettività con occhi nuovi.
La casa, il balcone, la strada, il supermercato, le librerie, poi i negozi, le piazze, il lungomare, i parchi, la spiaggia, la regione, le altre regioni, l’Italia, il mondo. Non è stato più possibile dare nulla per scontato, al contrario, si è rivelato essenziale regolare, ricalibrare il vivere quotidiano e la sua percezione. Dalla piccola alla grande scala.” Melissa Destino, curatrice Spazio Murat

La mostra si snoderà in due direzioni, una grande opera site specific di Natalija Dimitrjević, un dittico che l’artista di origine serba ha realizzato nei giorni precedenti all’inaugurazione; e una serie di dipinti di Maria Trentadue che oltre alle tele comprenderà vasi, televisori, vassoi e altri supporti su cui l’artista pugliese era solita dipingere.

La mostra, per la prima volta, non avrà un biglietto fisso ma – visto il momento di grande difficoltà per tutti – una donazione volontaria che parte da un minimo di 50 centesimi. Questo per due motivi: sostenere lo spazio e la sua programmazione futura; permettere a tutti un accesso alla cultura il più sostenibile possibile.

“Natalija Dimitrijević e Maria Trentadue” è un lavoro di squadra. Grazie a MICROBA, Achrome, Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto per il lavoro condiviso; Grazie all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari per il sostegno.

Natalija Dimitrijević è nata a Niš in Serbia (1995). Ha frequentato la scuola d’arte della sua città natale (Umetnička škola Niš) nel dipartimento tecnico-figurativo. Nel 2014 si è trasferita a Bari dove ha studiato all’Accademia di Belle Arti, nel corso di pittura, laureandosi nel 2019. I soggetti della sua pratica pittorica sono gli ambienti domestici. Attraverso quadri, che vanno dalle piccole alle grandi dimensioni, e tramite l’uso di diverse tecniche (olio, tempera, acrilico, acquerello, disegno, ecc.) Dimitrijević costruisce nei suoi dipinti spazi di case in cui è stata

Maria Trentadue è nata a Modugno nel 1893 (1893-1977). Nella scuola vicina al monastero di San Domenico che ha frequentato, ha imparato a ricamare. Si dedica a questa attività fino al 1914, momento in cui si sposa e smette, anche se poi riprenderà l’approccio del disegno da ricamo (fiori, piante, ecc) nei suoi dipinti. Maria Trentadue comincia a sessantacinque anni a decorare a smalto oggetti di vario genere (tra cui anfore, bottiglie, ecc.) che espone nelle mostre di artigianato nella scuola elementare “Edmondo De Amicis”. A partire dagli anni 70, supportata da Tommaso Di Ciaula, la Trentadue inizia ad adoperare la pittura non come decorazione, ma come pratica autonoma.

Sarà possibile visitare la mostra dal Martedì al Venerdì dalle 9.00 alle 20.00 e il Sabato dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

Domenica e lunedì chiuso

Info e prenotazioni a info@spaziomurat.it o telefonare allo 080 205 5856


“LIFE IN COLOR” nella Chiesa di Santa Teresa dei Maschi una mostra gratuita a cura degli artisti della Contraccademia

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life in color mostra santa teresa dei maschi bari

Riapre a Bari Vecchia la galleria d’arte di Santa Teresa dei Maschi (Str. Santa Teresa dei Maschi, 26),con LIFE IN COLOR, una nuova mostra gratuita, aperta al pubblico, a cura degli artisti della Contraccademia.
L’arte diventa un’opportunità per mostrare al pubblico gli angoli nascosti di Bari Vecchia. Un nuovo appuntamento con l’Arte, a Santa Teresa dei Maschi, chiesa del 1600, un tesoro da scoprire grazie a Bibart. Da anni Bibart punta a valorizzare e a dare spazio a giovani artisti del territorio nazionale ed internazionale.
In esposizione fino a settembre gli artisti Monica Abbondanzia, Rima Almozayyen, Francesca Brivio, Francesco Cardone, Roberto Capriuolo, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Emanuela de Franceschi, Miguel Gomez, Gabriele Liso, Biagio Monno (Toy Blaise), Giancarlo Montefusco, Marialuisa Sabato, Marialuisa Sabato, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Vito Valenzano.

La mostra sarà visitabile tutti giorni tranne la domenica e il lunedì, orari: 10.30/13.00 15.00/19.00.

Dopo quasi 80 giorni di chiusura ritorna la bellezza sulla linea d’orizzonte notturna della città di Bari: la cupola illuminata della Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, una luce particolarmente simbolica che illumina attività artistiche che si erano bloccate a causa del corona virus, riapre la galleria/laboratorio della Biennale di bari Bibart nella  Chiesa  Santa Teresa dei Maschi.
Riparte rinnovato  il progetto “Contraccademia”, galleria, laboratorio, scuola d’arte e residenza artistica. Contraccademia è un progetto che vuole recuperare una tradizione di insubordinazione e antiaccademismo  in uno spazio dinamico  di produzione artistica e culturale. L’intento è di creare una fucina d’idee, uno scambio continuo tra artisti locali, nazionali, internazionali ed il pubblico che sarà presente alle attività. Bibart da aprile 2019 è residenza artistica che fa parte di un circuito che coinvolge anche altre residenze in Germania, Ucraina, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.  Ci sono infinite definizioni  di arte, per ogni singola opera tantissime interpretazioni e altrettanti  giudizi. Ma in definitiva cos’è l’arte? Un quadro del 500,  una scultura tribale, il disegno di un bimbo,  un foglio bianco, una performance, una tela capovolta? Qualsiasi cosa può essere considerata arte? È un dilemma questo che sarà difficile risolvere quando si è innanzi ad un’opera che esprime un concetto, una emozione, una vibrazione cromatica. Noi crediamo che un’opera d’arte acquisisce senso se messa in relazione all’artista che la crea e a colui che la guarda. In realtà non esiste uno schema preciso, il significato di un’opera non ha un confine definito, è estremamente fluttuante. L’arte si conforma alla propria visione del mondo, alla personalità di ognuno. L’arte è espressione dell’animo umano che scende nei nostri sentimenti, è un atto creativo, che implica sempre il concetto sovversivo di “creatività”. Queste sono le motivazioni che ha portato Bibart Biennale a far nascere il laboratorio/galleria denominato “Contraccademia”, l’arte come germoglio di condivisione, incontro/confronto, d’altronde è storia che i grandi del 900 sono tutti nati all’interno di movimenti in cui gli artisti si confrontavano e scontravano in continuazione. Purtroppo dopo gli anni sessanta si è fatta sempre più forte l’idea dell’artista individualista, personalità isolata da tutti gli altri, favorita e sostenuta dalle nuove leggi di mercato e consumo che nulla hanno a che fare con la cultura dell’animo umano. La nostra sarà una utopia oppure una velleità, ma crediamo fortemente all’idea che l’arte sia una ispirazione da condividere, una occasione di comunione. Non è un caso che la sede del luogo in cui Bibart/Contraccademia ha scelto di svolgere le attività espositive e laboratoriali sia una Chiesa del 1600, Santa Teresa dei Maschi, nel borgo antico della città di Bari, città che storicamente accoglie e condivide e certamente una chiesa è il luogo che più si adatta all’incontro, alla comprensione, allo scambio, alla trascendenza di cui l’arte deve essere sempre colma. Nello spazio di Santa Teresa dei Maschi, il pubblico può contemporaneamente guardare una mostra e vedere artisti al lavoro o che discutono, chiunque potrà inserirsi nel dialogo, oppure osservare come nasce un’opera.  In questo e per questo ci sentiamo “sovversivi” ed è il motivo per cui si è dato il nome “contraccademia”, noi vogliamo un arte che non deve essere ne sottovalutata e nemmeno sopravvalutata dai critici d’arte, dalle aste evento, dai galleristi,  vogliamo che gli artisti possano e debbano incontrarsi, confrontarsi liberamente tra di loro e con chiunque, senza schemi economici o pseudo intellettuali, una crescita umana  basata su chi costruisce negli anni con etica il proprio lavoro e si mette al servizio  di quel pubblico che pensa che l’arte sia un incontro, una occasione: un pensiero in libertà e di libertà. Siamo schierati dalla parte degli artisti del passato che ci hanno aiutato a rendere le immagini di ieri così vicine ai pensieri di oggi e allo stesso tempo sosteniamo la contemporaneità che traccia il nostro cammino.
Info: 3455119994  

La foto della copertina dell’evento è stata scattata dall’artista della Contraccademia Marco Ciccarese Art.


Inaugura il Museo del Carnevale di Corato

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Museo del carnevale di corato

Inaugura il Museo del Carnevale

Domenica 16 Febbraio alle ore 19.00, presso i locali dell’Ex Enel in Piazza di Vagno inaugura il Museo del Carnevale: un percorso che attraversa 4 carnevali pugliesi quali Manfredonia, Corato, Putignano e Gallipoli. Una mostra realizzata attraverso elementi realizzati in cartapesta, fotografie, costumi, videoproiezioni. Il museo del carnevale è uno spazio temporale pensato per rafforzare e stimolare le sinergie tra i carnevali pugliesi. Il progetto si sviluppa a medio lungo termine, per cui sono stati selezionati i primi quattro carnevali, ma l’obiettivo è coinvolgere i carnevali pugliesi che abbiano una storia radicata e tracciabile e una forte identità e partecipazione sul territorio di riferimento. Il Museo del Canevale è uno spazio / tempo per raccontare, sperimentare, sviluppare idee e creare contaminazioni tra i carnevali. Un modo per concretizzare anche in altri periodi dell’anno, il patrimonio immateriale dei carnevali.

Interverranno:
Rocco Lauciello – Presidente Unpli Puglia
Gerardo Strippoli – Presidente Pro Loco Corato
Alberto Iurilli – Coordinatore del progetto
Sarà inoltre presente una delegazione della Pro Loco di Putignano.

Il Museo sarà aperto tutti i giorni dal 16 al 25 Febbraio dalle ore 18.00 alle 21.00
Aperture straordinarie mattutine per le scuole che ne faranno richiesta.
Indo e prenotazioni: 0808728008 – 3338497742 – 3687099065 – info@prolococorato.it


“Mondo Martini: la pubblicità come percorso di stile” in mostra al Puglia Outlet Village

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mondo martini puglia outlet village

Mondo Martini: la pubblicità come percorso di stile

Land of Fashion ospita, fuori dagli spazi espositivi più tradizionali, il brand e la sua arte attraverso una mostra itinerante in tutti i cinque Village della Penisola dedicata agli amatori del marchio e della comunicazione pubblicitaria su stampa.
Dal 15 febbraio fino al 22 marzo, la mostra “Mondo Martini: la pubblicità come percorso di stile”, realizzata in collaborazione da con Casa Martini e Archivio Storico Martini & Rossi fa tappa al Puglia Outlet Village.
Presso lo spazio espositivo nell’unità 44 sarà possibile ammirare 22 manifesti unici che raccontano, attraverso le immagini, l’evolversi di uno dei marchi indiscussi del lifestyle italiano dalla fine del XIX secolo sino agli anni Settanta del Novecento.
Alle grandi firme della cartellonistica viene affidato il compito di raccontare il brand grazie alla loro creatività ed arte.
I visitatori del Village, gli appassionati del genere e gli amanti dello shopping avranno quindi la possibilità di soffermarsi su un pezzo di storia del marchio con illustrazioni, stili, linguaggi ed ispirazioni diverse, dai modelli liberty a un linguaggio più veloce e dinamico, ad opera di alcuni dei più grandi nomi italiani e internazionali del cartellonismo pubblicitario, come Giorgio Muggiani (1887-1938), tra gli iniziatori di questa nuova forma d’arte pubblicitaria, Giuseppe Riccobaldi, Leonardo Cappiello, Jean Droit e Hans Schleger.
Chi sceglierà di visitare la Land of Fashion di Molfetta e il suo territorio avrà quindi la possibilità di unire l’esperienza dello shopping alle emozioni del turismo culturale, approfondendo le radici della storia e della cultura del Belpaese.
“Parlare di storia MARTINI significa parlare di molte storie. Di storia del vino, di storia dell’Italia e di storia della pubblicità”, Marco Testa, a.d. del Gruppo Armando Testa descrive così il mondo di MARTINI.



Info e orari: 

unità 44

dal 15 febbraio al 22 marzo 2020

lunedì – venerdì dalle ore 11.00 alle 20.00 

sabato e domenica dalle 10.00 alle 21.00

mail: info@pugliaoutlet.it

tel: 0803370211


A spasso tra i dinosauri nel centro commerciale Mongofiera Japigia

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a spasso tra i dinosauri mongolfiera bari

A SPASSO TRA I DINOSAURI
Arriva a Bari la mostra dei dinosauri giganti alti fino a 5 metri

Al Centro Commerciale Mongofiera Japigia dal 12 Febbraio inizierà un viaggio nel tempo!
Fino al 1° Marzo avrai la possibilità di scoprire e ammirare molti esemplari di dinosauri a grandezza naturale.
Visita l’incredibile esposizione e scopri il mondo Jurassico.


Al Teatro Margherita, mostra omaggio a Chiara Fumai

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mostra chiara fumai bari

Si comunica che  ai sensi di quanto stabilito dall’art. 2, comma 1, lett. d, del DPCM dell’8 marzo 2020, la mostra Omaggio a chiara Fumai – voluta della Regione Puglia e il Comune di Bari, insieme al Teatro Pubblico Pugliese e Puglia Circuito del Contemporaneo con organizzazione dell’Associazione Culturale Dafna –  in corso al Teatro Margherita di Bari termina oggi 9 marzo e non il 15 marzo come precedentemente comunicato.

PROROGA AL 15 MARZO
OMAGGIO A CHIARA FUMAI
Bari – Teatro Margherita

Resta aperta sino al 15 marzo la mostra “Omaggio a Chiara Fumai” in corso al Teatro Margherita di Bari, la cui chiusura era prevista il 6 marzo.
Prosegue così il pubblico omaggio all’artista voluto della Regione Puglia e il Comune di Bari, insieme al Teatro Pubblico Pugliese e Puglia Circuito del Contemporaneo con organizzazione dell’Associazione Culturale Dafna,
Particolarmente significativa anche l’apertura l’8 marzo, in occasione della Festa della Donna, per approfondire il lavoro dell’artista barese che rivolgeva proprio ai temi del femminile tutta la sua opera.
Il pensiero di Chiara Fumai si fa così più che mai attuale nella mostra ideata da Anna Fresa e Paola Marino con la curatela di Antonella Marino e la consulenza scientifica di Francesco Urbano Ragazzi, direttore di The Church of Chiara Fumai, associazione presieduta da Liliana Chiari, madre dell’artista, che ne preserva l’opera.
Il pubblico omaggio di Bari a Chiara Fumai rende evidente l’attenzione delle istituzioni culturali pugliesi nel riconoscimento di un’eccellenza assoluta nel panorama dell’arte contemporanea, in un progetto molto apprezzato dal pubblico e movimentato da un intenso public program che anima ogni giovedì il teatro con la serie dalla serie d’incontri “Liliana Chiari reading Chiara Fumai” e l’importante “I Giornata di studi Fumaiani” che si è tenuta lo scorso febbraio in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari che ha dato il via ad un ciclo di conferenze che si svolgeranno in tutto il mondo per approfondire aspetti inediti della ricerca dell’artista barese prematuramente scomparsa all’apice del suo successo internazionale.
Nella breve ma intensa carriera Chiara Fumai si è imposta all’attenzione del sistema dell’arte per il carattere innovativo della sua pratica performativa, che analizza il rapporto tra potere, linguaggio e sovversione attraversando con estrema libertà diversi saperi e ambiti disciplinari. Con una gamma di conoscenze ampissima: dalla musica sperimentale al femminismo radicale, dal pensiero anarchico a studi occultistici, tra teosofia, spiritismo, stregoneria.
Nelle sue azioni l’artista ha dato corpo e voce a numerose figure soprattutto femminili, personaggi ai margini del sistema patriarcale e appartenenti ai diversi ambiti della contro-cultura come fenomeni da baraccone, protagoniste da freak show di fine ‘800, medium, scrittrici, donne criminali.
Nel foyer è mostrato un compendio di questo particolare percorso artistico, dopo la Biennale di Venezia e prima della grande retrospettiva che dalla primavera 2020 partirà dal Centre d’Art Contemporain di Ginevra per un tour europeo, che in Italia farà tappa in autunno al Centro Pecci di Prato. Bari è diventata così l’avamposto di questo momento di attenzione e riconoscimento internazionale. La mostra è stata appositamente disegnata per il Teatro Margherita, in un percorso espositivo immersivo ed esperienziale che propone un affondo nell’universo creativo dell’artista. Il teatro è popolato da una nuova iconografia femminista: figure paradigmatiche eppur marginalizzate della storia come Zalumma Agra, Eusapia Palladino, Annie Jones, Ulrike Meinhof, vengono portate alla ribalta sulla scena.
Lo spazio d’ingresso, totalmente oscurato, è trasfigurato dalla presenza monumentale della video performance Shut Up Actually Talk in cui Zalumma Agra, personaggio del Circo Barnum già evocato da Chiara Fumai nell’opera Moral Exhibition House (Kassel 2012), legge il Secondo Manifesto di Rivolta femminile “Io dico Io”, scritto da Carla Lonzi nel 1970. Al centro, sul pavimento, è collocato un grande sigillo con una stella a sette punte, simbolo di riconoscimento dell’artista per la prima volta esposto in una versione installativa. L’area sinistra del foyer accoglie invece la video-installazione The Book of Evil Spirits, presentata alla Contour Biennale nel 2016 (e vincitrice della VII edizione del Premio Fondazione VAF), dove Chiara Fumai riunisce in una seduta spiritica diverse figure incarnate nelle sue performance. Sul fondo del teatro torna poi in nuova versione l’installazione La donna delinquente, concepita proprio per il Teatro Margherita in occasione del Premio Lum nel 2011, che ha per protagonista la figura della medium di origini pugliesi Eusapia Palladino. Mentre nell’unica zona luminosa è ricostruita un’ambientazione inedita: The Church of Chiara Fumai, l’archivio che raccoglie quadri, manifesti, dischi, video, oggetti di scena, mobili appartenuti all’artista e riuniti a Bari presso la sede dell’omonima associazione. Tra i documenti esposti è presente un focus su Nicola Fumai, padre dell’artista recentemente scomparso. A lui è ispirata la serie di lavori Chiara Fumai Presents Nico Fumai, tema della sua prima apparizione pubblica alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2010.

NOTE BIOGRAFICHE/IL RAPPORTO CON BARI
Chiara Fumai ha vinto premi prestigiosi come il Premio Furla per l’Arte Contemporanea (2013) e il New York Prize (2017) e partecipato a numerose mostre all’estero e in Italia. Le sue performance sono state presentate in istituzioni importanti come la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, il Museion di Bolzano, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia, David Roberts Foundation di Londra, Maison Rouge di Parigi, ISCP di New York. Nel 2011 ha partecipato alla XIII edizione di Documenta a Kassel, su invito della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev, e nel 2019 alla 58° Biennale Arte di Venezia, tra i tre artisti scelti per il Padiglione Italia. Chiara Fumai ha vissuto a Bari sino al conseguimento del diploma liceale. Si è trasferita poi a Milano, dove si è laureata in architettura al Politecnico. Ha in seguito frequentato il XV Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como e ha studiato Teoria dell’Arte al Dutch Art Institute di Arnhem. Nonostante i riscontri internazionali il legame dell’artista con Bari resta costante. A Bari hanno sempre vissuto i suoi genitori, la madre attrice Liliana Chiari, da cui sembra aver ereditato l’attitudine performativa, e il padre Nicola Fumai.
Nella sua città ha esposto per la prima volta nel 2010, con una performance nella vetrina di Palazzo Mincuzzi per la rassegna nazionale “Gemine Muse”. Nel 2011 ha partecipato alla II edizione del Premio Lum, dentro il Teatro Margherita. Nello stesso anno ha tenuto la personale Valerie Solanas non è nata ieri presso la galleria Murat centoventidue.
La ricerca complessa e originale di Chiara Fumai ha però tanti aspetti ancora da approfondire. Al fine di tutelarla The Church of Chiara Fumai, diretta da Francesco Urbano Ragazzi, ha riunito e catalogato tutti i materiali per la costituzione di un archivio che è in parte custodito dal CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli. La mostra barese, oltre a costituire un primo e doveroso riconoscimento alla talentuosa artista nella sua città, segna dunque un primo e necessario momento di approfondimento e di riflessione sulla sua significativa e originale ricerca visiva.

INFO
Teatro Margherita – Piazza IV Novembre, 70122 Bari
Aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 21.30. Fino al 15 marzo – Ingresso libero

REFERENTE PER LA DIDATTICA
Virginia G.I.Magoga, UniBa virginia.magoga@gmail.com

ALLESTIMENTI Romano Exhibit
SPONSOR TECNICO Storm events
PROGETTO GRAFICO Giulia Bellipario
SPONSOR GVM Care&Research