Fibronit: va giù l’ultimo capannone

“La fabbrica della morte non fa più paura”

Il 20 giugno del 2017 iniziavano i lavori di demolizione del primo ‘blocco’ di edifici della Fibronit, la storica azienda produttrice di elementi per l’edilizia in amianto ed eternit che è tristemente finita agli onori delle cronache per i decessi avvenuti a causa della sua attività ed, in particolar modo, alla dispersione nell’aria di fibre in amianto. Esattamente ad un anno di distanza, per pura casualità, nella giornata di ieri sono partiti i lavori di demolizione dell’ultimo dei capannoni ancora in piedi.
“Una vittoria per la città di Bari, ma dal sapore amaro”, sono state le parole di sindaco Decaro che, in questi mesi, si è recato più volte sul luogo di quella che, a Bari, viene ricordata come ‘la fabbrica della morte’ (è questo anche il titolo di un cortometraggio sulla storia della azienda) e che, anche ieri, ha documentato in diretta l’epocale avvenimento che pone fine anche all’iter giudiziario che ha fatto seguito all’avvio dei lavori di bonifica e di messa in sicurezza del terreno dove sorgeva la fabbrica.
Iniziata nel 2005, la bonifica ha subìto un brusco arresto, per decisione del TAR, nel 2011. Solo nel 2016 gli interventi di smantellamento e demolizione dei resti fatiscenti della struttura sono stati ripresi e si prevede che il completamento avverrà per il mese di novembre di quest’anno.
“La battaglia condotta nelle aule giudiziarie per far riprendere i lavori ha dei nomi e dei volti”, ha continuato Sindaco Decaro sulla vicenda: quello di Maria Maugeri, Assessore all’Ambiente nella giunta Emiliano ricordata proprio per le sue battaglie ambientaliste, quella per la Fibronit in testa, ma anche quelli degli iscritti all’Associazione Esposti all’Amianto (AEA) e al Comitato Cittadino “Fibronit”.
La fabbrica ha chiuso i battenti nel 1985. Nei suoi cinquant’anni di attività, non è possibile accertare il numero esatto delle vittime, tuttavia si parla di cifre agghiaccianti: sarebbero 180 i dipendenti e circa 700 le persone residenti nella zona che hanno perso la vita a causa dell’inalazione di polvere in amianto (i decessi accertati sono avvenuti soprattutto per mesotelioma).
Al suo posto, sorgerà quello che è stato chiamato ‘il parco della rinascita’.
“E, oggi la fabbrica della morte non fa più paura”.

Laura Bienna

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