Castello Normanno – Svevo

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

487762_526964390658713_1941589681_n

Reperti risalenti all’epoca romano-greca hanno indotto gli esperti a riallacciare l’esistenza della fortezza barese già ad epoche antiche. D’altronde nelle Satire (I, 5, 96-97) di Orazio e negli Annali (XVI, 2, 7-9) di Tacito si accenna all’esistenza, nell’antica Barium, di un luogo fortificato la cui collocazione potrebbe coincidere con una parte del castello attuale o, molto più probabilmente, con il kastròn bizantino (Corte del Catapano-Basilica di S. Nicola).

La fortificazione medioevale probabilmente risale al 1132. L’edificio, voluto dal re normanno Ruggero II, fu distrutto nel 1156 dagli stessi Baresi (che avevano indotto il re Guglielmo il Malo a radere al suolo l’intera città ad eccezione di alcuni luoghi di culto) e ricostruito già nel 1233, allorquando l’imperatore Federico II ne ordinò la riedificazione e il rafforzamento. Subite numerose trasformazioni in epoca angioina e divenuto di proprietà di Ferdinando d’Aragona, fu poi da questi donato alla famiglia ducale degli Sforza. Questi ultimi disposero l’ampliamento e l’ingentilimento della rocca che poco dopo passò nelle mani della figlia Bona, regina di Polonia, che vi morì nel 1557.

In seguito la costruzione, ritornata sotto i re di Napoli, fu adibita a prigione e caserma.

Oggi il castello si presenta circondato dall’antico fossato, che corre lungo tre lati, ad eccezione della fascia settentrionale, un tempo bagnata dal mare; oltre il fossato c’è la cinta di difesa, di epoca aragonese, munita di grandi bastioni angolari a lancia. Al castello si accede dal lato sud, varcando il ponte sul fossato ed entrando nel cortile tra i baluardi cinquecenteschi ed il mastio svevo. Tutto può essere riconosciuto di sera, grazie al nuovo impianto di illuminazione artistica, progettato dall’ingegnere barese Antonio Vernole, ed inaugurato nel settembre 2008. La nuova illuminazione consente di distinguere la cinta bastionata dal Castello vero e proprio.


Albergo delle Nazioni

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

il-boscolo-bari-parte-dalla-a-di-arte-l-wwje5a

Posto simbolicamente sul lungomare a guardare verso la costa orientale dell’Adriatico, la mole bianca dell’albergo costruito nel 1932, negli anni che seguivano l’inaugurazione della Fiera del Levante è caratterizzata da una soluzione planimetrica e volumetrica incentrata sulla simmetria angolare, sebbene l’edificio abbia uno sviluppo solo in una direzione. Si tratta delle realizzazioni più riuscite dell’architetto Alberto Calza Bini.


Panoramica dall’alto del quartiere fieristico di Bari

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

panoramica_del_quartiere_fieristico

La Fiera nacque nel 1929 dalla congiunta collaborazione del Comune di Bari, dell’Amministrazione Provinciale e della Camera del Commercio di Bari ed opera continuativamente da quell’anno. La prima edizione della campionaria internazionale, cui la Fiera del Levante dà il nome, si è svolta nel 1930 e da allora si ripete a settembre di ogni anno, con successo e risonanza internazionali. Evento di punta nel programma annuale, la campionaria multi settore conta su circa 800 espositori e ospita oltre 200.000 visitatori ogni anno.
Nel 1969 sono nate le prime rassegne specializzate. Il quartiere fieristico di circa centomila metri quadrati è andato ampliandosi nel tempo e occupa oggi una superficie complessiva di 300.000 metri quadrati, che ospitano nel corso dell’anno circa quaranta manifestazioni.
Complessivamente, gli espositori che partecipano annualmente alle manifestazioni in calendario sono oltre cinquemila e oltre due milioni i visitatori, provenienti dall’Europa e dal bacino del Mar Mediterraneo.
L’indotto fieristico è valutabile in centocinquanta milioni di euro.


Ingresso monumentale della Fiera del Levante

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

ingresso_monumentale_della_fiera__da_pochi_giorni_inaugurata

«L’architetto Cesare Corradini aveva disegnato un quartiere quadrato, con due lati affacciati sull’Adriatico e l’ing. Vincenzo Rizzi, chiamato a costruire le varie opere, era stato puntuale e fedele nell’eseguire la volontà del progettista. L’area globale era di 115.400 metri quadrati, occupata da padiglioni e mostre per 36.798 e da campioni per 31.010 metri quadrati. Ben 1.221 furono gli espositori provenienti da tutta Italia, mentre quelli esteri, appartenenti a 16 Paesi, erano 134. Il giorno prima dell’inaugurazione, venerdì 5 settembre, il municipio diramò le disposizioni per il corteo reale nella città e per la cerimonia solenne in Fiera. Un manifesto avvertiva che «durante il passaggio del corteo reale per le vie della città è proibito il getto di fiori uni e a mazzi; sì raccomanda che sui balconi non si affolli molta gente; è rigorosamente vietato di arrampicarsi sui candelabri della pubblica illuminazione e sui pali della linea tranviaria; il pubblico non invitato alla cerimonia d’inaugurazione potrà affluire alla Fiera soltanto dalla Via San Francesco all’Arena». L’indomani, all’alba, tutta la stazione era presidiata da forze di polizia e reparti delle forze armate che si accingevano a schierarsi, all’interno e all’esterno, per rendere gli onori militari al re e al suo seguito. Alle 6.45, giunse da Roma il ministro Giurati accompagnato dal suo capo gabinetto. Con un altro treno, alle 7.55, giunsero a Bari il ministro delle Corporazioni Giuseppe Bottai, rappresentante ufficiale del Governo, il segretario del partito fascista Achille Starace, l’Ambasciatore di Turchia a Roma Suad Bej e l’incaricato d’affari rumeno Zanescu. Alle 8.58 entrò nella stazione il treno reale: le cronache dicono che «il Sovrano che appare sorridente e per nulla affaticato dal viaggio scende dalla vettura rapidamente seguito dal suo aiutante di campo generale Asinari e passa in rivista la rappresentanza dell’esercito schierata sui marciapiedi della stazione, che gli presenta le armi».
«Il miracolo fu compiuto; nonostante lo scetticismo e l’incredulità di molti, il 6 settembre 1930, in una giornata magnifica di sole e d’esultazione, Bari inaugurò, come aveva promesso, la sua Fiera. Alla fausta cerimonia, alla quale presenziò il nostro Sovrano, intervennero S.E. l’on. Giuseppe Bottai, le rappresentanze del Senato e della Camera dei Deputati, l’on. Achille Starace, parecchie alte Gerarchie, i Ministri dell’Albania, dell’Ungheria, della Bulgaria, vari rappresentanti di altri Stati esteri, le delegazioni di molti Comuni, Province, enti economici e culturali dell’Italia, e grande numero di Podestà, Segretari Federali, Presidenti dei Consigli Economici ecc. Una fiumana di popolo, accorso da ogni angolo della regione, ma anche dalle diverse parti d’Italia, si riversò nelle vicinanze della Fiera per assistere alla solenne cerimonia. In varie tribune presero posto le autorità, ed in una speciale ornata di palme, trofei di bandiere e di drappi di velluto, era il Re, circondato dai Ministri e dai rappresentanti degli Stati esteri. Il Commissario Straordinario di Bari dott. Vella porse al Sovrano il reverente saluto della Città, che era orgogliosa della Sua presenza, e ricordati i meriti del Governo, che aveva dato alla Puglia ed all’Italia un nuovo volto. Prese la parola il Presidente della Fiera, Senatore De Tullio, il quale dopo aver ringraziato il Re e diverse rappresentanze convenute alla fausta cerimonia, rivolse un pensiero di riconoscenza all’operosa Milano e a tutti i centri produttori della penisola per il fraterno contributo dato alla riuscita della Prima fiera del Levante.
Parlò quindi in rappresentanza del governo Sua Eccellenza l’on. Bottai, il quale si disse lieto di portare il fervido saluto e l’augurio del Presidente dei Ministri, e dopo d’aver tessuto l’elogio di Bari e della Puglia, che in un secolo hanno compiuto miracoli sorprendenti nel campo dell’agricoltura, nello sviluppo delle industrie e nella vita commerciale. Terminata la cerimonia ufficiale, Sua Maestà accompagnata dal sen. De Tullio, dal Consigliere Delegato comm. Larocca, dai Senatori, dai Deputati e dalle Rappresentanze dei vari Enti visitò i diversi padiglioni, soffermandosi ad ammirare i più interessanti e caratteristici; ebbe parole di plauso per gli organizzatori, e rimase stupito dello sforzo poderoso compiuto dalla Puglia in un’ora così difficile. Nelle ore pomeridiane il Re inaugurò il concorso Ippico, e la sera ripartì per Roma, acclamato da grande folla plaudente. La sera ebbe luogo un sontuoso banchetto, al quale presero parte il Ministro Bottai, i Ministri esteri presenti alla cerimonia dell’inaugurazione, i rappresentanti delle Nazioni partecipanti alla Fiera, le rappresentanze del Partito, del senato, della Camera dei Deputati, delle Province, dei Consigli Economici, autorità politiche, militari, civili e sindacali, vari Podestà di Puglia, quasi tutti i componenti i Comitati organizzatori delle mostre delle singole province di Puglia, e parecchi giornalisti. Le Regie Navi ancorate di fronte alla Fiera lanciavano con i loro potenti riflettori fasci di viva luce sui vari padiglioni illuminandoli gaiamente, mentre più migliaia di persone s’affollavano nei diversi viali e reparti per visitare le magnifiche mostre, o si pigiavano nel vasto recinto del Luna Park, ansiose di godere delle nuove meraviglie. Alle 21 s’iniziò la serata di gala al Teatro Petruzzelli, sfarzosamente illuminato, dove vi fu la serata in onore degli ospiti autorevoli, che furono accolti da fragorosi applausi ed ovazioni.
La stampa italiana, unanime, scrisse articoli entusiasti inneggiando al nuovo prodigio dei pugliesi, e parecchi giornalisti esteri segnalarono ai loro Paesi l’importanza dell’inaspettato avvenimento. Ministri e rappresentanti di nazioni estere in varie interviste espressero la loro sincera e fervida ammirazione per la superba iniziativa attuata dalla capitale della Puglia, e promisero di far partecipare i loro Stati alle future Fiere».

«Nel primissimo pomeriggio di sabato 6 «La Gazzetta del Mezzogiorno» uscì in edizione straordinaria con un titolo a tutta pagina che, allora, conteneva sette colonne: «Il Re ha inaugurato solennemente la Fiera del Levante». La Fiera del Levante era così nata e avviata verso traguardi inaspettati anche per effetto di avvenimenti politici ed economici che sovvertiranno del tutto, poi, le condizioni di quel 1930».


Stadio San Nicola

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

3_stadio

Lo Stadio San Nicola è il maggiore impianto sportivo della città di Bari e della regione Puglia, nonché il 4º stadio più grande d’Italia. Sorge nella zona sud-ovest della città, nel territorio della IV circoscrizione Carbonara-Santa Rita, in un’area di 533.000 m².
Di proprietà del Comune di Bari, è stato intitolato al santo patrono della città a seguito di un referendum popolare abbinato a La Gazzetta del Mezzogiorno (Azzurro, Mediterraneo, Del Levante e Degli Ulivi le alternative scartate). Ospita le partite di calcio casalinghe del Bari dalla stagione 1990-1991.
Secondo l’attuale Criterio UEFA lo stadio è classificato nella categoria 4.
Nel 1984 la FIFA assegnò all’Italia il compito di ospitare i mondiali di calcio del 1990.
Bari venne scelta come una delle 12 sedi che avrebbero ospitato la manifestazione, ma il vecchio Stadio della Vittoria, ormai cinquantenne, non era più adatto a ospitare una manifestazione di tale importanza. Si optò quindi per la costruzione di un nuovo impianto, il cui progetto venne assegnato al famoso architetto genovese Renzo Piano (egli stesso diede al nuovo stadio il soprannome di Astronave, per la sua inconfondibile forma estetica moderna). Il progetto originale prevedeva uno stadio di calcio da 45.000 posti, tutti coperti, disposti su due anelli concentrici: l’anello inferiore all’interno di una collina artificiale creata appositamente, quello superiore costruito con l’impressione di essere sospeso nel vuoto. L’idea di suddividere la parte superiore del secondo anello in 26 “petali” fu pensata dall’architetto per motivi di sicurezza: ogni “petalo” dista infatti 8 metri dall’altro, ciò permette l’isolamento di gruppi di tifosi ospiti impedendo scontri tra tifoserie. Avveniristica l’idea di diffondere l’impianto d’illuminazione lungo tutto il perimetro della copertura, cosa che permette al San Nicola di essere l’unico stadio al mondo privo di ombre sul campo durante le partite in notturna. Su sollecitazione del CONI, che avrebbe voluto uno stadio adatto anche per altre discipline sportive, venne aggiunta al progetto la pista di atletica. Ciò ha portato inevitabilmente gli spalti, in particolare le curve, a una maggior distanza dal campo.
La capienza dell’impianto passò quindi agli attuali 58.270 posti a sedere, tuttavia le file più vicine al terreno di gioco si trovano, di fatto, prive di copertura. Dopo poco più di 3 anni di lavori (dall’ottobre 1986 all’aprile 1990) lo stadio venne inaugurato la sera di domenica 3 giugno 1990. Per l’occasione venne disputato un incontro amichevole tra i padroni di casa del Bari e i campioni d’Europa del Milan, terminata 2-0 per i biancorossi con reti di Scarafoni e Monelli. Durante l’estate 1990 il San Nicola ospitò cinque partite di Italia 90: tre del Gruppo B, l’ottavo di finale tra Cecoslovacchia e Costarica e la finale per il terzo posto tra Italia e Inghilterra. Dopo circa un anno, il 29 maggio 1991 lo stadio è stato teatro di un altro importante evento calcistico: la finale della Coppa dei Campioni 1990-1991, vinta ai rigori dalla Stella Rossa di Belgrado sull’Olympique Marsiglia. L’11 novembre 1995 il “San Nicola” ha ospitato la Nazionale per la prima volta da Italia 90. Nella sfida valida per la qualificazione a Euro 96 gli azzurri batterono l’Ucraina per 3-1,rimontando un’autorete di Ferrara con due reti di Ravanelli e una di Maldini. Dal 13 al 26 giugno 1997 il San Nicola è stata l’impianto principale dei Giochi del Mediterraneo, ospitando la cerimonia inaugurale, tutte le gare di atletica leggera, alcune gare per disabili e la finale di calcio. Il 15 settembre 1998, a seguito della squalifica dello stadio Artemio Franchi di Firenze, ha ospitato la partita tra Fiorentina e Hajduk Spalato, valevole per i trentaduesimi di finale della Coppa UEFA 1998-1999 e vinta dai viola 2-1. Dal 2000 al 2004 vi si è disputato per 5 anni di fila il Trofeo Birra Moretti. Nelle edizioni giocate al San Nicola vi hanno preso parte Bari, Chelsea, Inter, Juventus, Lazio, Palermo e Sampdoria. Il 14 maggio 2006, per la squalifica dello Stadio Oreste Granillo di Reggio Calabria, è stato scelto come campo neutro per ospitare l’incontro Reggina-Juventus, vinto dai bianconeri 2-0. Grazie a quella vittoria la Juventus vinse lo scudetto (titolo poi revocato per lo scandalo Calciopoli).Il 28 marzo 2007, dopo 12 anni di attesa, la Nazionale fece il suo ritorno a Bari per disputare un incontro valido per le qualificazioni agli Europei 2008. Per l’occasione furono effettuati alcuni interventi di manutenzione straordinaria all’impianto, come la sostituzione dei sediolini danneggiati e la riparazione dei tabelloni elettronici.
Una straordinaria e coloratissima cornice di pubblico, lodata dai cronisti, dal CT Donadoni e dai calciatori, vide gli azzurri battere la Scozia per 2-0 con una doppietta di Toni. Il 1º aprile 2009 gli azzurri tornarono nuovamente al San Nicola. Stavolta la Nazionale di Marcello Lippi, impegnata in una partita valida per le qualificazioni ai Mondiali di Sudafrica 2010, non andò oltre l’1-1 contro l’Irlanda di Giovanni Trapattoni. Gli azzurri, rimasti in 10 dopo soli 3 minuti per espulsione di Pazzini, andarono in vantaggio con Iaquinta ma furono raggiunti allo scadere da Keane. Si tratta del 1° pareggio della Nazionale a Bari, dove finora in 9 partite (4 al della Vittoria e 5 al San Nicola) non ha mai perso. Dall’estate 2010 lo stadio è sede del Trofeo TIM, triangolare disputato annualmente da Inter, Juventus e Milan. Il 10 agosto 2011 ha ospitato l’amichevole di lusso tra l’Italia e i campioni d’Europa e del mondo della Spagna. Ancora una volta Bari si conferma città portafortuna degli azzurri: l’incontro viene vinto 2-1 con reti di Montolivo, Xabi Alonso su rigore e Aquilani. Purtroppo il passare degli anni e la quasi totale assenza di manutenzione stanno portando l’impianto ad un lento processo di decadimento. I segni del tempo si fanno notare soprattutto nei pezzi di copertura mancanti: nell’ottobre 2009 il telone in teflon del settore ospiti è stato spazzato via dal forte vento di Maestrale. È stato riparato il 7 gennaio 2012, ma proprio nella notte precedente una bufera ha distrutto ben 4 dei 7 teloni della curva sud, la quale ad oggi resta praticamente priva di copertura. Stesso destino è toccato a un pezzo di copertura della tribuna est nell’aprile 2012. Altri segni della mancanza di manutenzione si possono scorgere sulla pista di atletica, ormai da rifare, e dalle superfetazioni, macchie di muffa causate dagli agenti atmosferici, mai ripulite. Anche il tabellone elettronico sovrastante la Curva Nord è nuovamente guasto dal 2010, mentre quello sovrastante la Curva Sud fu sostituito con uno nuovo, più piccolo, in occasione dell’incontro Italia-Scozia del 2007.


Stadio della Vittoria

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

stadio-della-vittoria-bari

Lo stadio fu costruito per celebrare la vittoria italiana della prima guerra mondiale. Il primo evento sportivo tenutosi fu la partita di calcio Bari-Comense del 16 dicembre 1934, terminata con il risultato di 3-1 per il Bari. Il 23 novembre 1944 vi si giocò il Bambino Bowl, la prima partita di football americano in territorio italiano di cui si abbia notizia, vinto dalla Technical School sui Playboys per 13-0. Nel 1972 lo stadio ha subito la demolizione della torre di Maratona che un tempo sormontava l’entrata all’arena. Tra il 1996 e il 1997 si è proceduto al restauro dell’impianto, iniziato in occasione dei XIII Giochi del Mediterraneo, che interessò la ridefinizione e l’intonacamento della facciata, un opportuno adeguamento delle strutture agli standard di sicurezza correnti ed il restauro dei danni subiti durante il periodo di occupazione dei circa 20.000 profughi albanesi, giunti nel 1991 a bordo della nave Vlora. Oltretutto si procedette anche al completamento delle parti rimaste non terminate per mancanza di fondi negli anni trenta e alla riedificazione degli interni. Per anni l’Arena della Vittoria è rimasta il massimo centro sportivo calcistico del capoluogo pugliese; fino a quando, nel 1990, fu terminata la costruzione dello stadio San Nicola, attualmente il più grosso impianto della regione. Oggi lo stadio ospita le partite casalinghe della squadra locale di rugby, l’A.S. Tigri Rugby Bari, ed oltre ad essere usato come sede per tornei speciali e concerti è anche adibito ad uso teatrale, ospita una biblioteca per ragazzi ed attività museali ed espositive. Lo stadio della Vittoria in tempi recenti è stato tappa dei concerti di nomi famosissimi nel panorama musicale italiano tra cui Laura Pausini, Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Renato Zero, Ennio Morricone, Fiorello, Jovanotti e prima ancora nel 1987 i Duran Duran, e ancora prima nel 1980 i Rockets.
I galletti vi hanno giocato, in 56 anni, 956 partite ufficiali (fra serie A, serie B, C e IV Serie) divise in 528 vittorie, 272 pareggi e 145 sconfitte e con 1316 goal fatti e 656 subiti. Sommate alle numerosissime amichevoli ivi disputate s’arriva ad un totale di circa 1200 gare. L’ultimo incontro giocato al suo interno è stato la finale di coppa Mitropa 1990 Bari-Genoa, vinta dai padroni di casa per 1-0. Curiosamente si tratta dell’unico trofeo internazionale vinto dal Bari.
(sullo sfondo della foto la Fiera del Levante)


Teatro Kursaal Santalucia

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

teatro_kursaal_santalucia_anni_fine_20

Edificato nel 1924 dall’ing. Orazio Santalucia come residenza privata, questo edificio vicino al mare fu ben presto adibito dal progettista, che ne era anche proprietario, a sala per proiezioni. Le soluzioni formali della facciata come degli interni sono improntate al tardo Liberty, sebbene l’edificio si presenti rispettoso delle volumetrie compatte tipiche del quartiere Murat. In anni recenti Paolo Portoghesi ha riportato il Kursaal ai fasti di un tempo, preservandone le decorazioni interne originarie.


Teatro Margherita

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

bari_teatro_margherita_frontale

Il Teatro Margherita fu edificato tra il 1912 ed il 1914 nell’ansa del vecchio porto su pilastri fondati nel mare, per eludere il patto siglato tra il Comune di Bari e la famiglia Petruzzelli secondo il quale l’amministrazione s’impegnava a non realizzare altri teatri sul suolo comunale, ad eccezione delle costruzioni sul mare. Il teatro sorse in sostituzione del Varietà Margherita, un teatro in legno inaugurato il 5 settembre 1910, che fu oggetto di violente critiche sia da parte degli imprenditori locali, che presentarono un progetto simile senza ottenere l’autorizzazione, sia dai fratelli Messeni, proprietari del Teatro Petruzzelli, che nel varietà videro un potenziale concorrente. Il Margherita in legno ebbe vita breve in quanto il 22 luglio 1911 alle tre del mattino, il teatro fu raso al suolo da un violento incendio che lo distrusse nel giro di un’ora e le cui cause non furono mai chiarite, anche se non vi fu l’esclusione del dolo.

La struttura del Teatro Margherita fu progettata in completo stile Liberty da Francesco De Giglio per conto della Società Anonima Pubblici Divertimenti Orfeo di Bari. La collaborazione al progetto di Luigi Santarella fu fondamentale per rendere il Margherita il primo edificio realizzato a Bari in cemento armato, e unico in Europa per la particolare costruzione su palafitte. Essendo interamente circondato dall’acqua il teatro era collegato alla terraferma da un pontile. L’inaugurazione del teatro con il nome di Kursaal Margherita ebbe luogo il 22 agosto 1914 alle ore 21, con uno scelto programma di varietà contenente i migliori numeri del Cafè-chantant e diverse spettacolari attrazioni. Nella seconda metà degli anni venti con l’aggiunta del solaio di calpestio, costruito dal Circolo della Vela al di sotto del teatro, e con la successiva colmata del lungomare, il Margherita abbandonò l’aspetto di costruzione sospesa sull’acqua e venne così isolato dal mare.

La costruzione fu duramente criticata da Armando Perotti nel 1919, il quale affermò che chiudere alla vista il lungomare di Bari per edificare il Teatro Margherita fosse una “criminosa follia”. Nei saloni del Margherita ebbe sede dal 26 gennaio dello stesso anno, fino al termine della seconda guerra mondiale, il Museo Storico. Dopo essere stato spazio espositivo del museo fu allestita un’esposizione di guerra permanente e, dal 1921, insieme agli spettacoli di varietà furono alternate le proiezioni cinematografiche.

Nel 1943 il Teatro Margherita, occupato dall’esercito angloamericano, venne rinominato Garrison Theatre trasformandosi in sede di servizi ausiliari e club per l’intrattenimento delle truppe. Fu danneggiato sia dal bombardamento del 2 dicembre 1943, sia dalle schegge dell’esplosione della nave Henderson il 9 aprile 1945. Nel 1946 fu riconsegnato alla Società Orfeo, che nel 1912 aveva ottenuto la concessione demaniale per la realizzazione del teatro, la quale ne promosse la ristrutturazione e lo adibì esclusivamente a cinema fino al 1979, quando la società restituì il bene al Demanio.
Il Teatro è stato riaperto nel 2009 dopo un lungo restauro statico ed esterno. L’edificio, sebbene non completamente restaurato internamente, è stato adoperato temporaneamente come sala espositiva.
L’intenzione del comune era di riadoperarlo come sala teatrale, tuttavia la scarsa economicità del progetto di affidamento a privati e la mancanza di fondi (sia pubblici che privati) ha fatto modificare i piani di sviluppo per questo edificio. È stato convertito nel primo plesso museale di arti contemporanee del capoluogo pugliese, il BAC.
L’allestimento del centro per le arti contemporanee di Bari, infatti, è stato affidato a una fondazione pubblico-privata (BAC, Bari arte contemporanea) della quale fanno parte il Comune e la fondazione Morra Greco di Napoli, che è partecipata dalla Regione Campania. La Morra Greco ha offerto con un comodato gratuito della durata di trent’anni, la sua prestigiosa collezione di arte contemporanea.
Il progetto, realizzato dall’architetto David Chipperfield, non stravolge il teatro che rimarrà nella sua forma originale. Gli elementi del progetto riguardano l’organizzazione funzionale degli spazi interni e l’introduzione di una scala scenografica che porterà alla galleria.


Teatro Piccinni

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

bari_teatro_piccinni_epoca

L’edificio teatrale fu ultimato nel 1854 e inaugurato il 30 maggio dello stesso anno con un allestimento del Poliuto di Gaetano Donizetti.
Nel 1855 fu intitolato al compositore barese Niccolò Piccinni.
Il teatro comunale Niccolò Piccinni è il più antico teatro della città di Bari. A causa dell’incendio che nel 1991 ha distrutto il teatro Petruzzelli, è stato per quasi un ventennio la sala più importante del capoluogo sia per capienza sia per tradizione. Il Piccinni è inoltre, per dimensioni, il quarto teatro all’italiana della regione, dopo lo stesso Petruzzelli, il Politeama Greco di Lecce e il Verdi di San Severo.

Il teatro si trova sul corso Vittorio Emanuele II, importante via cittadina, nei pressi dei Giardini Isabella d’Aragona.


Teatro Petruzzelli

In Bari tanto tempo fa,Galleria Foto il

teatro-petruzzelli

La storia del Teatro Petruzzelli di Bari ha inizio quando Onofrio e Antonio Petruzzelli, commercianti e armatori di origine triestina, presentarono la progettazione del teatro di un loro cognato, l’ingegnere barese Angelo Cicciomessere (poi Messeni), presso la sede comunale di Bari. La proposta dei Petruzzelli venne accettata e nel 1896 stipulato il contratto tra la famiglia e l’amministrazione comunale. Il contratto porta la data del 29 gennaio 1896. Con quel contratto il comune di Bari cedeva il suolo in uso perpetuo ai Petruzzelli perché vi edificassero un politeama. Due anni dopo, nell’ottobre 1898, cominciarono i lavori finanziati esclusivamente dalla famiglia proprietaria, che terminarono nel 1903. Fu spesa l’ingente somma di 1.600.000 dell’epoca. Internamente il teatro fu affrescato da Raffaele Armenise, decorato in oro zecchino e, cosa avveniristica per l’epoca, dotato di riscaldamento e luce elettrica. Il Petruzzelli tolse a Corato il primato del più grande teatro di Puglia. Il teatro fu inaugurato sabato 14 febbraio 1903 con il capolavoro di Meyerbeer, Gli Ugonotti.
Fin dalle prime stagioni ospitò i più grandi artisti. Beniamino Gigli, Mario Del Monaco, Renata Tebaldi, Mascagni che vi diresse una sua opera, Von Karajan, solo per citarne alcuni. Essendo un politeama la programmazione spaziava tra i vari generi di spettacolo e sul palcoscenico del Petruzzelli si sono esibiti Wanda Osiris, Totò, Nino Taranto,Macario Joséphine Baker e poi Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Milva ne “l’Opera da tre soldi” e molti altri.

Nel 1954 fu dichiarato “Monumento di interesse storico e artistico” e sottoposto alla legge di tutela. Nel 1967 in riconoscimento dell’alta qualità dell’attività fino ad allora svolta fu dichiarato “Teatro di tradizione” e sottoposto alla legge n.800.

Negli anni ottanta il teatro ospitò due grandi “prime”: quella dell’Ifigenia in Tauride di Niccolò Piccinni, mai più rappresentata dopo il debutto a Parigi nel 1779, e quella della versione napoletana de I puritani di Bellini, scritta per Maria Malibran e mai rappresentata. Il teatro proietta la città nel mondo, rendendola famosa. Accanto alla lirica, vanno di scena musical, balletti, grandi concerti. Grandi artisti internazionali hanno calcato il palco del Petruzzelli: Tito Schipa, Herbert von Karajan, Rudolf Nureyev, Frank Sinatra, Ray Charles, Liza Minnelli, Juliette Greco. E poi grandi artisti italiani: Eduardo De Filippo, Riccardo Muti, Carla Fracci, Luciano Pavarotti, Piero Cappuccilli, Giorgio Gaber.

Il Petruzzelli ha regalato ai baresi anche importanti concerti di musica leggera (è stato sede fra l’altro della rassegna canora Caravella dei successi), ospitando tra gli altri Paolo Conte, Ornella Vanoni ed è stato la sede della trasmissione televisiva musicale Azzurro per quasi tutti gli anni ’80.

L’interno del teatro è stato anche usato come scenografia da registi come Franco Zeffirelli.
Il teatro è ricordato inoltre perché vi è stato girato il film Polvere di stelle, di Alberto Sordi.
Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 il teatro fu devastato da un violentissimo incendio doloso e solo il collasso della cupola che crollando ha soffocato le fiamme ne ha impedito la distruzione. L’ultima opera rappresentata fu la Norma (per ironia della sorte, l’opera termina proprio con un rogo). Fu poi ricostruito ed inaugurato nel 2009.

Il processo penale riguardante il rogo si è concluso con l’assoluzione degli imputati accusati di essere i mandanti e con la condanna degli esecutori materiali del fatto. Un altro procedimento civile che vedeva coinvolti la famiglia Messeni Nemagna ed il gestore temporaneo di allora Ferdinando Pinto accusato di non aver assicurato il Teatro, si è concluso con la condanna di quest’ultimo a pagare un risarcimento di 57 miliardi di lire in favore dei proprietari del Teatro, denari mai percepiti, perché il signor Pinto risulta totalmente incapiente. In compenso i Messeni Nemagna hanno dovuto pagare l’ingente tassa di registrazione della sentenza. Il 21 novembre 2002 presso il Ministero per i beni e le attività culturali (alla presenza dell’allora ministro Giuliano Urbani e del sottosegretario Nicola Bono) fu sottoscritto, sotto la supervisione dell’ illustre Prof. Avv. Michele Costantino, un “Protocollo d’intesa”, tra la famiglia proprietaria del Teatro ed il Comune, la Provincia di Bari e la Regione Puglia che recita nella premessa “soddisfa tutti gli interessi pubblici e privati” e prevedeva che il Teatro sarebbe stato consegnato dalle parti pubbliche, ricostruito, il 22 novembre 2006 alla famiglia proprietaria che lo avrebbe consegnato alla Fondazione. Quest’ultima avrebbe corrisposto, per l’uso del teatro per svolgere le sue attività e per l’uso in esclusiva del marchio, anche per quelle commercialmente rilevanti, un canone sottostimato ovvero decurtato della quota d’ammortamento della ricostruzione.

I primi lavori, sgombero macerie, prove diagnostiche, consolidamento statico e ripristino delle coperture furono realizzati tra il 1993 e

il 1998 direttamente dalla proprietà con l’utilizzo di un contributo statale. Finiti i soldi e in attesa della definizione dei rapporti con gli enti pubblici territoriali, il cantiere si è fermato per riprendere a opera delle parti pubbliche dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa del 2002. Fu realizzato (2005) il recupero del foyer e del suo apparato decorativo fortemente danneggiato dall’incendio ma sostanzialmente integro, il consolidamento delle fondamenta regolarmente collaudato, la predisposizione degli impianti e completato il rustico, poi un inspiegabile fermo. Il 3 ottobre del 2006, il Teatro è stato espropriato in base ad un articolo collegato alla legge finanziaria del 2006 divenendo proprietà del Comune di Bari. Il 30 aprile 2008 la Corte costituzionale con sentenza n. 128/2008[1] ha ridato la proprietà del Teatro alla famiglia Messeni Nemagna per mancanza dei requisiti di “straordinaria necessità e urgenza” previsti dall’esproprio. Durante il breve periodo dell’esproprio una lettera del sindaco pro tempore Michele Emiliano che lamentava presunte criticità statiche, faceva avviare le procedure della protezione civile, veniva nominato commissario speciale Angelo Balducci con il suo collaboratore De Santis. Il costo dei lavori aumentava del 156%, ma a distanza di soli due anni dal loro

completamento (novembre 2010) sono già molti i cedimenti dell’intonaco e della pavimentazione, visibili infiltrazioni e deterioramento.

Il Petruzzelli, ricostruito interamente con soldi pubblici nel 2008, è stato riconsegnato al Comune di Bari il 7 settembre 2009 che lo recepiva esclusivamente in qualità di custode, ma poi ne disponeva sulla base di una artificiosa triangolazione di verbali tra soprintendenza ministero e commissario Balducci. Inoltre il comune di Bari ignorando le sentenze che lo vedono parte soccombente e scavalcandone il pronunciamento definitivo invoca l’art, 5 della convenzione di concessione del suolo che prevede che: “Nel caso che l’edificio crollasse per terremoto, per incendio o per qualsiasi altra causa, il concessionario ed i suoi aventi causa avranno il diritto di rimettere il Politeama nello stato primitivo, purché i lavori siano intrapresi fra un anno e siano completati fra tre a contare dal giorno in cui il crollamento sia avvenuto; oppure avranno il dovere di sgombrare il suolo dei materiali e restituirlo libero al Comune fra un anno a contare dal sopra indicato termine”.
Il comune finge di ignorare che non c’è stato mai un crollo totale, tanto che lui stesso ha rilasciato concessione edilizia per “lavori di straordinaria manutenzione” e la soprintendenza dei beni culturali ha richiesto un “restauro con parziale integrazione”. Il protocollo d’intesa contratto di diritto privato sottoscritto tra le parti pubbliche e private nel 2002, ha comunque definitivamente transatto ogni questione. Attualmente sono in atto contenziosi fin qui persi dalla famiglia proprietaria.

La Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari è stata infine individuata come l’unico soggetto in grado di assumere la gestione, la manutenzione e l’assicurazione del Teatro Petruzzelli, sulla base di quanto scritto nell’ex art. 23 della legge 800, secondo il quale i comuni devono mettere a disposizione degli enti lirici i teatri di proprietà comunale, per dare seguito alle stagioni concertistiche. E così è stato anche se il Petruzzelli non appartiene al comune di Bari ma ai privati proprietari. Il Teatro Petruzzelli riapre ufficialmente domenica 4 ottobre 2009, quasi 18 anni dopo il rogo, sottotono con un concerto organizzato in soli cinque giorni, con l’esecuzione della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven da parte dell’Orchestra della Provincia di Bari, diretta dal maestro Fabio Mastrangelo. Infatti quasi nessun quotidiano nazionale ne dà notizia.

Il 6 dicembre 2009 viene inaugurata la prima stagione lirica nel Petruzzelli ricostruito dopo il rogo con Turandot di Giacomo Puccini, regia di Roberto De Simone e direzione orchestrale del maestro Renato Palumbo, che in settembre aveva concertato Tosca, ultimo titolo in cartellone in trasferta al Teatro Piccinni. Proprio una prova di questa Tosca è stata il primo test acustico per orchestra e cantanti dopo la ricostruzione.