“TRMON”: Storia e origini di questa parola

In Baresità,Storie,Umorismo il

La leggenda narra che la parola “trmon”, oggi largamente usata come insulto folkloristico in territorio barese, nacque durante una visita di Niccolò Piccinni nella sua natìa Bari.
Questi era all’apice del suo prestigio e successo in Francia e ogni qualvolta si spostava, portava con sè una schiera di nobili con le rispettive cortigiane.
Tuttavia, in quella occasione, come segno di decoro e rispetto, decise di tornare nella città in cui era nato senza accompagnatrici femminili.
Quindi, comunicò ai suoi fifì compagni di viaggio che avrebbero dovuto fare a meno dei favori delle loro donne. I nobili, indignati e poco abituati a sacrifici di questo tipo, gli chiesero: “Ma come faremo noi senza?”
Il buon Niccolò rispose: “Autrement” ovvero altrimenti, in altra maniera.
La voce della laconica risposta del maestro si diffuse ben presto in città ma data la scarsa conoscenza della lingua francese tra i baresi, la parola “autrement” venne contratta in “trmon” e intesa come l’atto autoerotico dei malcapitati nobili. Così nacquero….i “trmon”.


SANDA NECÒLE VA PE MÀRE (Testo di Alfredo Giovine)

In Storie,Umorismo il

È forse il più popolare canto barese in onore di San Nicola. Il testo proposto fa parte dei lavori curati da Alfredo Giovine. Il testo è nel volume: Canti popolari reli­giosi baresi, Bari 1963, p. 15. La traduzione italiana è dello stesso Giovine.

SANDA NECÒLE VA PE MÀRE
Sanda Necòle va pe màre,
va vestùte a marenàre,
e ca vole la mendagnòle,
Sanda Necòle tutte d’ore.

Allègre pellegrine,
Sanda Necòle av’a partì.
Allègre marenàre,
Sanda Necòle va pe màre.

Sanda Necòle iè d’argìinde:
va pe màre a ammène u vìinde;
va pe tèrre chìine de sòle,
Sanda Necòle iè tutte d’ore.

Allègre pellegrine,…

E stasère u-am’annùsce,
(chi) li torce a (chi) li lusce,
e miràdele quànd’è bèlle,
e ca iè Sanda Necòle.

Allègre pellegrine,…

Sanda Necòle va pe m mare,
va vestùte a marenàre:
nu ca sime vergenèdde,
lu velìme acchembaggnà.

Allègre, pellegrìne,
Sanda Necòle av’a partì,
allègre, marenàre,
Sanda Necòle va pe mmare.

Sanda Necòle va pe m mare,
la Madonna iìnd’a la nache,
Gesù Criste a lu temòne,
tutte l’angiue a marenare.

Allègre, pellegrìne,…

Sanda Necòle iè d’argiìnde,
va pe mmare e ammen’u vìinde,
e u-ammène a le mendaggnòle:
Sanda Necòle iè ttutte d’ore.

Allègre, pellegrìne,…

A li 20 d’Abbrìle
Sanda Necòle partì da Mire:
Allègre, marenàre,
Sanda Necòle vène pe mmare.

Allègre, pellegrine,…

E stasèra u-am’annusce
che le torce e che le lusce.
E meràdue quand’è bbèdde,
e ca iè Sanda Necòle!

TRADUZIONE ITALIANA
San Nicola va per mare- va vestito da marinaio, – gradisce i pellegrini di montagna (gli umili),­ san Nicola tutto d’oro. -Allegri pellegrini, – san Nicola partirà. -Allegri marinai, -san Nicola va per mare. -San Nicola è d’argento: -·è sul mare e ci dà il vento; – è sulla terra, pieno di sole, – san Nicola è tutto d’oro.-Allegri pellegrini, ecc. -e sta­ sera lo porteremo in processione – con torce e luci,- e miratelo quanto è bello,- è san Nicola.­ Allegri pellegrini, ecc.
San Nicola va per mare,- è vestito da marinaio:­ noi che siamo verginelle, -lo vogliamo accompa­ gnare. -Allegri pellegrini, ecc. -san Nicola va per mare, – la Madonna nella culla, – Gesù Cristo al timone, – tutti gli angeli sono ma inai.
pellegrini, ecc. -san Nicola è d’argento,- Va per mare e porta il vento- e lo porta alla montanara:
– San Nicola è tutto d’oro. -Allegri pellegrini, ecc.
– Il 20 Aprile- san Nicola partì da Myra: -alle- gri, marinai, – san Nicola ora viene attraverso il mare. – Allegri pellegrini, ecc. – E questa sera lo porteremo in processione – con le torce e con le luminarie. – E miratelo quanto è bello, – è san Nicola.


LA FOCACCIA BARESE (Storia, Tradizioni e Cambiamenti)

In Storie,Umorismo il

 

Le origini sono attribuibili agli antichi Fenici. Un impasto di miglio, orzo, acqua e sale che Catone nel II secolo A.C. “raccontava” come un impasto di forma rotonda cotto su pietra con olio d’oliva, spezie e miele. Tracce di convivialità legata alla focaccia ottenute con farine di orzo, di segale e di miglio e cotte al fuoco si trovano anche fra cartaginesi e greci. Dalla Grecia all’antica Roma il passo è breve, dove scopriamo che la focaccia veniva offerta agli Dei per poi balzare all’epoca rinascimentale e scoprire che veniva consumata assieme al vino nei banchetti di nozze. Tutte esperienze che ne “certificano” la sublimità di questo semplice e gustoso alimento.

La focaccia oggi in Italia è molto diffusa ma se ne contendono la paternità in particolare 2 Regioni: Puglia e Liguria.
In particolare in Puglia è molto forte la tradizione ed è diffusa in tutte le sue province ma è a Bari (o nel barese in genere) che trova la sua “patria”. Nasce probabilmente ad Altamura o Laterza, come variante del tradizionale pane di grano duro, per utilizzare il calore prodotto inizialmente del forno a legna per la cottura del pane ma non ancora alla temperatura ideale per cuocerlo. Pertanto, prima di cuocere le pagnotte classiche  veniva steso un pezzo di pasta di pane cruda su una teglia, lo si lasciava riposare un po’, dunque lo si condiva e infine lo si cuoceva.

La leggenda della focaccia barese deve la sua popolarità negli anni recenti grazie ad una storia vera, da cui è stato anche tratto un film “Focaccia Blues” che ricorda la battaglia di Davide contro il gigante Golia. Già, perché qualche anno fa la notizia ha fatto il giro del mondo e pubblicata addirittura su New York Times. (Nel film compaiono in piccoli ruoli gli attori Michele Placido, Lino Banfi e Renzo Arbore).

ll colosso americano McDonald’s apre un fast food nel piccolo comune di Altamura nella stessa strada dove c’era un panettiere che vendeva la famosa focaccia del sud.
Il piccolo panettiere fa chiudere i battenti al colosso americano umiliandolo e costringendolo alla fuga “l’unicità dei sapori vince sulla riproducibilità dei menù”. Oggi, la focaccia barese è lo snack per eccellenza nella città pugliese. Spesso sostituisce il pranzo, accompagna le cene o viene degustata in ogni momento della giornata per fare merenda o per colmare un piccolo senso di fame.

Spesso la si mangia solo per semplice sfizio e viene degustata anche passeggiando per strada incurante del rischio di sporcarsi con i pezzi di pomodoro. “Il gioco vale la candela” come si suol dire. Oggi queste emozioni non hanno solo un territorialità specifica, e la focaccia barese è arrivata anche al nord Italia.

Trattandosi di un prodotto della tradizione gastronomica popolare, la ricetta presenta numerose varianti perlopiù in base alla collocazione geografica.
Nella sua versione più tipica, la base della focaccia si ottiene amalgamando semola rimacinata, patate lesse, sale, lievito e acqua così da ottenere un impasto piuttosto elastico, molle ma non appiccicoso, che viene lasciato lievitare, steso in una teglia tonda unta con abbondante olio extravergine d’oliva, quindi lasciato lievitare di nuovo, condito e cotto, preferibilmente in forno a legna.
L’olio viene anche versato sulla superficie della focaccia insieme al condimento.

Esistono tre varianti legate alla tradizione:
– la focaccia per eccellenza che prevede la presenza di pomodorini freschi e/o olive nere baresane,
– la focaccia alle patate, ove l’intera superficie e ricoperta da fette di patate spesse circa 5 mm,
– la focaccia bianca condita con sale grosso e rosmarino.
Oggi, la focaccia, ha subito diversi cambiamenti e trasformazioni attraverso l’aggiunta di altri ingredienti posti sulla sua superficie: peperoni, melanzane, cipolle e altri tipi di verdure.

Cliccando QUI potete trovare la ricetta della Focaccia Barese del panettiere Giovanni Di Serio, Presidente del Consorzio della Focaccia Barese


La Malasorte du Pulpe Barese (La malasorte del polpo barese)

In Storie,Umorismo il

polpo crudo bari

La malasort du pulp bares (Versione in dialetto)

‘Mmènz a tutt l’anmàl ca stònn o’mùnn
stè iùn ca ind a’mmàr, a’ffùnn a’ffùnn,
pass la vita sò jìnd a nu mod stran,
dìscjn ca iè fess e ca mà advent’anziàn…..

……U pulp!Tìnr d’cor, d’la plòs iè‘nnamràt
e stu fatt, sop alla terr, tant s’ha sputtanàt,
ca p’pizzcàu non gj’vol tand’esperiènz,
avàst nu spag, nu stezz d’plòs e la pascènz.

La chèdd du pulp,allòr, iè na vit’amàr,
ma u’chiù sfrtnàt iè cudd ca nàscj a Bbàr:
la vita so, iè normàl, all’ald vànn d’la tèrr,
ma ddò p’jìdd iè na traggèdj, iè pèscj d’na uèrr.

Appèn ven pizzcàt, accòm ved la prima lùscj,
all’anvàm nu muèzzc’ngàp, angòr s’n’fùscj;
e minz stirdsciùt, pu dlòr e pu scjkànd,
ind a’nnudd s’send’trà tutt l’malàndr.

Non fàscj’attìmb a pnzà: ”Ma cuss iè mmàtt?”…
Ca u’Barès u’auànd e u’accmmènz a sbatt
k’tutt la forz e l’nirv sop all chiangùn,
l’cirr s’arrzzèscjn e ièss tanda scjkùm.

La tortùr non ha frnùt, u Barès insìst
e fort scduèscj u’pulp ind o’canìstr:
cert, p’tutt esìst la nascìt, la vit e la mort,
ma chedd du pulp barès iè na vera malasòrt!


La malasorte del polpo barese (Versione in italiano)

Fra tutti gli animali che esistono al mondo
ce n’è uno che, nel mare più profondo,
vive la sua vita in un modo strano,
dicono sia un ingenuo e che mai diventi anziano.

…..Il polpo, tenero di cuore, è,del gambero, innamorato
e sulla terra, questo, è tanto noto,
che, per pescarlo, non occorre tanta esperienza:
basta uno spago, un pezzo di gambero e la pazienza.

Quella del polpo è, allora, una vita amara,
ma il più sfortunato è quello che nasce a Bari:
la sua vita è normale, nel resto della terra,
ma qui,per lui, è peggio di una guerra!

Appena viene pescato e vede la prima luce,
subito un morso in testa, perchè non scivoli via;
e, mezzo stordito dal dolore e dallo spavento,
in un attimo si sente già svuotare il ventre.

Non ce la fa più e pensa:-Ma questo è matto!-
Ma il Barese lo afferra e comincia a sbatterlo
con tutta la forza e i nervi sugli scogli,
i tentacoli si arricciano e fanno tanta schiuma.

La tortura non è finita, il Barese insiste,
e con forza muove il polpo dentro un cesto;
certo,per tutti esistono la nascita, la vita e la morte,
ma quella del polpo barese è una vera malasorte!

(Vito Bellomo)


C’era una volta LA TOMBOLA… il gioco di Natale

In Festività,Natale,Storie,Umorismo il

i_love_molfetta_1572

Quando si dice che a Natale si respira un’aria “diversa” non è un luogo comune.

L’allegria negli occhi dei bambini, la semplicità di un sorriso spontaneo di un passante o la città addobbata con mille luci.

Basta questo per dire che è già Natale.

E’ innegabile quindi, definirlo un periodo particolare che da una carica diversa alla vita di tutti i giorni dell’anno. Un periodo dell’anno in cui si ha il piacere di rispolverare e compiere gesti antichi e rituali che sembrano rimanere immobili nel tempo.

Il presepe, l’albero, i regali, le luminarie, i cenoni, sono tutto questo.

Anche se siamo nell’epoca dei tablet e degli smartphone, il Natale è da sempre sinonimo di tradizione piuttosto che di innovazione. Ecco che durante questa festività si torna un po’ indietro nel tempo e si riscopre un gioco antico e semplice: la tombola.

La tradizione che lega il Natale alla tombola è di lunga data, essendo un classico “gioco d’azzardo” non si vince per l’abilità del giocatore ma per la sola fortuna della estrazione dei numeri, con questa “abilità” possono giocare anche i bambini che in altri giochi sarebbero esclusi.

Anni fa, a Bari, con i “nostri nonni” durante il gioco si mangiavano “i mandarini o i clementini” la loro “buccia” strappatta in pezzetti serviva a coprire i numeri sulle cartelle, o magari posizionata sul termosifone o la stufa per far evaporare l’odore di arancia in tutta la casa.

Durante il gioco si estraevano i numeri, in genere accompagnati da commenti in rima e filastrocche in modo da mettere brio e freschezza alla ripetitività del gioco. L’annuncio generalmente include va anche citazioni derivanti dallla tradizionale smorfia napoletana, la stessa che anima le allegorie del piu’ famoso gioco del lotto.

Per cui ecco che che la Paura faceva 90, il Natale 25, il morto che parla il 48 e il numero 77 le gambe delle donne, che tanto divertiva i piu’ piccini.

Oggi tutto (o quasi) avviene allo stesso modo. Forse non c’è piu’ la stufa con la bombola del gas ma il rituale è lo stesso. Anzi a Bari, le allegorie, legate ai numeri estratti, non vengono ricondotte solo alla smorfia napoletana ma anche alle nostre piu’ antiche tradizioni e personaggi della storia locale.

Che Natale sarebbe senza l’ambo, il terno, la quaterna o la cinquina?

Noi di caminvattin.it vi auguriamo tanta fortuna a Tombola… e nella vita!!


U PULP (vernacolo barese)

In Storie,Umorismo il

u pulp vernacolo barese

U Pulp (vernacolo Barese)

L’ alda dìe,
teneve la vogghie de
cammenà e allore ce facibbe…?
allassabbe la maghena a “Pane e Pemedore ”e
m’ ngammenabbe do lungomare pe sci
verse u Margherite
Belle belle chiane chiane
che cudde sole che pareve la
primavere e nu mare
come all’ecchie
che tene figghieme celeste e rizze
cudde addore che traseve iende o nase
e m’ apreve pure u stomache pe la fame.
Chiete chiete, manghe me n’avvertippe,
arrevabbe “In terra a la lanze”
e steve nù marnare a sbatte
nu belle pulp
come sapene fa sole a Bari…
e allore ce pensabbe ?
Tu chiaminde nu picche
ce mo passe iune di Milan
o di Bresce o du Nord
ci avà pensà ?
Ma cudde ce sta fasce ?
…….
Ma cosa fa lì quel pescatore,
non gli basta averlo ucciso,
quel povero polpo?
Ora vuole anche vendicarsi e
fargli soffrir ancor di più le pene?
Mò vaggiu a disce o Milanese
che u marinare sbatte u pulpe
pe fau tinere e poi,
misse inde o ciste gi fasce pure
le cirre rizze e nu che stame
a chiamendà non vedime l’ore
che giu a- mà mangià……!!!!!!!

(Michele Castrovilli)